PNRR: numeri, ritardi e cosa resta da fare nell’ultimo anno

Dentro il PNRR: gli ultimi mesi, spiegati bene

Questo articolo è parte di una rubrica di MIRA Network dedicata agli ultimi mesi del PNRR, il Piano nazionale di ripresa e resilienza. Entro il 31 agosto 2026, l’Italia dovrà aver completato tutti gli obiettivi e i traguardi del Piano, condizione necessaria per ricevere i finanziamenti europei. Con 194,4 miliardi di euro assegnati, l’Italia è il paese che ha beneficiato della quota più alta nell’ambito del Next Generation EU. MIRA segue l’attuazione del Piano sin dal suo avvio e in questa rubrica ne racconta la fase conclusiva.

Per raccontare del PNRR bisogna partire dai suoi numeri.

Il Piano nazionale di ripresa e resilienza italiano vale 194,4 miliardi di euro, distribuiti su sette missioni: 

  1. Digitalizzazione e innovazione
  2. Transizione ecologica
  3. Infrastrutture per la mobilità sostenibile
  4. Istruzione e ricerca
  5. Inclusione e coesione
  6. Salute
  7. più, in seguito all’invasione russa in Ucraina, è stato aggiunto il capitolo REPowerEU.

In tutto, i progetti finanziati dal Piano sono oltre 550 mila, di cui 383.933 risultavano conclusi a fine novembre 2025, una cifra triplicata rispetto ai 127 mila registrati a inizio anno, ma che rappresenta comunque il 69,7% del totale delle iniziative per le quali esiste un impegno di spesa. Sul fronte finanziario, a fine novembre la spesa effettiva aveva superato i 101 miliardi di euro, con il governo che stimava di arrivare a 110 miliardi a fine 2025 includendo i pagamenti di dicembre e i trasferimenti agli strumenti finanziari. Restano da completare però, entro agosto 2026, investimenti per circa 170 miliardi e solo 18 investimenti su 156 possono dirsi conclusi, contro 44 riforme su 68.

Questi dati sono presenti nella Settima Relazione al Parlamento sullo stato di attuazione del PNRR, che per legge il governo dovrebbe presentare ogni sei mesi. Se questo documento non fosse esistito, avere un’idea chiara di cosa stia succedendo con il PNRR sarebbe stato quasi impossibile. E questo racconta già qualcosa del Piano.

I problemi del monitoraggio: lo strumento ReGIS

Il monitoraggio del PNRR è affidato a ReGiS, il sistema informatico sviluppato dalla Ragioneria Generale dello Stato attraverso cui tutte le amministrazioni (dai ministeri ai comuni) caricano i dati di avanzamento di ogni misura e progetto finanziato dal PNRR: quanto è stato speso, a che punto sono i lavori, chi è responsabile di cosa. I dati confluiscono poi sul portale pubblico governativo Italia Domani, che dovrebbe essere la finestra attraverso cui cittadini, giornalisti e organizzazioni della società civile possono seguire l’andamento di implementazione del Piano. 

Questo in teoria.

In pratica, il sistema ha mostrato limiti seri su due fronti: la tempestività e la completezza.

Innanzitutto, i dati pubblicati su Italia Domani vengono resi disponibili con settimane di ritardo rispetto alla data di riferimento, il che impedisce l’accesso a informazioni aggiornate. Questo compromette il monitoraggio e la possibilità di contribuire in qualche modo all’applicazione del Piano.

Sul secondo fronte, poi, i problemi sono ancora più gravi. Nell’aggiornamento di esattamente un anno fa nel momento in cui scriviamo questo articolo, il 31 marzo 2025, Fondazione Openpolis notava come mancassero dei dati (per esempio, risultavano assenti i dati progettuali di 25 misure, per un valore complessivo superiore a 32 miliardi  di euro) o ci fossero errori (importi pagati superiori a quelli finanziati per quasi 5mila progetti, informazioni mancanti sullo stato di avanzamento per oltre 11 mila cantieri, e 876 progetti per i quali non risulta avviata alcuna fase). Queste non possono essere viste come controversie trascurabili in un sistema che dovrebbe garantire trasparenza verso i cittadini e rendicontazione verso le istituzioni europee.

