L’Acquedotto Peschiera-Le Capore (Lazio) è una delle principali infrastrutture idriche italiane. Costruito per attingere dalle sorgenti Peschiera e Le Capore, rifornisce d’acqua oltre tre milioni di abitanti di Roma e di molti comuni limitrofi nella provincia di Rieti. Con una lunghezza di circa 130 chilometri, l’acquedotto ha storicamente svolto un ruolo fondamentale nel garantire l’approvvigionamento idrico alla Capitale.
Nel 2022, la Regione Lazio ha approvato un progetto di raddoppio dell’acquedotto, presentato dalla multinazionale Acea ATO2 S.p.a. e dal Comune di Roma. Il progetto prevede l’aumento la portata media dell’acquedotto da 13.500 a 18.000 litri al secondo (l/s), con un investimento di 1,2 miliardi di euro, in parte finanziato dai fondi NextGenerationEU.
La sorgente del Peschiera, considerata la più grande sorgente d’acqua dolce d’Europa, è un elemento cruciale per l’ecosistema locale. Tuttavia, nonostante la sua importanza, il progetto di raddoppio dell’acquedotto potrebbe compromettere la portata naturale di questa sorgente e i fiumi associati, come il Farfa e il Velino. Il raddoppio dell’acquedotto significa un maggiore prelievo di acqua dalle sorgenti che potrebbe ridurre significativamente il livello dell’acqua dei fiumi, causando un abbassamento della portata fluviale.
Il Peschiera ha una portata naturale di circa 18.000 l/s, di cui circa la metà (9.000 l/s) viene prelevata da ACEA ATO2 S.p.A. grazie a una concessione del 1926, rinnovata nel 2019, e senza una Valutazione di Impatto Ambientale (VIA). Questi 9.000 l/s, insieme ai 4.500 l/s captati dalle sorgenti Le Capore, confluiscono nell’acquedotto Peschiera-Le Capore, che serve per l’80% Roma Capitale e, gran parte senza concessione, altre decine di comuni.
Questa diminuzione della portata potrebbe portare a conseguenze ambientali gravi, come la perdita di biodiversità nei fiumi Farfa e Velino. In particolare, per il fiume Velino significherebbe dimezzare la portata prima del suo ingresso nella città di Rieti. Più in generale, la riduzione del flusso d’acqua potrebbe compromettere gli habitat acquatici e le specie che dipendono da questi ecosistemi per la loro sopravvivenza. Inoltre, la diminuzione della portata fluviale potrebbe avere effetti negativi sulla qualità dell’acqua, aumentando la concentrazione di inquinanti e alterando l’equilibrio ecologico dei fiumi.
Ad esempio, il fiume Farfa, un tempo un affluente significativo del Tevere, ha visto la sua portata ridursi drasticamente a causa del cambiamento climatico e della mancanza di una pianificazione adeguata. Anche il fiume Velino è a rischio, dato che il progetto non ha valutato adeguatamente l’impatto sui deflussi ecologici necessari per mantenere in vita questi ecosistemi.

Critiche al raddoppio
Le principali critiche al progetto riguardano la violazione di diverse direttive dell’UE, tra cui:
- l’articolo 4 della Direttiva quadro sulle acque (DQA) 2000/60/CE che mira a garantire che tutte le acque superficiali europee raggiungano uno stato di buona salute ecologica e chimica e siano gestite in modo da prevenirne il degrado
- le direttive relative alla Rete Natura 2000, rete di siti di interesse comunitario e di zone di protezione speciale creata dall’Ue per la protezione e la conservazione degli habitat e delle specie, animali e vegetali, identificati come prioritari dagli Stati membri dell’Ue
Le organizzazioni ambientaliste del territorio hanno denunciato la mancanza di un’adeguata VIA e il mancato rispetto del principio “Do No Significant Harm” (DNSH) previsto dal Regolamento (UE) 2021/241. Inoltre, è stato criticato il processo decisionale, per la mancata trasparenza e insufficiente consultazione pubblica, che non ha permesso di esprimere le loro preoccupazioni e di discutere possibili alternative sostenibili.
Secondo Acea, è indispensabile raddoppiare la capacità dell’acquedotto per aumentare la portata media di 1.000 litri al secondo. Ma il territorio, e diverse altre Associazioni a livello nazionale interessate alla causa, hanno sottolineato che l’ulteriore sfruttamento delle risorse idriche e l’ampliamento della rete idrica di 27 chilometri potrebbe, oltretutto, mettere in pericolo n°6 siti Natura 2000.
