Il 23 settembre abbiamo inviato, insieme ad altre associazioni nazionali e locali, una lettera indirizzata ai rappresentanti delle istituzioni per riportare l’attenzione sul percorso legato al Just Transition Fund (JTF). Con questa iniziativa abbiamo voluto da un lato esprimere la nostra disponibilità a collaborare affinché il Fondo riesca davvero a rispondere ai bisogni dei territori coinvolti, dall’altro sollecitare un confronto diretto con le istituzioni per affrontare insieme le sfide ancora aperte.
Il Just Transition Fund, introdotto nel 2021 e attivo fino al 2027, è lo strumento chiave dell’Unione Europea per sostenere le regioni più colpite dalla transizione verso la neutralità climatica. In Italia le risorse ammontano a circa 1,2 miliardi di euro, destinate alla provincia di Taranto (Puglia) e al Sulcis Iglesiente (Sardegna). Le priorità di intervento riguardano la riconversione energetica e ambientale, la diversificazione economica e gli impatti sociali e occupazionali di un cambiamento tanto necessario quanto complesso.
Nella lettera abbiamo anche voluto sottolineare alcune criticità che riteniamo non più rinviabili. I ritardi nell’implementazione, le difficoltà tecniche e la scarsa conoscenza degli attori locali stanno infatti mettendo a rischio la reale efficacia e l’equità del JTF in Italia, con l’ulteriore pressione delle scadenze già fissate. È per questo che attendiamo una risposta alla nostra richiesta di incontro: riteniamo indispensabile un coinvolgimento diretto dei territori interessati attraverso un dialogo aperto e condiviso, così da garantire che il JTF mantenga fede al suo obiettivo originario, quello di accompagnare le aree più fragili in un percorso di transizione giusta.
Da seguito il testo integrale della lettera
Gentili rappresentanti delle Istituzioni,
con questa lettera, le realtà sottoscrittrici desiderano esprimere una ferma volontà di collaborare alla buona riuscita del percorso di transizione giusta che il Fondo per una Transizione Giusta, o Just Transition Fund (JTF), intende sostenere.
Il JTF ha rappresentato un punto di svolta nelle politiche europee volte ad attuare concretamente il principio del “non lasciare indietro nessuno“, uno dei cardini del Green Deal europeo per assicurare che la transizione verde sia anche giusta. Dalla sua introduzione, il JTF si è affermato come uno strumento fondamentale per accompagnare le regioni ad alta intensità di carbonio dell’Unione europea nel percorso di dismissione delle industrie basate sui combustibili fossili, garantendo che nessun territorio venga escluso dai benefici della transizione ecologica In questo senso, la scelta di concentrare l’intervento su due aree storicamente colpite da processi di deindustrializzazione, il Sulcis Iglesiente in Sardegna e la Provincia di Taranto in Puglia, ci appare corretta e coerente con gli obiettivi del Fondo e, soprattutto, con i bisogni espressi dai territori.
Al tempo stesso, però, sentiamo l’urgenza di segnalare alcune criticità operative e procedurali che riteniamo che stiano compromettendo l’efficacia e l’equità di questo strumento in Italia. I ritardi nell’implementazione, le difficoltà tecniche, la scarsa conoscenza degli attori locali, rischiano seriamente di ostacolare il raggiungimento degli obiettivi, urgenti e necessari, entro le scadenze previste.
In particolare, ci riferiamo alla scadenza dell’agosto 2026. Desta forte preoccupazione a stretta connessione tra il Fondo e l’attuazione del PNRR, considerato che il 70% delle risorse del JTF è legato all’attuazione del PNRR e deve essere impegnato entro tale data. Tuttavia, a meno di un anno dalla scadenza, i tempi sono estremamente stretti. La sfida è ambiziosa, ma perché il Fondo sia realmente inclusivo ed efficace, è necessario un immediato rafforzamento della capacità tecnica, l’attivazione di una governance trasparente e un sistema di monitoraggio costante e ravvicinato.
Di seguito elenchiamo le principali criticità che intendiamo segnalare. Gli esempi si riferiscono principalmente alla Sardegna, tenendo presente che la situazione a Taranto risulta ancor più critica e manca di esempi concreti relativi ai bandi, considerato il ritardo ancora maggiore nell’attuazione del piano esecutivo.
- Bandi concentrati e con tempi di apertura insufficienti
La pubblicazione ravvicinata dei bandi, pubblicati a breve distanza l’uno dall’altro, unita a finestre di apertura dei bandi troppo brevi, crea notevoli difficoltà per enti locali, imprese, organizzazioni del terzo settore e attori sociali nel presentare proposte di progetti solidi e coerenti. In Sardegna, il secondo bando “Bonifica dei siti da destinare a nuove attività economiche” prevedeva soltanto 38 giorni per la presentazione delle proposte. Anche in questo caso, si è dovuto ricorrere a una rettifica per mancata partecipazione, ripetendo l’errore già commesso con il bando precedente.
