Nel pacchetto di primavera del semestre europeo 2026, il ciclo annuale di coordinamento delle politiche economiche dell’Unione europea, la Commissione UE ha deciso di estendere agli investimenti per la sicurezza energetica una parte della flessibilità fiscale già riconosciuta alle spese per la difesa. È una novità che riguarda direttamente l’Italia, e che potrebbe tradursi in risorse aggiuntive per accelerare la transizione energetica, previa approvazione del Consiglio europeo.
Cosa prevede la misura
La logica alla base della decisione è che ridurre la dipendenza dai combustibili fossili importati è ormai parte della sicurezza strategica europea, non solo una scelta ambientale. In questo quadro, Bruxelles ha aperto un margine fiscale massimo pari allo 0,3% del prodotto interno lordo (PIL) all’anno tra il 2026 e il 2028, entro un limite cumulato dello 0,6% del PIL. Per l’Italia si tratta di uno spazio aggiuntivo stimato tra i 13 e i 14 miliardi di euro. Non si tratta di nuove risorse europee, ma della possibilità di sostenere maggiori investimenti nazionali beneficiando di un trattamento più favorevole nell’ambito delle regole fiscali dell’Unione.
I vincoli sono precisi: la flessibilità non potrà finanziare misure largamente discusse dal Governo come i tagli alle accise o altre generiche di sostegno ai consumi energetici, ma dovrà invece essere usata per energie rinnovabili, sistemi di accumulo, reti elettriche, elettrificazione dei consumi e altre infrastrutture che riducano la dipendenza energetica.
Perché per l’Italia è una notizia rilevante
L’Italia paga l’elettricità tra i prezzi più alti dell’Unione europea. La causa principale è che l’Italia produce ancora gran parte della sua elettricità bruciando gas naturale, il che tiene il prezzo dell’elettricità agganciato a quello del gas. Le rinnovabili crescono, ma troppo lentamente rispetto agli obiettivi del 2030, e questa lentezza si traduce in un maggiore costo diretto per famiglie e imprese.
Le raccomandazioni che la Commissione ha rivolto all’Italia nel pacchetto di primavera chiedono di accelerare lo sviluppo delle rinnovabili, rafforzare la rete elettrica e investire nei sistemi di accumulo. La nuova flessibilità è quindi uno strumento allineato alle priorità che Bruxelles considera essenziali per il nostro Paese e può essere letta come una risposta a una delle fragilità strutturali del sistema energetico italiano.
Non è tutto. Nello stesso pacchetto la Commissione richiama l’Italia alla piena attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) e a una più rapida realizzazione dei programmi finanziati dai fondi di coesione. I tre strumenti – flessibilità fiscale, PNRR e fondi di coesione – possono lavorare in modo coordinato, e la loro sovrapposizione tematica sugli investimenti energetici e infrastrutturali è una delle opportunità più concrete che il Semestre europeo 2026 mette sul tavolo.
La condizione che trasforma le risorse in risultati
La disponibilità di maggiori margini di spesa, tuttavia, non si traduce automaticamente in investimenti realizzati. Lo spazio fiscale aperto dalla Commissione vale nella misura in cui l’Italia riesce a usarlo. Le stesse raccomandazioni europee segnalano le fragilità che abbiamo più volte evidenziato: capacità amministrativa da rafforzare, fondi di coesione da spendere meglio, divari territoriali che rischiano di ampliarsi se gli investimenti energetici si concentrano nelle aree già più attrezzate.
I dati raccolti da MIRA sulla spesa dei fondi strutturali mostrano un pattern ricorrente: le risorse europee tendono a concentrarsi nei territori che già dispongono di strutture amministrative più solide e di una maggiore capacità progettuale. È un meccanismo che rischia di riprodursi anche con la nuova flessibilità fiscale, se la programmazione non affronta esplicitamente il tema di chi ha davvero la capacità di intercettare questi investimenti e chi no.
Per questo seguiamo con attenzione come il Governo italiano intenderà usare questo margine: se per sostenere una transizione distribuita sui territori, capace di creare occupazione qualificata e ridurre i divari, o per concentrare gli investimenti dove la capacità di spesa è già consolidata. La misura è un’opportunità reale. Se diventerà anche un’opportunità equa dipende dalle scelte che verranno fatte nei prossimi mesi.










