Acqua in Europa: una strategia ambiziosa, ma senza vincoli

Dopo quattro mesi di consultazione pubblica con stakeholder e società civile – un processo che avevamo seguito con attenzione nel nostro articolo “La strategia per la resilienza idrica della commissione europea” – la Commissione europea ha compiuto un passo formale. Martedì 4 giugno ha infatti presentato la nuova Strategia per la resilienza dell’acqua dell’UE” (European Water Resilience Strategy), una direttiva quadro promossa dalla Commissaria all’Ambiente Jessika Roswall. Per la prima volta, il tema idrico viene affrontato in modo integrato, mettendo insieme crisi climatica, sicurezza alimentare, tutela ambientale e competitività industriale.

La visione c’è. Gli strumenti meno. E le risorse restano tutte da negoziare. Anche se un segnale forte arriva dalla Banca Europea per gli Investimenti (BEI), che ha annunciato un piano da 15 miliardi per sostenere progetti idrici nel periodo 2025–2027, puntando a mobilitare fino a 25 miliardi aggiuntivi dal settore privato. Resta però un divario strutturale: secondo le stime della Commissione, servirebbero circa 23 miliardi di euro all’anno in più per rispettare la normativa UE vigente.

La Strategia europea per la resilienza idrica: raccomandazioni, limiti e valutazioni in corso

Nelle sue 29 pagine, la Strategia si limita a delineare una serie di raccomandazioni e linee guida, senza introdurre misure vincolanti. L’unico obiettivo numerico – migliorare l’efficienza idrica del 10% entro il 2030 – sarà lasciato alla volontà degli Stati membri. Nessun obbligo di riduzione dei prelievi, nessuna priorità d’uso tra settori, nessuna misura diretta per contenere i consumi delle industrie idrovore, come agricoltura intensiva e data center. Senza obblighi vincolanti, gli Stati europei saranno liberi di agire o non agire a propria discrezione, rischiando di compromettere l’ambizione delle proprie politiche. 

Eppure i numeri parlano chiaro: oltre il 30% dell’acqua potabile in UE viene dispersa nelle reti, circa il 40% dei corpi idrici è sotto stress quantitativo, mentre i cambiamenti climatici moltiplicano siccità, alluvioni, contaminazioni e fenomeni estremi. In questo contesto, l’approccio scelto dalla Commissione rischia di risultare troppo blando. Lo sottolineano anche alcune reti ambientaliste, come Living Rivers Europe, che denunciano l’assenza di fondi adeguati, meccanismi di governance efficaci e un’anacronistica rinuncia ad agire sul lato della domanda.

Sul piano tecnico, il documento insiste sulla necessità di ridurre le perdite idriche, migliorare il monitoraggio dei consumi, adottare tecnologie digitali e contatori intelligenti, rafforzare la raccolta e il riutilizzo delle acque reflue. Si parla anche di accelerare l’eliminazione delle sostanze perfluoroalchiliche (PFAS), presenti in troppe acque europee, e di rimuovere le barriere fluviali non più funzionali. Un intero capitolo è dedicato all’integrazione delle soluzioni basate sulla natura, come la riforestazione, il ripristino delle zone umide, i bacini di ritenzione e le “città spugna”.

La Strategia include anche un nuovo processo di governance, con “dialoghi strutturati” tra Commissione e Stati membri e indicatori di monitoraggio per valutare i progressi. Tuttavia, il linguaggio resta quello del soft power: la Commissione “invita”, “incoraggia”, “raccomanda”. Nessuna sanzione, nessun obbligo, nessuna normativa aggiuntiva. Il relatore del testo al Parlamento europeo, l’Europarlamentare del gruppo dei Socialisti e Democratici, il maltese Thomas Bajada, ha già chiesto maggior ambizione, chiedendo obiettivi a livello di bacino, un piano d’azione vincolante sui PFAS e un vero fondo europeo per la resilienza idrica.

Gli obiettivi della Strategia europea

La strategia si concentra su tre obiettivi chiave per un’azione comune, nel dettaglio:

  1. Ripristinare e proteggere il ciclo dell’acqua, dalla sorgente al mare. È fondamentale attuare efficacemente il quadro normativo UE già esistente, come la Direttiva quadro sulle acque e la Direttiva sulla gestione delle alluvioni, intervenendo sia sulla quantità che sulla qualità. La strategia richiede un’intensificazione degli sforzi per migliorare la ritenzione idrica, prevenire l’inquinamento e contrastare contaminanti come i PFAS.
  2. Costruire un’economia intelligente in termini di acqua, per aumentare la competitività e promuovere il settore idrico europeo. Per questo la Commissione ha pubblicato una raccomandazione sull’efficienza idrica, con un obiettivo del +10% di efficienza entro il 2030. Gli Stati membri sono invitati a fissare obiettivi nazionali, tenendo conto delle perdite, che oggi variano tra l’8% e il 57%. Fondamentale sarà modernizzare le infrastrutture e adottare soluzioni digitali.
  3. Garantire acqua pulita e servizi igienici accessibili a tutti. Oggi l’1,5% della popolazione UE non ha ancora accesso ai servizi igienici di base, mentre circa il 4% è privo di acqua potabile sicura. La Strategia promuove lo scambio di buone pratiche, la partecipazione attiva dei cittadini e una maggiore sensibilizzazione.

Secondo i dati citati nel documento, al ritmo attuale, la domanda globale supererà del 40% la disponibilità idrica entro il 2030. Nel 2024, i disastri legati all’acqua hanno causato lo sfollamento di 40 milioni di persone e danni per oltre 480 miliardi di euro

I settori coinvolti 

Per raggiungere gli obiettivi dichiarati, la Commissione propone interventi in cinque settori chiave. Sul fronte della governance, saranno organizzati dialoghi strutturati con gli Stati membri e scambi regolari con regioni, città e autorità competenti, per promuovere buone pratiche, semplificare la normativa e incoraggiare la cooperazione transfrontaliera. In termini di finanziamenti, oltre all’intervento della BEI, la Commissione intende aumentare i fondi della politica di coesione per l’acqua, promuovere i crediti natura e facilitare l’accesso agli investimenti privati.

Un altro pilastro è la digitalizzazione: il piano d’azione europeo punta sull’uso di intelligenza artificiale, contatori intelligenti e dati satellitari per migliorare la gestione delle risorse. Sul fronte della ricerca, è prevista una strategia dedicata e la nascita di un’Accademia europea dell’acqua con l’obiettivo di rafforzare competenze e competitività del settore. Infine, in tema di sicurezza e preparazione, si punta a rafforzare i sistemi di allerta precoce per siccità e alluvioni, migliorando il coordinamento tra i livelli europeo, nazionale e locale.

Il documento ha un nome ambizioso, ma un contenuto molto prudente

In conclusione, la Strategia rappresenta un passo avanti nel riconoscimento della centralità dell’acqua nelle politiche europee, ma rischia di restare un’occasione mancata se non sarà accompagnata da strumenti vincolanti, criteri chiari e risorse certe. La prudenza della Commissione potrebbe rivelarsi insufficiente per affrontare una crisi che, come abbiamo visto negli ultimi anni, è già pienamente in corso.

Aiutaci a spargere la voce, convidivi sui social
ARTICOLI CORRELATI

Sei a conoscenza di un caso?

Puoi segnalarci progetti in fase di pianificazione o realizzazione sul territorio nazionale che sollevano preoccupazioni riguardo alla violazione dei cinque criteri MIRA.

contattaci e segnala