Ad oggi, l’ultimo aggiornamento di Italia Domani è stato caricato il 20 marzo, a 6 mesi dalle scadenze ultime per il PNRR. 

Il monitoraggio indipendente e le sue difficoltà

A fronte di un sistema ufficiale spesso lacunoso e sempre in ritardo, in questi anni sono nate esperienze di monitoraggio indipendente. Accedere ai dati del PNRR dall’esterno non è stato semplice, ma due realtà, in particolare, ci hanno provato in modo sistematico.

La prima è OpenPNRR, il progetto di monitoraggio civico sviluppato da Fondazione Openpolis, ad oggi l’unica piattaforma che permette a chiunque di consultare e analizzare i dati del PNRR italiano in modo strutturato. Dal lancio della piattaforma nel maggio 2022, OpenPolis ha dovuto inviare al governo cinque richieste FOIA (il diritto di accesso generalizzato agli atti) per ottenere informazioni che avrebbero dovuto essere pubbliche per legge. Sforzi continui che raccontano quanto sia difficile mantenere attivo un monitoraggio indipendente, soprattutto quando le risposte, sia dal governo Draghi che dal governo Meloni sono state ogni volta le stesse, cioè che tutti i dati disponibili erano già pubblicati, anche quando non era così. 

La seconda è l’Osservatorio Civico PNRR, l’iniziativa lanciata da Action Aid che riunisce decine di organizzazioni della società civile, tra cui MIRA. L’obiettivo dell’Osservatorio, oltre che monitorare i numeri di progetti e spesa, è valutare la qualità e l’inclusività del processo decisionale, attraverso attività di ricerca, advocacy e coinvolgimento dei territori impattati dai progetti. Non sempre però è stato messo nelle condizioni migliori per farlo. Nel 2023 l’Osservatorio è diventato membro nella Cabina di Regia del PNRR, dopo già diversi anni di attività, e nel 2024 è stato invitato a incontrare la Commissione europea in occasione della visita della delegazione da Bruxelles in Italia: segnali positivi di un dialogo che sembrava possibile. Poi però la Cabina di Regia ha iniziato a incontrarsi sempre meno, e nel 2025, nell’ambito della stessa visita annuale della Commissione, l’invito non è arrivato, tanto che a luglio 2025 l’Osservatorio ha inviato una lettera direttamente alla Commissione per segnalare la propria esclusione. Se la società civile avrebbe potuto svolgere un ruolo attivo nell’implementazione del Piano, contribuendo a segnalarne le criticità e correggerle in corso d’opera, i suoi richiami sono rimasti in gran parte inascoltati. 

Entrambe queste esperienze hanno evidenziato lo stesso problema di fondo: la scelta di quali dati rendere pubblici, in quali formati e con quali aggregazioni, non è neutrale, ma è politica.

Quando i dati mancano o non tornano, il dibattito pubblico finisce per basarsi su annunci piuttosto che su fatti, ed è impossibile fare un monitoraggio concreto: le conseguenze si vedono nei ritardi sul territorio, nei tagli alle misure, e in un Piano che in molti casi ha perso per strada gli obiettivi più ambiziosi con cui era partito (come abbiamo raccontato per l’investimento per le comunità energetiche).

I prossimi appuntamenti della rubrica

In mezzo a tutti questi numeri, per noi è fondamentale capire cosa stia succedendo e cosa sia successo alla Missione 2, quella dedicata alla transizione ecologica: energie rinnovabili, efficienza energetica, tutela della biodiversità, gestione dell’acqua, per sapere se stiamo davvero andando nella direzione giusta, come abbiamo più volte segnalato.

Per questo MIRA ha inaugurato questa rubrica per raccontare il PNRR e le sue ultime fasi. Non solo i numeri, ma i progetti concreti, le comunità coinvolte, le promesse mantenute e quelle mancate. Nei prossimi mesi questa rubrica seguirà da vicino alcuni degli investimenti più rilevanti per la transizione verde e giusta (dall’acquedotto del Peschiera al dissalatore sul fiume Tara, dallo Skymetro alla diga di Genova) per capire cosa è successo in questi anni e quali sono le lezioni imparate.

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