Comunità energetiche e PNRR: misure di riparo dopo i tagli 

Il 19 febbraio è entrato in vigore il Decreto-legge “Ulteriori disposizioni urgenti per l’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) e in materia di politiche di coesione. Il provvedimento segue la sesta rimodulazione del Piano italiano, approvata a novembre 2025, che ha cambiato ancora una volta non solo l’assetto complessivo delle risorse, ma anche il destino di diversi investimenti strategici.

L’obiettivo dietro alla rimodulazione e al decreto legge è quello di velocizzare l’attuazione del PNRR italiano e delle politiche di coesione, considerato che il termine di fine PNRR di agosto 2026 si avvicina rapidamente. Ma la revisione non è stata neutrale: alcune misure hanno subito riduzioni significative.

Tra le misure che hanno subito i cambiamenti più pesanti c’è quella dedicata alla promozione delle comunità energetiche rinnovabili (CER). Come abbiamo già raccontato, il finanziamento è stato ridotto drasticamente: da 2,2 miliardi di euro a 795 milioni, creando caos e incertezza tra enti locali, associazioni e cittadini che stavano costruendo percorsi di autonomia energetica e cooperazione sul territorio.

Il decreto ridefinisce anche le procedure di accesso ai fondi rimasti, con l’obiettivo di semplificare l’iter e rispettare le scadenze europee del Regolamento RRF (UE 2021/241). Tuttavia, la semplificazione non risolve il problema centrale della questione: le risorse disponibili per alcuni investimenti sono state ridotte e restano difficoltà operative, modifiche di orientamento e incertezze interpretative che complicano la programmazione e implementazione dei progetti, soprattutto per quanto riguarda il coinvolgimento dei territori.

Le novità del Decreto-legge in ambito energetico e il caso emblematico delle CER

Il DL 19/2026 istituisce tre programmi di sovvenzione – le cosiddette Facility – cioè contributi in conto capitale (finanziamenti a fondo perduto) in tre ambiti energetici:

  • Impianti di produzione di biometano (Investimento 1.4 – Missione 2, Componente 2)
  • Impianti agrivoltaici (Investimento 1.1 – M2C2)
  • Comunità energetiche rinnovabili e sistemi di autoconsumo collettivo (Investimento 1.2 – M2C2)

Queste nuove linee di finanziamento saranno gestite dal Gestore dei Servizi Strategici (GSE) e finanziate nell’ambito del PNRR. Il cambio di impostazione ha una rilevanza importante: si passa dai bandi ministeriali a un sistema centralizzato, con l’obiettivo di ridurre i tempi e i passaggi burocratici.

Nel caso delle CER (Investimento 1.2), i ritardi amministrativi avevano rallentato fortemente l’implementazione della misura: prima la pubblicazione del decreto attuativo CACER, avvenuta con due anni di ritardo (a inizio 2024), poi i problemi nella rendicontazione delle spese sul portale del GSE (fino ad inizio 2026), sono fattori che hanno limitato e ritardato il numero di domande presentate. Questi ritardi hanno portato il Governo, su indicazione della Commissione europea, a ridurre drasticamente l’investimento.

Per le CER, il cambiamento è doppio:

  • Da un lato, c’è una semplificazione procedurale: un unico soggetto gestore, il GSE, tempistiche definite, meno passaggi formali tra ministero, controlli e registrazioni. Questo potrebbe ridurre l’incertezza che ha caratterizzato la prima fase di attuazione.
  • Dall’altro lato, però, la riduzione delle risorse è notevole: le risorse disponibili sono meno della metà rispetto a quelle inizialmente previste, riducendo radicalmente la portata dell’intervento.

Fino a oggi, per accedere al contributo del 40% a fondo perduto, associazioni, enti locali e privati dovevano seguire un iter complesso: apertura dello sportello MASE, istruttoria GSE, decreto ministeriale di concessione e registrazione alla Corte dei Conti. Con il nuovo decreto, chi vuole costituire una CER potrà presentare la domanda direttamente al GSE, che entro 45 giorni pubblicherà il nuovo regolamento operativo. Tutti gli accordi di concessione dovranno essere stipulati entro il 30 giugno 2026 (scadenza prevista dal PNRR), e gli impianti dovranno entrare in funzione entro 24 mesi dalla firma.

Difatti, la nuova facility permette di gestire i fondi destinati alle CER anche oltre la scadenza originaria del 30 giugno 2026, evitando che progetti già avviati perdano il contributo per ritardi nei lavori. Inoltre, chi ha già un accordo mantiene il finanziamento.

È importante sottolineare però come questo non significhi che ci siano più risorse, ma si configura più come una soluzione per limitare i danni. I vincoli restano: non è possibile cumulare il contributo con altri incentivi o agevolazioni, i tempi rimangono stretti e la pianificazione richiede competenze tecniche già pronte, condizioni difficili per piccoli comuni o gruppi alle prime esperienze con una CER.

I prossimi passi: verso la fine del PNRR

Nei 45 giorni successivi alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, il GSE dovrà pubblicare le regole operative del nuovo programma, da cui dipenderà chi potrà candidarsi, con quali tempi e quali garanzie di accesso ai fondi.

MIRA continuerà a seguire questa e le altre evoluzioni relative alle ultime fasi del PNRR, in stretto contatto con le associazioni locali del nostro network, che ogni giorno vivono e interpretano questi processi direttamente sul territorio.

Se siete parte di un’associazione o comunità che lavora a un progetto CER, condividere difficoltà, segnalazioni o buone pratiche è fondamentale: scriveteci a info@miranetwork.org.

Aiutaci a spargere la voce, convidivi sui social
ARTICOLI CORRELATI

Sei a conoscenza di un caso?

Puoi segnalarci progetti in fase di pianificazione o realizzazione sul territorio nazionale che sollevano preoccupazioni riguardo alla violazione dei cinque criteri MIRA.

contattaci e segnala