Acquedotto del Peschiera: da opera strategica a caso simbolo in negativo

Dentro il PNRR: gli ultimi mesi, spiegati bene

Questo articolo è parte di una rubrica di MIRA Network dedicata agli ultimi mesi del PNRR, il Piano nazionale di ripresa e resilienza. Entro il 31 agosto 2026, l’Italia dovrà aver completato tutti gli obiettivi e i traguardi del Piano, condizione necessaria per ricevere i finanziamenti europei. Con 194,4 miliardi di euro assegnati, l’Italia è il paese che ha beneficiato della quota più alta nell’ambito del Next Generation EU. MIRA segue l’attuazione del Piano sin dal suo avvio e in questa rubrica ne racconta la fase conclusiva.

Puntate precedenti:

Torniamo a parlare del caso dell’Acquedotto del Peschiera, uno dei più controversi tra quelli che abbiamo esaminato in merito agli investimenti pubblici legati al PNRR. Il progetto nasce con un obiettivo apparentemente chiaro: raddoppiare un’infrastruttura idrica essenziale per la Capitale e per molti comuni dell’area romana e reatina. Ma, lungo il percorso, il caso ha assunto un significato più ampio ponendo interrogativi sul modo in cui vengono prese decisioni che hanno effetti di lungo periodo su ambiente, territori e risorse pubbliche.

L’Acquedotto Peschiera-Le Capore è una delle principali infrastrutture idriche italiane. Serve oltre tre milioni di abitanti e si estende per circa 130 chilometri. Nel 2022 il progetto di raddoppio è stato approvato dalla Regione Lazio con un intervento che prevede l’aumento della portata da 13.500 a 18.000 litri al secondo, con un investimento iniziale di 1,2 miliardi di euro, lievitato fino a 1,5 miliardi del bando pubblicato nel 2025. Ad oggi, si è in attesa dell’aggiudicazione della gara d’appalto.

La criticità, però, non è solo la dimensione economica, ma ciò che è stato evidenziato è il rapporto tra quest’opera e le risorse idriche da cui attinge. Un maggiore prelievo dalle sorgenti del Peschiera e delle Capore può incidere sulla portata naturale dei fiumi Velino e Farfa, con possibili effetti sulla biodiversità, sulla qualità dell’acqua e sugli equilibri ecologici del territorio. È qui che il caso smette di essere una questione soltanto infrastrutturale e diventa un caso ambientale a tutti gli effetti.

Perché questo caso pesa così tanto

Il raddoppio dell’acquedotto è diventato un caso simbolico perché mette insieme tre elementi che, nel PNRR, dovrebbero stare in equilibrio e che invece qui sembrano entrare in tensione: rapidità di attuazione, qualità della progettazione e tutela dell’interesse pubblico. Quando una grande opera arriva in fase avanzata senza un reale confronto sulle alternative, il rischio è che l’urgenza di spendere prevalga sulla qualità delle scelte.

Le contestazioni sollevate dalle associazioni hanno riguardato soprattutto: carenza di trasparenza, insufficiente coinvolgimento dei cittadini, sostenibilità complessiva dell’intervento, completezza della Valutazione di Impatto Ambientale e rispetto del principio DNSH.

Criteri su cui in questi anni abbiamo valutato se un investimento pubblico sia davvero sostenibile dal punto di vista economico, sociale e ambientale, oppure se stia semplicemente assorbendo risorse senza un adeguato presidio degli impatti.

1. Trasparenza
Uno dei problemi più evidenti è la qualità dell’informazione resa disponibile. In un’opera di questa dimensione, la trasparenza non è un dettaglio formale: è la condizione minima per consentire un controllo pubblico reale. Se i documenti sono frammentati, se le valutazioni non sono facilmente accessibili e se il confronto avviene in modo tardivo, il processo decisionale perde qualità e legittimità.

