Vado Ligure: niente rigassificatore. Scelta a favore dei territori che riapre il tema della transizione

Il rigassificatore non sarà trasferito a Vado Ligure. La decisione è stata formalizzata nel decreto-legge recante Disposizioni urgenti in materia di commissari straordinari e concessioni”, pubblicato l’11 marzo in Gazzetta Ufficiale. Il provvedimento conferma la permanenza dell’impianto a Piombino ed esclude in via definitiva l’ipotesi ligure, avanzata nei mesi scorsi nel quadro delle misure per la sicurezza energetica.

Per il territorio savonese la decisione del governo rappresenta una svolta: viene meno uno scenario che avrebbe comportato ulteriori pressioni ambientali in un’area già segnata da una significativa concentrazione di attività produttive e situata in prossimità di siti della Rete Natura 2000.

Il progetto in sintesi

Il trasferimento, di cui abbiamo trattato in precedenza, riguardava la nave rigassificatrice Italis LNG, acquistata da Snam nel 2022 e già operativa nel porto di Piombino in regime emergenziale. Il piano prevedeva il suo spostamento al largo di Vado Ligure, in un’area costiera tra Savona e Bergeggi, con una capacità di rigassificazione fino a 5 miliardi di metri cubi annui.

La localizzazione proposta ha sollevato forti criticità per l’impatto su un tratto di mare ad alta sensibilità ambientale, incluso nella Rete Natura 2000 e nel Santuario Pelagos, oltre che per le modalità operative dell’impianto e l’intensificazione del traffico navale.  

Mobilitazione civica: quando la voce del territorio riesce ad influenzare le decisioni nazionali

La decisione del governo arriva al termine di una fase cha ha visto una forte mobilitazione civica delle comunità del savonese, che ha messo pressione a parti politiche e istituzionali. Cittadini, comitati locali, Comuni e Regione hanno espresso in modo compatto la contrarietà al trasferimento del rigassificatore.

Al di là delle singole posizioni, il caso di Vado conferma un elemento spesso sottovalutato: quando un territorio si muove in modo unitario, compatto e sinergico, può orientare anche le scelte energetiche a livello nazionale.

Resta aperto il tema della transizione

Il mancato trasferimento del rigassificatore non chiude il tema della transizione energetica che vogliamo. Di fatto, questo resta operativo a Piombino e continua a collocarsi dentro una strategia energetica che assegna ancora un ruolo significativo al gas, spostando il punto di attenzione non più soltanto su dove localizzare le infrastrutture, ma su quanto e per quanto tempo esse siano coerenti con il percorso di decarbonizzazione.

In questo quadro, il caso si inserisce in una dinamica più ampia che riguarda l’uso delle risorse pubbliche e l’orientamento della transizione energetica: negli ultimi anni, anche nel contesto delle politiche di sicurezza energetica, sono stati sostenuti investimenti in infrastrutture progettate per lo sfruttamento di fonti fossili. Si tratta di scelte che pongono questioni di coerenza climatica, considerando la lunga vita utile di queste infrastrutture rispetto agli obiettivi europei al 2030 e 2050, ma anche di sostenibilità economica, con il rischio di generare stranded assets in uno scenario di progressiva riduzione della domanda di gas. 

A questo si aggiunge un tema di allocazione delle risorse, nella misura in cui tali investimenti possono sottrarre spazio a interventi su efficienza energetica, rinnovabili e riduzione dei consumi.

Quale transizione energetica: linee guida dai territori

Il caso di Vado Ligure offre alcune indicazioni utili per le prossime scelte. In primo luogo, come sosteniamo dagli inizi di questa vicenda, il coinvolgimento anticipato dei territori è imprescindibile. Processi partecipativi strutturati possono contribuire a ridurre il conflitto e migliorare la qualità delle decisioni. In secondo luogo, si evidenzia la necessità di valutazioni integrate, che affianchino all’analisi degli impatti locali una verifica della coerenza complessiva con gli obiettivi climatici. Infine, appare centrale un uso strategico delle risorse pubbliche, da orientare verso interventi in grado di accelerare la transizione, evitando investimenti che rischiano di risultare disallineati nel medio e lungo periodo.

Dal caso Vado Ligure alla transizione che vogliamo costruire

La decisione su Vado Ligure non chiude il dossier ma ne ridefinisce i termini. Resta da capire come evolverà il ruolo del rigassificatore di Piombino, se emergeranno nuove ipotesi di localizzazione e, più in generale, quale direzione prenderanno le politiche energetiche nei prossimi aggiornamenti strategici.

La mancata localizzazione segna un passaggio importante per i territori coinvolti. Allo stesso tempo, il caso evidenzia una criticità strutturale: la difficoltà di tenere davvero allineati politiche energetiche, uso delle risorse pubbliche e obiettivi di transizione.

In questo scenario, il coinvolgimento delle comunità locali non appare solo come una forma di opposizione, ma come una componente sempre più centrale nel modo in cui si costruiscono le scelte. Ed è probabilmente proprio da qui che passerà la capacità di rendere la transizione più coerente, concreta e condivisa nel tempo.

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