La Commissione spinge sulle CER, ma in Italia permane il caos

A fine aprile, la Commissione europea ha pubblicato una Raccomandazione per potenziare le comunità energetiche rinnovabili (CER) e l’autoconsumo di energia rinnovabile. La Raccomandazione si inserisce nel più ampio Citizens Energy Package presentato a marzo 2026, di cui vi abbiamo parlato nel nostro articolo “Citizens Energy Package, come la Commissione UE può coinvolgere davvero i cittadini nella transizione?

Le CER, come ormai sappiamo, sono tra gli strumenti più strategici e promettenti per rimettere i cittadini al centro del sistema energetico, permettendo di produrre, condividere e consumare energia rinnovabile a livello locale e generando così benefici ambientali, economici e sociali (in particolare quando costituite come CERS – Comunità Energetiche Rinnovabili e Solidali).

Proprio nel Citizens Energy Package, tuttavia, la Commissione aveva riconosciuto come il potenziale delle CER sia ancora largamente inutilizzato: da qui discende la decisione di pubblicare una Raccomandazione ad hoc rivolta direttamente agli Stati membri, cui si indirizzano specifiche indicazioni con l’obiettivo di costruire un contesto favorevole allo sviluppo delle comunità energetiche, rimuovere le barriere che ne frenano la diffusione e dare concretezza agli impegni europei in materia di transizione energetica partecipata.

Le richieste della Commissione variano per i diversi ambiti, tra i principali:

  • Strategia nazionale: sviluppare una strategia nazionale sulle CER e sull’autoconsumo, con una valutazione del potenziale contributo agli obiettivi energetici europei al 2030 e 2040, e rendicontare i progressi attraverso i Piani nazionali per l’energia e il clima (PNIEC).
  • Autorità competente: designare un’autorità o un organismo competente per monitorare i benefici finanziari, sociali e ambientali delle comunità energetiche e rimuovere le barriere alla loro diffusione.
  • Accesso alla rete: garantire procedure di connessione alla rete tempestive, trasparenti e proporzionate, con trattamento non discriminatorio per le CER e i consumatori che partecipano a schemi di condivisione dell’energia.
  • Condivisione dell’energia (energy sharing): adottare un approccio uniforme e accessibile a tutti i soggetti coinvolti alla gestione dei dati, garantire l’accesso ai dati di consumo in tempo quasi reale, e assicurare che i partecipanti agli schemi di condivisione non siano soggetti a procedure discriminatorie o sproporzionate.
  • Sportelli unici: istituire strutture di supporto integrate, i cosiddetti one-stop-shop, online e possibilmente fisiche che offrano assistenza tecnica, legale, amministrativa e finanziaria a cittadini e comunità, con la possibilità di presentare domande e monitorare l’avanzamento delle pratiche.
  • Partecipazione a bassa soglia: promuovere modelli accessibili anche a chi non può sostenere costi iniziali, con supporto mirato per famiglie in povertà energetica, inquilini, residenti in edilizia popolare e persone con disabilità.
  • Finanziamento: identificare i gap di finanziamento nelle diverse fasi del ciclo di vita dei progetti e predisporre strumenti dedicati, in particolare per la fase di pre-sviluppo, dove le CER faticano maggiormente ad accedere a risorse.
  • Autorità locali: fornire linee guida, formazione e supporto tecnico ai Comuni per aumentare il loro coinvolgimento nei progetti di comunità energetica, in particolare quelli che includono famiglie in povertà energetica.
  • Inclusione sociale: adottare criteri di selezione proporzionati e inclusivi nelle aste pubbliche per le rinnovabili, e valutare l’impatto distributivo degli schemi di condivisione per evitare che i costi ricadano su chi non partecipa

A sua volta, la Commissione si impegna in una serie di azioni:

  • Financing toolbox: pubblicare entro il 2026 una guida pratica sui modelli e le opzioni di finanziamento disponibili per le comunità energetiche, per orientare cittadini e comunità attraverso le possibilità esistenti.
  • Guida alla partecipazione civica: pubblicare entro il 2026 una guida per i decisori politici su come identificare e sostenere comunità energetiche inclusive e a guida cittadina.
  • Fondi di coesione: istituire un gruppo di lavoro sulle comunità energetiche nell’ambito della rete Energy and Managing Authorities, per rafforzare l’utilizzo dei Fondi di coesione europei a sostegno delle CER.
  • Energy Communities Facility: rifinanziare questo strumento oltre il 2027, per continuare a fornire finanziamenti alle comunità nelle fasi più precoci di sviluppo dei progetti.

