Perché stiamo monitorando Taranto e Sulcis
Mentre si avvicina la scadenza di dicembre per il conseguimento dei target del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), la pressione temporale sui territori si riflette inevitabilmente anche sul Just Transition Fund (JTF). Il fondo europeo destinato alla transizione economica di Taranto e del Sulcis Iglesiente pur non facendo parte del PNRR, condivide la medesima ghigliottina del 31 dicembre 2026: una parte consistente delle sue risorse deriva infatti dall’integrazione straordinaria di NextGenerationEU e dovrà essere tassativamente spesa e liquidata entro tale data, allineando la gestione dei progetti territoriali alla serrata timeline della governance post-pandemica.
Monitoriamo da anni entrambi i territori attraverso un lavoro diretto di osservazione civica. Le notizie delle ultime settimane confermano una convinzione consolidata: il numero di bandi pubblicati e le risorse stanziate offrono una lettura parziale dei processi in corso. Per comprendere l’effettiva capacità della transizione di generare cambiamenti, servono dati pubblici su occupazione, filiere produttive e comunità coinvolte.
Resta confermata l’impostazione definita nel 2022, quando la Commissione europea ha individuato in Italia due sole aree prioritarie per l’attuazione del Fondo per la transizione giusta: la provincia di Taranto e il Sulcis Iglesiente, territori accomunati da una lunga storia industriale ad alta intensità di carbonio e chiamati oggi ad affrontare un percorso di riconversione particolarmente complesso. Alla provincia ionica, che comprende ventinove comuni, sono destinati circa 796 milioni di euro, mentre al Sulcis, composto da ventitré comuni, spettano circa 367 milioni.
Nel corso del Forum PA di Roma del 9 giugno, il Dipartimento per le politiche di coesione ha descritto Taranto e il Sulcis Iglesiente come “territori-laboratorio“, una definizione nella quale ci riconosciamo perché coglie efficacemente la natura della sfida affidata al Fondo per la transizione giusta. In questi contesti il JTF assume infatti il ruolo di strumento di politica pubblica orientato ad accompagnare la trasformazione di crisi industriali, ambientali e sociali in nuove prospettive di sviluppo, andando oltre la sola funzione di canale di finanziamento europeo. Questa chiave di lettura invita a considerare le vicende dei due territori come parte di un medesimo processo, fatto di percorsi distinti ma strettamente connessi, il cui esito dipenderà dalla capacità di tradurre le risorse disponibili in effetti concreti e misurabili per l’economia locale, il lavoro e le comunità coinvolte.
Taranto: le risorse per le piccole imprese si esauriscono, il confronto tra le associazioni si accende
Nei primi giorni di giugno la Regione Puglia aveva incrementato la dotazione dei Programmi Integrati di Agevolazione (PIA) e dei MiniPIA, gli strumenti dedicati agli investimenti produttivi delle piccole e medie imprese tarantine, con ulteriori 47 milioni di euro. Nonostante il rafforzamento, il 10 giugno la Regione ha comunque dovuto sospendere la ricezione di nuove domande: le ventidue istanze già presentate valevano circa 165 milioni di euro di investimenti complessivi e oltre 102 milioni di contributo pubblico richiesto, più di quanto la dotazione, anche rafforzata, potesse assorbire. Il dato racconta l’interesse del tessuto produttivo locale, ma solleva automaticamente un interrogativo: cosa succede ora che l’accesso agli incentivi per le PMI si è di fatto chiuso?
Anche la politica si è mossa: il consigliere regionale Renato Vietri ha chiesto alla Regione un nuovo rifinanziamento dei bandi PIA e MiniPIA e un ampliamento dei codici Ateco ammessi, per includere settori come commercio, turismo e servizi, oggi esclusi dalle misure.
