Questa settimana la Commissione europea ha approvato la valutazione preliminare della settima richiesta di pagamento del PNRR presentata dall’Italia, pari a 18,3 miliardi di euro. Il via libera definitivo dipenderà ora dal parere del Comitato economico e finanziario dell’UE, atteso entro quattro settimane.
Con questo passaggio, l’Italia raggiunge 140 miliardi di euro ricevuti su un totale di 194,4 miliardi, il 72% della dotazione complessiva del Piano. Da ricordare come il PNRR italiano sia il più ampio d’Europa. Se l’erogazione della settima rata viene celebrata come un risultato che segnala la capacità di rispettare il cronoprogramma concordato con Bruxelles, la realtà risulta ben diversa: come abbiamo riportato più volte, il rispetto formale delle scadenze non corrisponde a un’effettiva capacità di spendere le risorse in modo efficace e secondo i tempi.
Le priorità della settima rata
La tranche appena approvata include 64 traguardi tra riforme e investimenti. Le riforme riguardano concorrenza, giustizia civile, pubblica amministrazione e appalti pubblici. Gli investimenti spaziano dalla digitalizzazione della Pubblica Amministrazione alla cybersicurezza, dall’adattamento climatico all’energia rinnovabile, fino a trasporti sostenibili e accesso allo studio.
Tra le misure più rilevanti:
- infrastrutture energetiche come i collegamenti elettrici tra isole e continente
- nuovi autobus e treni a emissioni zero per il trasporto locale e regionale
- riqualificazione delle stazioni ferroviarie
- attivazione di 480 centrali operative territoriali per la sanità pubblica
- investimenti nella gestione delle risorse idriche
- oltre 68.000 borse di studio per studenti meritevoli, comprese 7.200 per dottorati e 6.000 per progetti innovativi legati alle imprese
Il nodo della spesa: il rischio di non trasformare i fondi in progetti reali
L’altro lato della medaglia riguarda l’effettiva messa a terra delle risorse. Secondo OpenPNRR, a fine marzo 2025 risultano monitorabili oltre 284.000 progetti in diversi settori, come giustizia, appalti pubblici e concorrenza, con l’obiettivo di migliorare la resilienza e la competitività del paese… per un totale di 226,6 miliardi di euro, di cui 171,3 legati al PNRR.
Tuttavia, la spesa effettivamente erogata si attesta al 33,8%, quasi ad un anno dalla scadenza del 31 agosto 2026, quando tutti i traguardi e gli obiettivi del Piano devono essere raggiunti. È un dato che solleva perplessità sulla capacità amministrativa e operativa di trasformare i fondi in impatti tangibili.
Oltre al problema della difficoltà di implementazione dei progetti, rimane problematico anche il loro monitoraggio. Anche il monitoraggio indipendente di Openpolis segnala infatti 25 misure PNRR per le quali non sono disponibili informazioni su progetti avviati o finanziati, oppure che vengono considerate – da associazioni e società civile attive nei territori – progetti non virtuosi. Tra i casi che seguiamo direttamente, vi è l’intervento di raddoppio dell’Acquedotto del Peschiera-Le Capore, infrastruttura strategica che serve oltre 3 milioni di persone tra Roma e il Lazio. Approvato nel 2022 e inserito tra gli interventi del PNRR, il progetto ha suscitato forti critiche da parte di associazioni ambientaliste e comitati locali: non rispetta infatti nessuno dei 5 criteri fondamentali di sostenibilità – Trasparenza; Coinvolgimento dei cittadini; Sostenibilità economica, ambientale e sociale; Valutazione di Impatto Ambientale completa; Rispetto del principio Do No Significant Harm – mettendo a rischio ecosistemi naturali e processi democratici.
Serve un’accelerazione operativa e più trasparenza
Il rispetto delle scadenze formali è un buon segnale, ma non racconta tutta la storia. A poco più di un anno dalla conclusione del PNRR, la vera sfida rimane far sì che le risorse già stanziate e quelle che verranno stanziate diventino progetti concreti a beneficio dei territori. L’abbiamo raccontato qui: non si tratta solo di non perdere fondi importanti stanziati dall’UE, ma di non perdere l’occasione per rispondere alle sfide ambientali e sociali per la realizzazione della transizione giusta.








