La Commissione europea ha finalmente presentato il suo obiettivo di riduzione delle emissioni per il 2040, con la proposta di tagliare del 90% le emissioni nette rispetto ai livelli del 1990. L’aggiornamento, fatto nell’ambito della Legge Clima UE, era atteso da tempo, perché questa cifra rappresenta un punto di riferimento strategico per orientare la politica climatica dell’Unione nei prossimi 15 anni, in vista dell’obiettivo di neutralità climatica entro il 2050.
Si tratta di un obiettivo della stessa portata di quello annunciato nel 2024 dalla precedente Commissione, ma con due differenze sostanziali: da un lato, diventa giuridicamente vincolante; dall’altro, introduce per la prima volta meccanismi di flessibilità che potrebbero permettere agli Stati membri di adattare le proprie traiettorie nazionali, pur nel rispetto del target comune. Un cambiamento che mira a rendere più realistica l’attuazione delle politiche climatiche, ma che solleva anche interrogativi sulla reale efficacia nel garantire riduzioni effettive e omogenee in tutta l’Unione.
Ma è un obiettivo abbastanza ambizioso per rispettare gli impegni dell’Accordo di Parigi?
Secondo ONG verdi italiane ed europee come Italian Climate Network e Climate Action Network (CAN) Europe, la proposta della Commissione, pur migliorativa rispetto al passato, non riflette la piena responsabilità storica dell’UE e non è compatibile con un percorso equo e sicuro per mantenere l’aumento della temperatura globale entro 1,5 °C.
La critica principale riguarda l’inclusione di crediti di carbonio internazionali nel calcolo delle emissioni, una misura che rischia di trasferire il peso delle azioni climatiche su altri Paesi, in particolare del Sud globale, senza ridurre realmente le emissioni in Europa.
Inoltre, la proposta manca di obiettivi vincolanti per rinnovabili e risparmio energetico al 2040, e non esclude esplicitamente né gas fossile né nucleare. Al contrario, secondo le ONG, l’unica strada percorribile per raggiungere l’obiettivo di emissioni nette pari a zero al 2050 è una rapida uscita dai combustibili fossili, con una transizione verso un sistema energetico basato al 100% su energie rinnovabili, efficienza energetica e giustizia climatica e sociale.
Le principali richieste alla proposta della Commissione europea:
- Un obiettivo di zero netto entro il 2040, senza compensazioni esterne
- Esclusione dei combustibili fossili e del nucleare dalle strategie di lungo termine
- Obiettivi chiari e vincolanti per rinnovabili ed efficienza energetica
- Misure concrete per garantire giustizia climatica e transizione giusta
Nonostante l’obiettivo del 90% venga presentato come un passaggio chiave per rafforzare la competitività industriale europea in una direzione verde, le critiche non mancano, anche da parte di chi ha sostenuto fin dall’inizio il Green Deal europeo. La decarbonizzazione, afferma la Commissione, è una leva strategica per l’industria UE: “Mantenendo la rotta della decarbonizzazione, l’UE guiderà gli investimenti nell’innovazione, creerà più posti di lavoro, crescita, aumenterà la nostra resilienza agli impatti dei cambiamenti climatici e diventerà più indipendente dal punto di vista energetico”.
Tuttavia, il compromesso raggiunto non sembra convincere chi auspicava un salto di qualità.
La proposta, definita “poco ambiziosa”, non sembrerebbe recepire le indicazioni del Comitato scientifico europeo sui cambiamenti climatici, il quale aveva sconsigliato il ricorso ai crediti internazionali – uno degli aspetti più controversi del nuovo target, su cui Bruxelles dovrà ora chiarire origine, tracciabilità e criteri di utilizzo. Scettici anche i Verdi europei, che temono che dietro la revisione della normativa si nascondano nuove scappatoie e deroghe, in grado di indebolire i target climatici invece di rafforzarli. Un segnale, per molti, che la transizione climatica europea rischia di rallentare proprio quando avrebbe bisogno di accelerare.










