Dal 23 al 29 marzo 2026 in molte città europee e in altri contesti internazionali si svolgono gli Housing Action Days, una settimana di mobilitazione dedicata al diritto alla casa su un pianeta vivibile. Non si tratta di un singolo evento, ma di un insieme di iniziative organizzate da movimenti per la giustizia abitativa, associazioni della società civile, gruppi climatici, sindacati degli inquilini e realtà territoriali che lavorano ogni giorno sui temi dell’abitare, dell’energia e dell’accesso ai servizi essenziali.
Durante questa settimana si tengono assemblee pubbliche, incontri nei quartieri, azioni simboliche, momenti di confronto con le comunità locali e iniziative creative che danno spazio all’esperienza reale di chi vive la difficoltà di trovare o mantenere una casa dignitosa. In molte città si organizzano anche marce, presìdi e momenti di mobilitazione collettiva. L’idea è mettere in relazione le tante battaglie locali che attraversano l’Europa e far emergere, insieme, la dimensione sistemica della crisi abitativa.
Gli Housing Action Days sono coordinati a livello internazionale dalla People’s Assembly for Housing e, in Europa, dalla European Action Coalition for the Right to Housing and to the City, una rete che riunisce organizzazioni di base, collettivi e movimenti impegnati per il diritto alla casa e per città più giuste. Alla mobilitazione partecipano anche reti ambientaliste e sociali che lavorano sulla giustizia climatica, tra cui Climate Action Network Europe (CAN Europe), che contribuisce con strumenti di comunicazione, coordinamento e diffusione delle iniziative insieme a molte organizzazioni partner.

L’obiettivo della settimana di azione è far emergere con chiarezza un nodo che riguarda sempre più persone. La crisi abitativa e la crisi climatica sono strettamente legate. In molte città europee affitti e prezzi delle case sono cresciuti rapidamente, mentre l’offerta di alloggi sociali resta limitata. Allo stesso tempo milioni di persone vivono in abitazioni poco isolate, umide o esposte alle temperature estreme. Case energivore significano bollette più alte e maggiore vulnerabilità per chi ha redditi più bassi.
La difficoltà di accedere a un’abitazione dignitosa non riguarda tutti allo stesso modo. Inquilini con redditi bassi, giovani, donne, migranti e famiglie in condizioni economiche fragili affrontano più spesso sfratti, precarietà abitativa e povertà energetica. In questo contesto, la casa smette di essere uno spazio di sicurezza e diventa una delle principali fonti di incertezza nella vita quotidiana.
Gli Housing Action Days tengono insieme abitare, giustizia sociale e transizione ecologica e propongono una lettura integrata di questi ambiti. Le organizzazioni coinvolte chiedono politiche capaci di rispondere a più esigenze nello stesso tempo, con più alloggi accessibili, interventi di riqualificazione energetica e misure che riducono le bollette e migliorano la qualità della vita senza trasferire i costi su chi abita.
Un passaggio importante riguarda i National Building Renovation Plans, i piani nazionali di ristrutturazione degli edifici che i Paesi europei devono preparare nei prossimi anni in attuazione della direttiva europea sulla prestazione energetica degli edifici. Da come verranno progettati dipenderà una parte significativa delle politiche sull’abitare del prossimo decennio, con effetti sulla riduzione delle emissioni, sul comfort abitativo e sulla possibilità per molte famiglie di continuare a vivere nelle proprie case.
La settimana di mobilitazione vuole quindi portare queste questioni nello spazio pubblico e nel dibattito politico. Le iniziative diffuse nei territori parlano a cittadini, comunità locali, attivisti e organizzazioni sociali, ma il messaggio è rivolto anche alle istituzioni europee e nazionali. Le politiche sull’energia, sul clima e sull’edilizia devono partire da un principio chiaro, the right to housing on a liveable planet. Una casa sicura, accessibile ed efficiente dal punto di vista energetico non è solo una questione abitativa, ma una condizione essenziale per una società più giusta e per una transizione climatica che non lasci indietro nessuno.La crisi abitativa è ormai al centro del dibattito politico europeo. Di recente il Parlamento europeo ha approvato il rapporto finale della Special Committee on the Housing Crisis (HOUS) con 367 voti favorevoli, 166 contrari e 84 astensioni. Il testo, sostenuto in gran parte dai gruppi S&D, Renew ed EPP insieme a ECR, affronta diversi aspetti del problema, ma ha suscitato anche critiche da parte di organizzazioni sociali e della società civile. Secondo molte realtà impegnate sul diritto alla casa, il documento continua a concentrarsi soprattutto sull’aumento dell’offerta abitativa e sul ruolo del mercato, lasciando meno spazio al rafforzamento dell’housing non profit, alla regolazione della finanziarizzazione immobiliare e alla protezione degli inquilini. Nello stesso tempo la Commissione europea ha avviato procedure di infrazione contro 19 Stati membri, tra cui l’Italia, che non hanno ancora presentato i National Building Renovation Plans previsti dalla direttiva europea sugli edifici. Questi piani saranno determinanti per capire come verranno ristrutturati gli edifici nei prossimi anni e con quali effetti su costi, efficienza energetica e condizioni di vita.










