La 10° Relazione sulla coesione e il prossimo bilancio europeo: cosa chiede MIRA alla Commissione

Oggi, martedì 11 agosto 2026, la Commissione europea chiude la consultazione pubblica per la 10ª Relazione sulla coesione economica, sociale e territoriale, il documento con cui, ogni tre anni, fa il punto sui progressi della politica di coesione nell’Unione. Attesa per la fine del 2026, questa edizione avrà un rilievo particolare: terrà conto dei risultati della revisione di medio periodo dei programmi 2021-2027 e sarà elaborata in parallelo ai negoziati sul prossimo bilancio europeo pluriennale, relativo al periodo 2028–2034.

Nel quadro della consultazione, abbiamo presentato un contributo dedicato alle principali sfide che riguardano partecipazione, trasparenza e monitoraggio della politica di coesione. Di seguito, i punti principali.

Di cosa parla la relazione

Pur non essendo un atto legislativo, la Relazione è un documento di riferimento strategico con una funzione precisa: analizza cosa ha funzionato e cosa no nell’attuale ciclo di programmazione e orienta le scelte del ciclo successivo. Quello che entra in questa relazione, e quello che ne resta fuori, definisce le priorità con cui la Commissione arriverà al tavolo dei negoziati sul prossimo bilancio. Più di quanto il formato suggerisca.

È su questa funzione, più che sui contenuti tecnici della revisione di medio periodo, che abbiamo scelto di concentrare il nostro contributo.

Il caso italiano: dal Just Transition Fund alla governance regionale

Il nostro lavoro sul campo nel Just Transition Fund (JTF) italiano, con le attività di monitoraggio condotte a Taranto e nel Sulcis Iglesiente, ci ha permesso di osservare alcune criticità che rischiano di restare invisibili se la relazione si limita a fotografare l’avanzamento della spesa.

La prima riguarda il partenariato: il coinvolgimento della società civile nei fondi JTF resta confinato alle fasi iniziali, con una sottorappresentazione strutturale nei Comitati di Sorveglianza rispetto agli standard previsti dal Codice europeo di condotta.

La seconda riguarda le riallocazioni finanziarie: la flessibilità introdotta con la revisione di medio periodo è uno strumento legittimo, ma senza criteri trasparenti e documentati rischia di rispondere a logiche di capacità di spesa più che a obiettivi strategici.

Sul monitoraggio, invece, i dati sui fondi europei sono formalmente aperti, ma restano spesso poco aggiornati, scarsamente interoperabili tra le diverse piattaforme e difficili da utilizzare per chi svolge attività di analisi e controllo indipendente. Rendere i dati più accessibili, tempestivi e interoperabili dovrebbe essere essenziale per garantire trasparenza, accountability e una partecipazione effettiva della società civile alla politica di coesione.

Infine, come già evidenziato nel contributo alla Right to Stay Strategy, anche qui il punto di partenza è la governance multilivello. Le Regioni, come documentato nel nostro report di maggio sul Piano nazionale di ristrutturazione edilizia, gestiscono in prima linea i fondi europei ma non sempre sono coinvolte nella definizione delle strategie nazionali che poi sono chiamate ad attuare.

Cosa chiediamo alla Commissione

Le nostre raccomandazioni si concentrano su quattro priorità:

  • Rafforzare la governance multilivello, garantendo un coinvolgimento strutturale delle Regioni nella definizione delle strategie territoriali e delle scelte che riguardano l’attuazione della politica di coesione.
  • Misurare la qualità del partenariato, introducendo indicatori capaci di distinguere il rispetto formale del Codice europeo di condotta dalla sua effettiva capacità di incidere sui processi decisionali.
  • Valutare le riallocazioni della revisione di medio periodo non solo in base alle risorse finanziarie movimentate, ma anche considerando la trasparenza e la qualità dei processi decisionali che hanno portato a tali scelte.
  • Rendere il monitoraggio civico una componente stabile della governance della coesione, creando le condizioni per un accesso effettivo a dati aggiornati, interoperabili e facilmente utilizzabili da cittadini, organizzazioni della società civile, ricercatori e istituzioni.
Perché abbiamo deciso di contribuire

La 10ª Relazione sulla coesione alimenterà direttamente i negoziati sul quadro finanziario pluriennale 2028–2034. Le questioni che entrano oggi nella diagnosi della politica di coesione possono quindi contribuire a orientare le regole, le priorità e i meccanismi del prossimo ciclo di programmazione.

Qui di seguito il nostro contributo integrale, che approfondisce queste proposte e raccoglie osservazioni e raccomandazioni rivolte alla Commissione europea.

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