2. Coinvolgimento dei cittadini
Il tema della partecipazione è uno dei temi ricorrenti. Le comunità locali e le associazioni hanno denunciato un confronto insufficiente, soprattutto rispetto alle conseguenze ambientali e alle possibili alternative. Per un’infrastruttura che incide su acqua, territorio e usi civici, questa è una criticità sostanziale, non accessoria.

3. Sostenibilità economica, ambientale e sociale
Non è solo una questione di risorse mobilitate, ma di qualità dell’investimento. Un intervento di questa scala dovrebbe dimostrare in modo trasparente benefici ambientali, sociali ed economici, anche in comparazione con opzioni alternative. Se questo confronto non è evidente, la sostenibilità complessiva resta un punto critico.

4. Valutazione di Impatto Ambientale
Nel caso del Peschiera la VIA è stata contestata proprio perché ritenuta non sufficiente a considerare fino in fondo gli effetti sui deflussi ecologici e sugli ecosistemi fluviali. Per un intervento di questo tipo, la VIA dovrebbe essere lo strumento che mette ordine tra interessi diversi e misura gli impatti in modo credibile. Se questo passaggio non è robusto, l’intero impianto decisionale si indebolisce.

5. DNSH
Il principio del “Do No Significant Harm” è un principio cardine dei finanziamenti europei e per questo del PNRR. Nel caso dell’Acquedotto del Peschiera, le criticità sollevate riguardano il possibile danno alle risorse idriche, alla biodiversità e agli habitat protetti. Il problema non è solo ambientale: è anche di coerenza con le regole europee che legano l’erogazione dei fondi alla qualità degli interventi finanziati.

Trasparenza e monitoraggio: cosa si può fare ora

Anche in una fase avanzata del progetto, l’aggiudicazione della gara d’appalto verrà decisa entro aprile, qualcosa si può ancora fare. Sarà difficile cambiare radicalmente una decisione ormai presa, ma almeno per ridurre opacità, favorire il monitoraggio e mitigare alcune criticità.

In che modo?

In primis, attraverso la trasparenza: pubblicare in modo completo i documenti, rendere leggibili le alternative esaminate, chiarire su quali basi siano state prese le decisioni. La seconda modalità è il monitoraggio civico: reti territoriali, associazioni e cittadini possono continuare a svolgere una funzione di presidio, soprattutto quando il controllo istituzionale arriva tardi o non è abbastanza accessibile. La terza è la revisione, dove ancora possibile, delle componenti non irreversibili del progetto: soluzioni meno impattanti, misure compensative più solide, integrazione con interventi sulla riduzione delle perdite e sull’efficienza della rete.

C’è poi un aspetto legato alla progettazione di lungo periodo, che riguarda il post-PNRR. Il caso del Peschiera non dovrebbe essere letto solo come una controversia su un singolo progetto, ma come un segnale per il ciclo che viene dopo. Se l’esperienza di questi anni non porterà criteri più forti su qualità progettuale, partecipazione e valutazione degli impatti, il rischio è che gli stessi problemi si ripetano sotto altre forme, con altri fondi e altre sigle.

Non basta raggiungere il target di spesa fissato nei documenti. Serve anche dimostrare che le scelte fatte sono state comprensibili, verificabili e coerenti con gli obiettivi ambientali e sociali dichiarati. In una fase in cui ogni mese conta, il vero discrimine non è soltanto completare le opere, ma capire se il PNRR sta lasciando un’eredità credibile oppure una somma di decisioni accelerate.

Il prossimo appuntamento della rubrica

Nel prossimo approfondimento, l’attenzione si sposterà sul tema della partecipazione: quali spazi sono stati realmente attivati nel PNRR per favorire il confronto e quali sono gli sforzi messi in campo dalla società civile. Partiremo dalle voci dei territori, per ricostruire cosa ha funzionato e cosa no nel coinvolgimento di cittadini e società civile nell’implementazione del Piano.

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