Il confronto tra le associazioni datoriali, nel frattempo, si è fatto a più voci. Con Confartigianato Taranto che ha chiesto alle istituzioni di rendere pubblici dati aggiornati e verificabili su filiere nate, imprese beneficiarie e lavoratori ricollocati dalla grande industria. Il segretario Fabio Paolillo lo ha detto senza mezzi termini: il JTF non sarà giudicato dai milioni impegnati, ma dalla capacità di aver costruito la nuova economia di Taranto, e Taranto ha il diritto di saperlo con dati verificabili, non a percorso ormai concluso. Sul fronte opposto della platea dei beneficiari, Casartigiani Taranto ha condiviso con riserva l’estensione dell’ammissibilità alle grandi imprese decisa dalla Commissione europea, ma ha chiesto che questa apertura non si traduca in una riduzione delle risorse già destinate ad artigiani e piccole imprese, che restano l’ossatura produttiva del territorio. Non va dimenticato che, quando il Comitato di sorveglianza approvò la stessa estensione il 4 dicembre 2025, la Cgil Taranto fu l’unica a votare contro, proprio per il timore di uno spostamento di risorse dalle PMI alla grande industria. Confindustria Taranto, dal canto suo, continua a sollecitare l’apertura effettiva degli avvisi per le grandi imprese, ammesse in linea di principio già a dicembre e confermate dalla Commissione a marzo, ma ancora senza bandi operativi a distanza di mesi.
Su questo punto condividiamo le perplessità di Casartigiani e della stessa Cgil: l’apertura alle grandi imprese, decisa nell’ambito di un fondo nato per accompagnare la transizione dei territori attraverso PMI, lavoratori e comunità locali, rischia di snaturare la missione originaria del JTF se non è accompagnata da criteri di selezione trasparenti, condizionalità ambientali, sociali e occupazionali vincolanti e garanzie esplicite che le risorse per artigiani e piccole imprese restino intatte. Pertanto, riteniamo che l’Autorità di gestione renda pubblici i criteri con cui le grandi imprese verranno ammesse, i vincoli occupazionali a cui saranno soggette e la provenienza territoriale dei soggetti beneficiari, prima ancora che vengano pubblicati i relativi avvisi.
Comunità energetiche, rigenerazione urbana e partecipazione
In ambito energetico, il Comune di Taranto ha presentato la Comunità Energetica Rinnovabile (CER) “dei Due Mari”, con una potenza prevista di dieci megawatt. Parallelamente, la Regione ha aperto un avviso pubblico dedicato all’intera provincia, rivolto a enti pubblici, società partecipate e piccole e medie imprese, con una dotazione di 7,9 milioni di euro per realizzare o potenziare impianti a servizio delle comunità energetiche locali. Entrambe le misure rientrano nell’Azione 2.1 del Piano territoriale JTF di Taranto: la prima è il progetto-simbolo promosso dal Comune, la seconda lo strumento aperto a chiunque, sul territorio, voglia costituire o alimentare una CER.
Per quanto concerne la rigenerazione ambientale e urbana, a fine maggio la Regione ha approvato la Green Belt di Taranto, un programma da 84 milioni di euro per la riqualificazione di otto parchi cittadini, dal Fiume Galeso al Parco Mar Grande, pensato per collegare aree verdi, coste e quartieri attraverso percorsi naturalistici e piste ciclabili. Proprio su questo intervento la partecipazione dei cittadini non può essere un dettaglio: aree come il Parco Archeologico delle Mura Greche, Pamunto e il Parco del Galeso sono nate da anni di cura civica dal basso, e la loro trasformazione andrebbe discussa con chi quei luoghi li vive, fin dalle prime fasi di progettazione e non solo a lavori già decisi. Resta inoltre da chiarire se la Green Belt includa anche interventi contro l’erosione costiera che colpisce i quartieri di San Vito e Lama, oppure se quei lavori debbano essere richiesti attraverso altri strumenti, come la piattaforma nazionale ReNDiS.
Lavoro, formazione e nuova economia del territorio
Un altro fronte riguarda direttamente i lavoratori. È partito nelle scorse settimane l‘Avviso JTF CIG 2025, 15 milioni di euro per almeno 750 lavoratori in cassa integrazione straordinaria legati all’indotto dell’ex Ilva, con percorsi di formazione in settori come la green economy e un’indennità che compensa in parte la perdita di reddito. Il 3 luglio, dopo un percorso durato oltre due anni, la Regione ha pubblicato anche l’Avviso JTF Portuali 2026, un milione e mezzo di euro per la riqualificazione professionale di 320 ex lavoratori del Taranto Container Terminal, fermi da dodici anni e oggi in carico alla Taranto Port Workers Agency, su undici nuovi profili legati a logistica, eolico offshore e cantieristica navale. Resta però un nodo concreto: l’indennità che sostiene questi lavoratori scade il prossimo 31 dicembre, e la formazione da sola non garantisce un ricollocamento. Sono misure importanti, ma restano scollegate se non si costruisce, come chiede la stessa Confartigianato, una regia capace di mettere in relazione incentivi, formazione, riconversione industriale e infrastrutture verso un solo obiettivo condiviso.
