In occasione delle recenti decisioni del Governo sulla rimodulazione delle risorse del PNRR, riteniamo necessario richiamare l’attenzione sull’impatto del drastico ridimensionamento dei fondi destinati alle Comunità energetiche rinnovabili (CER) su territori, cittadini e amministrazioni locali. Le CER rappresentano uno degli strumenti più avanzati della transizione energetica europea, perché coniugano decarbonizzazione, partecipazione civica, contrasto alla povertà energetica e sviluppo locale.
Il PNRR prevedeva inizialmente 2,2 miliardi di euro per la misura dedicata alla promozione delle comunità energetiche e dell’autoconsumo collettivo, con l’obiettivo di realizzare almeno 2.000 MW di nuova capacità rinnovabile diffusa. Questa misura era coerente con le direttive europee RED II e RED III e rispondeva a una domanda reale proveniente da cittadini, enti locali, cooperative e PMI, che negli ultimi anni hanno investito risorse e competenze in progetti concreti.
Il 21 novembre 2025, a pochi giorni dalla chiusura del bando, il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha annunciato una riduzione del 64% delle risorse, portando il budget disponibile a 795,5 milioni di euro. Secondo i dati del GSE, le richieste presentate ammontavano a circa 1,46 miliardi di euro, con progetti capaci di generare oltre 3.300 MW. Questo significa che molte iniziative già mature resteranno escluse, nonostante siano nate da percorsi partecipativi complessi e investimenti anticipati.
Pur riconoscendo le difficoltà di attuazione e i vincoli temporali del PNRR, riteniamo che questa scelta sollevi criticità rilevanti:
- Certezza delle regole compromessa: la modifica delle risorse a ridosso della scadenza mina la fiducia di cittadini e istituzioni locali nelle politiche pubbliche.
- Rischio di mancato rispetto degli impegni presi: la riduzione degli impianti realizzabili può compromettere il raggiungimento delle milestone climatiche concordate con la Commissione europea.
- Indebolimento della dimensione sociale e territoriale della transizione: le CER, in particolare le Comunità energetiche rinnovabili e solidali (CERS), non sono solo infrastrutture energetiche, ma strumenti di inclusione e resilienza territoriale, capaci di ridurre le disuguaglianze e rafforzare le economie locali.
- Scarsa considerazione dei bisogni dei territori: le decisioni sono state prese senza coinvolgere enti locali e comunità, che conoscono direttamente le esigenze sociali, energetiche ed economiche dei territori.
Allo stesso tempo, riteniamo che una soluzione concreta sia ancora possibile. La revisione di metà periodo dei programmi della politica di coesione 2021–2027 (mid-term review) offre uno spazio politico e tecnico strategico per riconoscere e rafforzare strumenti complementari al PNRR.
A tal fine, il Programma Nazionale “Ricerca, Innovazione e Competitività 2021–2027”, con una dotazione di circa 5,5 miliardi di euro, può rappresentare una leva strategica per sostenere le CER come intervento di sviluppo territoriale, in coerenza con le sue priorità su energie rinnovabili (a cui sono destinati circa 943,8 milioni di euro), reti intelligenti e innovazione, con particolare attenzione ai territori con maggiori fabbisogni di sviluppo.
Per noi, una transizione energetica davvero giusta significa combinare efficacia economica, tutela ambientale e diritti sociali, attraverso processi decisionali aperti, trasparenti e partecipati. In questo quadro, la politica di coesione europea rappresenta lo strumento chiave per garantire che la transizione non aumenti i divari territoriali, ma li riduca. Riallocare risorse e introdurre misure dedicate alle comunità energetiche non sarebbe un ripiego, ma una scelta coerente con il Green Deal europeo e con le esigenze reali dei territori.