- Accessibilità limitata ai fondi
Nei territori interessati, in particolare nei piccoli comuni, si riscontrano carenze significative di risorse tecniche e competenze amministrative. Questo penalizza gli enti più svantaggiati e più fragili sul piano amministrativo, che avrebbero invece maggior bisogno di sostegno per poter accedere efficacemente alle opportunità offerte dal Fondo. L’esempio del bando sopra citato evidenzia come la mancanza di adeguata assistenza e tempi congrui rischi di escludere i soggetti meno strutturati, aggravando le disuguaglianze territoriali.
- Mancato coinvolgimento delle parti sociali e dei territori nei processi decisionali
Nonostante il Regolamento preveda che i comitati di sorveglianza siano tenuti a riunirsi almeno una volta all’anno, riteniamo che questa tempistica – rispettata nel caso italiano – non sia adeguata alla fase attuale, segnata da un’accelerazione nella pubblicazione dei bandi e dalla necessità di un monitoraggio ravvicinato. In un momento così delicato, il contributo attivo dei membri del Comitato, incluse la società civile, sarebbe essenziale per garantire un’implementazione efficace e vicina ai bisogni dei territori. In altri Stati membri, come la Polonia, i Comitati di sorveglianza si riuniscono con cadenza mensile per garantire trasparenza, monitoraggio costante e correzione tempestiva delle criticità. Inoltre, esprimiamo il nostro rammarico nel prendere atto della mancanza di inclusione del Comitato di Sorveglianza italiano dal processo di mid-term review, che si è svolto senza alcuna consultazione o condivisione con i suoi membri.
Alla luce delle criticità evidenziate, chiediamo:
- L’attivazione urgente di misure straordinarie di assistenza tecnica, che permettano anche ai soggetti più deboli di accedere alle opportunità offerte dal JTF.
- Campagna di promozione e dialogo con potenziali beneficiari delle misure con scopo di aumentare interesse, anticipare la preparazione e rendere le misure più adeguate alle esigenze di sviluppo sostenibile e locale.
- Un appuntamento pubblico articolato in due giornate, dedicato a favorire l’incontro tra start-up, potenziali investitori e professionisti della progettazione.
- La convocazione di un Comitato di Sorveglianza straordinario già da settembre/prima metà di ottobre 2025, seguito da incontri regolari, ravvicinati e aperti al pubblico, che permettano un reale confronto tra istituzioni, territori e società civile.
- Di aumentare le convocazioni del Comitato di Sorveglianza, al fine di monitorare efficacemente l’andamento del programma e le criticità legate: ai bandi aperti o in procinto di essere aperti.
Inoltre, poniamo alcune domande per un confronto pubblico e trasparente:
- L’Autorità di Gestione e la Commissione europea stanno valutando l’attivazione di nuove forme di assistenza tecnica localizzata, in particolare per i territori più fragili, per supportare le amministrazioni locali e gli altri attori nella progettazione e nella partecipazione ai bandi?
- L’Autorità di Gestione, anche in raccordo con la Commissione europea, prevede la creazione di un incubatore pubblico e gratuito, capace di formare gli imprenditori del futuro e di mettere in rete idee, progetti e competenze? E, se sì, per quanto tempo sarà garantito il suo funzionamento?
- La Commissione europea sta prendendo in considerazione l’introduzione di meccanismi di flessibilità regolamentare o di proroghe straordinarie, al fine di sostenere le misure che, con l’attuale tempistica, rischiano di non essere attuate pienamente?
- L’Autorità di Gestione prevede la costituzione di un tavolo tecnico permanente, che coinvolga i principali attori territoriali per facilitare il confronto, l’attuazione e l’accesso efficace ai fondi?
- L’Autorità di Gestione ha in programma una valutazione pubblica dell’impatto e dell’accessibilità dei bandi attivi, al fine di individuare eventuali criticità e introdurre tempestivamente gli aggiustamenti necessari?
Riteniamo che il Fondo per una transizione giusta rappresenti un’occasione unica e irripetibile per accompagnare i territori più vulnerabili verso una transizione equa, soprattutto alla luce della recente proposta della Commissione europea, che non prevede il rifinanziamento del JTF nel prossimo bilancio dell’UE per il periodo 2028–2034. Proprio per questo motivo, non possiamo permetterci di disperdere risorse, tempo e opportunità a causa di carenze di metodo o di strumenti operativi.
Restando in attesa di una vostra cortese risposta, rinnoviamo la nostra piena disponibilità a discutere di queste questioni in un incontro, per condividere il nostro contributo per un’attuazione efficace, inclusiva e trasparente del JTF in Italia.