Il problema è che, mentre Bruxelles promuove un’architettura ambiziosa, l’Italia è ancora in difficoltà nell’attuazione dell’investimento 1.2 del PNRR, quello che avrebbe dovuto finanziare le comunità energetiche con 2,2 miliardi di euro. Negli ultimi mesi, il caos: i fondi sono stati tagliati a 795 milioni, le procedure sono state ridisegnate più volte, ma nel frattempo il calendario non si è fermato e le scadenze si avvicinano. In particolare, la tariffa premio, principale motore di crescita delle CER in Italia, è accessibile solo agli impianti che ne faranno richiesta entro dicembre 2027, una data inderogabile, valida per tutti gli impianti, anche quelli che non accedono ai fondi PNRR. La finestra si sta chiudendo rapidamente, e alcune comunicazioni del GSE hanno contribuito a creare confusione sulla scadenza, generando l’impressione di una proroga legata ai tempi di entrata in esercizio degli impianti PNRR CACER. Non è così: dicembre 2027 è la data limite; ma molte CER che hanno avviato i propri percorsi contando su tempistiche più ampie rischiano ora di restare fuori.

I dati del monitoraggio CACER del MASE confermano che questa incertezza sta già producendo degli effetti: nei primi mesi del 2026 si registra un netto rallentamento nelle nuove attivazioni, sia in termini di numero di configurazioni che di potenza installata, con valori tornati ai livelli di inizio 2024. Il rischio concreto di completare l’iter e vedersi negare l’accesso alla tariffa per un ritardo di poche settimane nell’entrata in esercizio rende l’investimento percepito come troppo rischioso da molti potenziali promotori. 

Il 12 maggio 2026 il GSE ha pubblicato i primi atti di concessione del contributo in conto capitale nell’ambito dell’investimento del PNRR, per un importo complessivo di circa 101 milioni di euro a favore dei primi soggetti beneficiari ammessi (qui i dettagli). È un passo in avanti, ma va contestualizzato: questi 101 milioni rappresentano poco più del 12% dei 795 milioni disponibili, e le iniziative finanziate dovranno comunque entrare in esercizio entro il 31 dicembre 2027, la stessa data limite che vale per l’accesso alla tariffa premio. 

Abbiamo già segnalato questa situazione alle autorità competenti, sia nazionali che europee, con l’intento di richiamare la loro attenzione sui risultati ben al di sotto delle aspettative della crescita delle CER in Italia. Il 20 maggio il Movimento Nazionale CERS, insieme al Comitato CERS Roma e Lazio, ha incontrato direttamente il GSE, avviando un tavolo di confronto per la risoluzione delle problematiche che affliggono da troppo tempo la diffusione e la semplificazione delle procedure per la realizzazione delle comunità energetiche in Italia. Nel corso dell’incontro è emersa la necessità di aggiornare il quadro normativo e incentivante per garantire continuità allo sviluppo delle CER oltre le attuali scadenze. L’esito è stato l’avvio di un tavolo permanente di confronto tra il GSE e le rappresentanze delle CER(S), che apre uno spazio di dialogo per costruire soluzioni operative, amministrative e normative più accessibili ed efficaci.Le richieste della Commissione non sono vincolanti, ma tracciano una direzione ben precisa sul modello da replicare.

La Raccomandazione appena pubblicata rende ancora più evidente il divario tra l’ambizione europea e la realtà italiana: da un lato l’Unione europea spinge affinché gli Stati sviluppino strategie nazionali, monitoraggio indipendente e accesso equo ai finanziamenti; dall’altro l’Italia, che ha dimezzato i fondi destinati alle CER e non è ancora riuscita a tradurre gli impegni in un quadro attuativo funzionante.

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