A questo proposito, un capitolo che merita più attenzione pubblica è il Sea Hub, l’infrastruttura pensata per la diversificazione economica del porto attraverso ricerca, innovazione e nuova occupazione nella blue economy. A oggi mancano informazioni di base su stato della progettazione, risorse assegnate, cronoprogramma e ricadute occupazionali attese: un progetto di questa portata dovrebbe vedere resa pubblica la propria documentazione prima, non dopo che le scelte principali siano già state prese.
Sulcis: la rimodulazione dei fondi e la sfida della rendicontazione
In Sardegna il percorso del Sulcis è diverso e riguarda soprattutto il consolidamento della macchina amministrativa.
La quota più consistente, 145 milioni di euro, va alle bonifiche ambientali, a partire dal risanamento della Valle del Rio San Giorgio e dagli interventi nell’area portuale di Portovesme. Segue un capitolo da 89,5 milioni per la diversificazione economica del territorio, mentre altri 44 milioni sono destinati a imprese e transizione energetica. Per la prima volta compare inoltre un capitolo dedicato all’housing sociale, 25 milioni per il recupero di alloggi accessibili e sostenibili nei ventitré comuni del Sulcis Iglesiente, pensato per accompagnare la transizione anche sul piano abitativo.
A maggio la Regione Sardegna ha approvato la rimodulazione di una parte delle risorse del Piano territoriale, spostando fondi avanzati da bandi con risposte inferiori alle attese verso le grandi imprese.
L’assessore regionale all’Industria Emanuele Cani ha parlato di un cambio di passo nell’impegno delle risorse. Resta però una scadenza che la stessa amministrazione regionale riconosce come vincolante: entro il 31 dicembre dovrà essere rendicontato il 70 per cento della spesa, pena una nuova rimodulazione. Questa condizione pesa sul Sulcis con un’urgenza specifica, diversa da quella tarantina, ma porta comunque alla stessa domanda: le risorse impegnate diventeranno davvero occupazione stabile e territorio risanato, o resteranno numeri su un bilancio?
Una richiesta e una scadenza comune ai due territori
Taranto e Sulcis si muovono con strumenti e tempi differenti, ma la scadenza di agosto per il PNRR rende quest’estate un momento delicato per entrambi i territori: cantieri da chiudere, rendicontazioni da presentare, e un fondo JTF che in entrambi i casi sta entrando nella fase in cui si decide se la transizione produce risultati verificabili o resta affidata alle dichiarazioni istituzionali.
A Taranto queste richieste sono già state messe nero su bianco da chi il territorio lo monitora da vicino. La Rete Civica JTF Taranto, di cui condividiamo l’impostazione, chiede da tempo la pubblicazione del Piano Esecutivo con un cronoprogramma aggiornato, l’attivazione del Tavolo Tecnico Partenariale, un percorso stabile di co-progettazione su interventi come la Green Belt e il Sea Hub e uno Sportello JTF che funzioni con continuità, non su appuntamento ogni dieci o quindici giorni e con un solo funzionario a disposizione di un territorio che gestisce quasi 800 milioni di euro.
MIRA Network fa proprie queste richieste. Affinché la trasparenza sia reale, l’Autorità di Gestione e la Regione Puglia sono chiamate a dare risposte concrete su tre punti cruciali:
1) Pubblicare dati aggiornati e comparabili su occupazione, imprese beneficiarie e stato di avanzamento degli interventi in entrambi i piani territoriali
2) Chiarire con quali criteri e condizionalità le grandi imprese accederanno alle risorse del JTF
3) Aprire canali di confronto strutturato con le realtà del territorio che oggi si trovano, come Confartigianato, Casartigiani e Confindustria a Taranto, a chiedere informazioni che dovrebbero essere già pubbliche.









