Fondi UE 2021-2027: l’Italia centra il primo target di spesa, ma la sfida della coesione resta aperta

Nonostante il superamento della soglia fissata da Bruxelles a fine 2025, il cammino della programmazione ordinaria resta complesso. Tra l’impatto del PNRR e i ritardi strutturali delle Regioni del Centro-Sud, l’accelerazione procedurale non basta a garantire l’efficacia degli investimenti

Il Ministro per le Politiche di coesione, Tommaso Foti, ha recentemente annunciato l’avanzamento della spesa dei programmi finanziati dai fondi strutturali in Italia. Al 31 dicembre 2025, l’Italia ha certificato una spesa pari a 8,9 miliardi di euro sui 48 programmi nazionali e regionali della coesione. Di questi, 4,7 miliardi provengono dai fondi dell’Unione europea, rispetto a un obiettivo fissato a livello UE di 3,6 miliardi. Il primo target di spesa previsto dal regolamento per il ciclo 2021-2027 risulta quindi formalmente raggiunto.

Il dato è coerente con le regole di certificazione della spesa, ma non può essere letto in modo isolato. Per valutarne la portata reale è necessario collocarlo all’interno dell’andamento complessivo del ciclo 2021-2027 e delle condizioni strutturali che ne hanno segnato l’avvio.

Un ciclo partito in ritardo e condizionato dal PNRR

La programmazione per il periodo 2021-2027 ha preso avvio in ritardo rispetto al calendario originario: i regolamenti europei sono stati approvati a fine 2021 e molti programmi italiani hanno ottenuto il via libera definitivo solo nel corso del 2022. Questa partenza ha influito sui primi anni del ciclo, soprattutto in termini di progettazione e avvio degli interventi.

Nel frattempo, l’Italia è stata impegnata nella gestione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), che ha assorbito una quota rilevante delle capacità amministrative di ministeri, regioni ed enti locali. La diversa struttura dei due strumenti (il PNRR basato su milestone e target ravvicinati, la politica di coesione fondata su programmi pluriennali) ha generato priorità differenziate, che hanno rallentato l’avanzamento dei fondi strutturali.

Spesa bassa e forti differenze territoriali

Questa dinamica emerge dai dati di monitoraggio pubblicati nel corso del 2025. A febbraio 2025, a oltre tre anni dall’inizio formale del ciclo, risultava programmato meno del 18% delle risorse complessive disponibili e la spesa effettiva si fermava attorno al 5%. I programmi regionali mostravano performance leggermente migliori rispetto a quelli nazionali, con forti differenze territoriali: alcune regioni del Nord avevano già rendicontato una quota significativa delle risorse, mentre diverse regioni del Mezzogiorno registravano livelli di spesa bassi o nulli.

A metà 2025, il quadro restava segnato da un utilizzo limitato dei fondi. A fine estate 2025, la spesa certificata risultava inferiore al 10% del totale disponibile. In questo contesto il Governo ha avviato un riesame intermedio dei programmi, previsto dai regolamenti europei, per riallineare le risorse alle priorità più recenti, tra cui edilizia abitativa sostenibile, resilienza delle infrastrutture idriche, transizione energetica e competitività industriale.

Il dato di fine 2025: un’accelerazione concentrata solo su alcuni programmi

Il risultato annunciato a gennaio 2026 riflette questa fase di accelerazione e riprogrammazione. Il superamento del primo target UE è stato trainato da tre programmi nazionali: Metro Plus, Fondo per una transizione giusta e Programma Capacità per la Coesione, con la componente europea della spesa superiore a quanto richiesto per questa fase del ciclo.

Dal punto di vista formale, il dato è sicuramente rilevante: il mancato raggiungimento dei target intermedi può esporre gli Stati membri a rischi di disimpegno automatico delle risorse. La certificazione della spesa permette all’Italia di allinearsi alle tempistiche europee e di evitare penalizzazioni nel breve periodo. Allo stesso tempo, la spesa certificata rappresenta ancora una quota limitata rispetto alla dotazione complessiva dei fondi 2021-2027, che supera i 40 miliardi di euro di risorse UE più cofinanziamenti nazionali. 

Problemi strutturali ancora presenti

Le criticità strutturali emerse nei cicli precedenti non risultano superate. Regioni ed enti attuatori segnalano rigidità dei cronoprogrammi, sovrapposizioni tra fondi di coesione, Fondo sviluppo e coesione (FSC) e PNRR, nonché complessità dei sistemi di monitoraggio e rendicontazione. In particolare, l’attuazione degli Accordi per la Coesione finanziati con il FSC mostra livelli di pagamento ancora bassi rispetto agli impegni, alimentando il rischio di una concentrazione della spesa negli ultimi anni del ciclo.

Il quadro italiano si inserisce inoltre in un contesto europeo non privo di difficoltà: diversi Stati membri registrano ritardi nell’attuazione dei programmi 2021-2027, anche a causa del prolungamento del ciclo 2014-2020 e dell’impatto del Recovery and Resilience Facility sul funzionamento ordinario della politica di coesione.

Oltre i target: il tema dell’efficacia degli investimenti

Per i prossimi anni, la sfida principale non riguarda solo il rispetto dei target intermedi, ma anche la capacità di garantire una programmazione stabile, la qualità degli interventi e una distribuzione territoriale coerente con gli obiettivi di riduzione delle disuguaglianze. Un’accelerazione concentrata nella fase finale del ciclo rischia di tradursi in un accumulo di bandi e pagamenti, con effetti negativi sull’impatto reale degli investimenti e sulla riduzione delle disuguaglianze territoriali.

Il superamento del primo obiettivo di spesa certificata rappresenta quindi un segnale positivo sul piano procedurale, ma non risolve le questioni di fondo. Senza un rafforzamento delle capacità amministrative, un migliore coordinamento tra strumenti finanziari e una semplificazione dei meccanismi di attuazione, il rischio di ritardi e squilibri rimane elevato anche nella seconda metà del ciclo 2021-2027.

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