A Taranto è partita una raccolta fondi volontaria per sostenere i costi legali del ricorso amministrativo contro il dissalatore previsto sul fiume Tara. L’azione legale sarà presentata al Tribunale Amministrativo Regionale e mira all’annullamento del Provvedimento Autorizzatorio Unico Regionale (PAUR) che ha autorizzato la realizzazione dell’impianto. L’iniziativa, promossa dalla rete civica “Difesa del fiume Tara”, composta da cittadine e cittadini della provincia ionica, vuole mettere in discussione alcuni passaggi procedurali alla base dell’autorizzazione e fermare un intervento che, secondo i promotori, non ha trovato consenso tra la comunità locale.
Secondo la rete civica, il percorso partecipativo con istituzioni e enti competenti non ha garantito un confronto reale con la cittadinanza, lasciando la comunità priva di tutela istituzionale. Per questo la difesa del fiume, considerato un bene ambientale, culturale e sociale, resta affidata all’iniziativa civica. Le somme raccolte confluiranno nel fondo della rete per coprire le spese legali, con rendicontazione pubblica e trasparente. La raccolta fondi, che ha l’obiettivo di 5mila euro, è disponibile al seguente link.
Riepilogo del progetto del dissalatore
L’iter del progetto è stato completato con il rilascio del Provvedimento Autorizzatorio Unico Regionale il 4 settembre 2025, autorizzando un impianto da 1.000 litri al secondo destinato a fornire acqua potabile a circa 385.000 persone, con un investimento complessivo di 129 milioni di euro, finanziato da Fondo per lo sviluppo e coesione, PNRR e tariffe idriche. Nonostante il via libera, restano dubbi sulla sostenibilità ambientale, sui prelievi dal Tara e sulla gestione della salamoia, criticità segnalate da ARPA Puglia e ISPRA. Il percorso partecipativo non ha pienamente raccolto le osservazioni di associazioni e cittadini.
Il ricorso non nega la necessità di interventi per la crisi idrica, ma sottolinea l’importanza che tali opere rispettino criteri di sostenibilità, trasparenza e tutela ambientale. Secondo chi si oppone, le istituzioni hanno privilegiato interessi ristretti, mentre la comunità chiede soluzioni condivise e coerenti con la resilienza climatica e la protezione degli ecosistemi.








