Caso non virtuoso

Acquedotto del Peschiera

L’intervento “raddoppia” il tronco superiore, dalle sorgenti del Peschiera a Salisano, prevede la realizzazione di una seconda “canna” che, con un percorso di circa 27 km, collega la sorgente del Peschiera con il nodo di Salisano.
La realizzazione di questa seconda linea, completamente autonoma e separata da quella esistente, consentirà di poter aumentare la portata di concessione fino a raggiungere i 10 m3/s.

Regione

Lazio

Località

Rieti

Proponente

ACEA Ato 2 SpA

Data prevista inizio lavori
29/12/2023
In ritardo
Data prevista fine lavori
29/03/2026
Investimento
1.200.000.000 €
Fonte investimento
Privato e PNRR
Stato

PARERE VIA EMESSO – CODICE 9289 | In attesa di parere del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo

Criteri di Mira violati:
Trasparenza
Coinvolgimento dei cittadini
Sostenibilità economica, ambientale e sociale
Valutazione di impatto ambientale completa
Rispetto del principio do no significant harm (DNSH)

La Doppia Faccia dell’Acquedotto Peschiera-Le Capore

In un’epoca in cui la crisi climatica e la tutela della biodiversità sono al centro dell’attenzione, la regione Lazio e il governo italiano stanno sostenendo un progetto controverso per raddoppiare l’acquedotto Peschiera-Le Capore. Questo progetto, parzialmente finanziato dall’Unione Europea, potrebbe mettere in pericolo sei siti Natura 2000 e le risorse idriche locali violando diverse direttive europee e ignorando le esigenze delle comunità locali.

Nel 2022, la regione Lazio ha approvato la proposta della multinazionale Acea ATO2 S.p.a. e del Comune di Roma per raddoppiare l’acquedotto, che si estende per 130 km dalle sorgenti del Peschiera e del Capore fino a Roma. Il piano prevede di aumentare il flusso medio da 13.500 a 18.000 litri al secondo (l/s), con un investimento di 1,2 miliardi di euro, il più costoso nel settore delle risorse idriche nell’ambito del piano di ripresa italiano.

L’acquedotto è la principale fonte d’acqua per oltre 3 milioni di abitanti di Roma e dei comuni circostanti nelle province di Rieti e Sabina. Di questi, 4.500 l/s provengono dalla sorgente del Capore e i restanti 9.000 l/s dalla sezione del Peschiera. Tuttavia, il fiume Farfa, che ha origine dalla sorgente del Capore, ha visto il suo flusso scendere a 200 l/s nel 2017 a causa dell’estrazione idrica di Acea e della mancanza di pianificazione della regione Lazio. L’Autorità di Bacino del Fiume Tevere sostiene che il flusso ecologico necessario per mantenere l’ecosistema acquatico è di 1.600 l/s.

Nonostante ciò, i flussi ecologici dei fiumi Velino e Farfa non sono stati considerati nella valutazione di impatto ambientale (VIA) obbligatoria per il raddoppio dell’acquedotto, né è stato valutato l’impatto sullo stato dei corpi idrici. Questo solleva preoccupazioni significative per l’impatto ambientale sugli ecosistemi sensibili già minacciati. 

Secondo Acea, è essenziale raddoppiare la capacità dell’acquedotto per aumentare il flusso medio di 1.000 (l/s). Ciò richiederebbe la costruzione di una rete di approvvigionamento idrico di 27 km e opere di deviazione fluviale che potrebbero minacciare sei siti Natura 2000.

Tra i siti più colpiti ci sarebbe la Piana di San Vittorino-Sorgenti del Peschiera, che ospita foreste di salice bianco e leccio, oltre a specie protette come il martin pescatore comune. Queste specie, secondo una valutazione dell’Ente Parchi Lazio, dipendono dalle sorgenti, dai laghi e dai fiumi minacciati dall’acquedotto.

L’aumento dell’estrazione d’acqua contrasta con l’obiettivo di Natura 2000 e la Direttiva Habitat dell’UE, che mirano alla conservazione degli habitat e delle specie di interesse comunitario e al mantenimento, o ripristino, gli equilibri biologici.

Residenti e attivisti sostengono che il raddoppio dell’acquedotto violerebbe la Direttiva Quadro sulle Acque, che mira a prevenire il deterioramento delle risorse idriche. La direttiva sottolinea l’importanza dell’uso sostenibile delle risorse idriche da parte di individui e imprese per garantire la salute delle acque e per ripristinare gli ecosistemi fragili.

Inoltre, secondo i gruppi della società civile, il progetto non rispetta il principio del non arrecare danni significativi (DNSH) e non mitiga adeguatamente l’impatto negativo sui corpi idrici.

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