Sentenze e Riscontri
Il Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche ha emesso due sentenze che respingono i ricorsi presentati dall’Associazione Postribù e dal Comune di Casaprota, contro la concessione di derivazione delle acque Peschiera e Le Capore, concessa al Comune di Roma e ad Acea Ato2 S.p.A.
Secondo le associazioni le questioni tecniche e procedurali presentate sono state trattate superficialmente. Le critiche principali includono:
- l’uso del termine “concessione implicita” per giustificare il prelievo dalle sorgenti Le Capore per 40 anni, nonostante il divieto espresso dal Regio Decreto 1775/33 di derivare acqua senza concessione
- Si contesta che le leggi regionali non possono derogare ai principi delle normative nazionali, come stabilito dall’articolo 117 della Costituzione
- Si sottolinea che la concessione è stata rilasciata senza una VIA adeguata. Le critiche riguardano la mancata considerazione dei deflussi minimi vitali per i fiumi Farfa e Velino e l’assegnazione di portate d’acqua superiori a quella naturalmente disponibile, che potrebbe compromettere l’equilibrio ecologico
- Viene messa in discussione l’affidabilità dei pareri tecnici e amministrativi, con accuse di incoerenza e mancanza di motivazione, e di non aver rispettato le norme di valutazione ambientale e di incidenza.
Le sentenze hanno deluso le aspettative dei ricorrenti e dei sostenitori, che avevano raccolto oltre 11.000 firme in una petizione per opporsi al progetto.

Il Caso “Acquedotto della Peschiera” secondo i Criteri MIRA
Per valutare l’efficacia e la sostenibilità degli investimenti verdi in Italia, applichiamo cinque criteri rigorosi alle misure finanziate dai fondi europei. I nostri criteri fanno riferimento ad elementi fondamentali che ogni misura deve soddisfare per garantire un uso responsabile ed efficace dei fondi europei verso una transizione ecologica e sociale. Quali sono violati secondo MIRA nel caso del Peschiera:
1) Trasparenza
Il progetto di raddoppio dell’acquedotto Peschiera-Le Capore ha sollevato preoccupazioni significative riguardo alla trasparenza del processo decisionale. Le organizzazioni della società civile hanno lamentato una carenza di informazioni accessibili e chiare riguardo agli impatti ambientali e sociali del progetto. La consultazione pubblica non è stata ritenuta insufficiente, e molte preoccupazioni delle comunità locali non sono state adeguatamente affrontate prima dell’approvazione del progetto.
2) Coinvolgimento dei cittadini
Il coinvolgimento dei cittadini nel processo decisionale è stato inadeguato. Nonostante le implicazioni significative per l’ambiente e la comunità, le discussioni pubbliche non hanno fornito un forum sufficiente per l’espressione delle preoccupazioni locali. Le Associazioni ambientaliste, come PosTribù, e i gruppi locali hanno evidenziato che la consultazione pubblica non ha affrontato le concessioni per l’estrazione dell’acqua e non ha esplorato alternative sostenibili come lo sviluppo di una rete idrica duale a Roma.
3) Sostenibilità economica, ambientale e sociale
Dal punto di vista della sostenibilità economica, il progetto rappresenta un investimento significativo, ma le critiche sollevano dubbi sulla sua effettiva utilità a lungo termine. L’impatto ambientale potenziale è grave, con il rischio di compromettere sei siti Natura 2000 e ridurre la portata di fiumi cruciali come il Farfa e il Velino. Socialmente, il progetto potrebbe aggravare le disuguaglianze, poichè molte comunità locali potrebbero vedere ridotte le risorse idriche disponibili senza benefici tangibili.
4) VIA – Valutazione di Impatto Ambientale
La VIA del progetto è stata criticata per la sua incompletezza. Non sono stati considerati adeguatamente i deflussi ecologici dei fiumi Velino e Farfa, e l’impatto complessivo sullo stato dei corpi idrici è stato sottovalutato. Questo ha portato a preoccupazioni sul fatto che il progetto possa deteriorare ulteriormente la qualità delle risorse idriche, in violazione delle normative europee.
5) DNSH
Secondo il Regolamento (UE) 2021/241, gli interventi finanziati dal PNRR – Piano nazionale di ripresa e resilienza, devono rispettare il principio del DNSH. Tuttavia, il raddoppio dell’acquedotto Peschiera-Le Capore sembra violare questo principio. Le critiche principali riguardano l’uso non sostenibile delle risorse idriche e il potenziale danno alla biodiversità e agli ecosistemi locali. Le organizzazioni hanno espresso preoccupazione per il fatto che il progetto non rispetti gli standard ambientali richiesti, mettendo in pericolo la conservazione degli habitat e delle specie protette.








