Negli ultimi anni il progetto dello Skymetro per la Val Bisagno è stato al centro del dibattito pubblico genovese. L’infrastruttura, pensata per collegare la zona di Brignole con i quartieri dell’alta valle attraverso una linea automatizzata sopraelevata, avrebbe dovuto rappresentare un intervento sulla mobilità urbana in una delle aree più popolose della città. Oggi il progetto, nella sua forma originaria, si è fermato. Rimane però aperta la questione più ampia della viabilità della Val Bisagno.
Una panoramica del progetto
Lo Skymetro nasce come prolungamento della metropolitana cittadina da Brignole verso la Val Bisagno, fino alla zona di Molassana. Il progetto prevedeva una linea sopraelevata su binario unico con sette stazioni e un sistema automatizzato in grado di collegare Molassana e Brignole in circa 11/15 minuti.
L’opera era stata pensata interamente in viadotto, in asse con il torrente Bisagno, con un sistema di pannelli fotovoltaici lungo il tracciato destinato ad alimentare parte dell’infrastruttura. Ogni treno avrebbe potuto trasportare fino a 442 passeggeri, con convogli doppi nelle ore di maggiore affluenza.
Il costo complessivo stimato del progetto era di circa 585 milioni di euro. Di questi, 398 milioni erano stati finanziati nel febbraio 2022 dal Ministero delle Infrastrutture per il prolungamento della metropolitana fino a Molassana. Il cronoprogramma prevedeva cinque anni di lavori e l’entrata in funzione nel 2027. Era inoltre prevista, in una fase successiva, l’estensione fino a Prato, con ulteriori 3,3 chilometri di tracciato e due stazioni aggiuntive.
Il finanziamento si inseriva nel quadro degli investimenti nazionali destinati al potenziamento del trasporto pubblico rapido di massa nelle aree urbane. Si tratta di un ambito in cui il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) prevede investimenti rilevanti: circa 25 miliardi di euro sono destinati alla Missione 3 “Infrastrutture per una mobilità sostenibile”, a cui si affiancano ulteriori risorse nazionali dedicate allo sviluppo del trasporto rapido di massa nelle città.
Nel corso della progettazione sono però emerse diverse criticità. Tra queste, l’impatto urbanistico in alcune aree interessate dal tracciato, questioni legate alla cantierabilità e alcuni vincoli connessi alla presenza del torrente Bisagno e alla piastra dello stadio. A queste si è aggiunto un dibattito sempre più acceso sull’efficacia complessiva dell’opera rispetto alle esigenze di mobilità della valle, insieme al malcontento di parte dei residenti e della cittadinanza, che non si è sentita coinvolta nelle fasi di ideazione e sviluppo del progetto.
Perché ce ne siamo occupati
Come MIRA abbiamo seguito la vicenda perché il finanziamento dell’opera rientrava nel quadro delle risorse pubbliche nazionali destinate alle infrastrutture e collegate anche alla programmazione dei fondi del PNRR.
L’attenzione verso questi finanziamenti nasce dalla consapevolezza che si tratta di risorse pubbliche rilevanti, destinate a incidere sulla trasformazione dei territori e sulla qualità della vita delle comunità locali. Interventi di questa portata, che riguardano mobilità, servizi e assetto urbano, hanno ricadute che superano il piano tecnico e toccano direttamente la quotidianità di chi abita i quartieri coinvolti.
Per questo abbiamo ritenuto importante osservare il percorso del progetto e il dibattito che si è sviluppato attorno ad esso.
Il dibattito e le criticità emerse
Nel tempo il progetto ha suscitato diverse reazioni tra associazioni, comitati e cittadini della Val Bisagno, portando il tema all’attenzione dell’intera città di Genova. Accanto alle aspettative legate alla possibilità di migliorare i collegamenti con il centro città, sono emerse preoccupazioni legate all’impatto dell’infrastruttura sul tessuto urbano e sulla vita dei quartieri attraversati.
Tra i punti più discussi vi sono stati la durata prevista dei cantieri, stimata in oltre dieci anni considerando le diverse fasi dell’opera, e alcune scelte progettuali considerate problematiche, come la demolizione dell’istituto Firpo senza che fosse inizialmente indicata un’alternativa chiara per la comunità scolastica.
Alcune realtà locali hanno inoltre proposto soluzioni differenti per migliorare la mobilità della valle, tra cui il prolungamento della metropolitana esistente o sistemi di trasporto a raso come una tranvia veloce, ritenuti da alcuni meno impattanti dal punto di vista urbanistico.
Nel frattempo il progetto originario ha incontrato difficoltà tecniche e amministrative tali da portare a una revisione complessiva. La nuova amministrazione comunale, insieme al Ministero, ha deciso di non procedere con la proposta iniziale e di valutare soluzioni alternative per il collegamento con la Val Bisagno.
Una questione ancora aperta
La chiusura del capitolo Skymetro non significa che il tema della mobilità nella valle sia stato risolto. Al contrario, resta evidente la necessità di individuare una soluzione per migliorare i collegamenti tra i quartieri della Val Bisagno e il resto della città.
Tra le ipotesi di cui si discute oggi c’è anche un nuovo progetto di cabinovia, ancora in fase teorica e di confronto con il Ministero delle Infrastrutture. Si tratta di una proposta che dovrà essere valutata nei suoi aspetti tecnici, economici e urbanistici.
Resta però un dato che riguarda l’intera vicenda: il finanziamento originario non è stato utilizzato e le risorse previste sono andate perdute. È un esito che rappresenta comunque un fallimento, qualunque sia il punto di vista da cui lo si osservi.
Il tema della partecipazione
L’esperienza dello Skymetro riporta infine al centro una questione più generale che riguarda molti progetti infrastrutturali: il rapporto con i territori e con le comunità che li abitano.
Opere che incidono in modo così diretto sulla vita dei quartieri difficilmente possono essere affrontate solo come interventi tecnici. Condivisione, confronto e coinvolgimento della cittadinanza nelle fasi iniziali di progettazione possono aiutare a individuare soluzioni più sostenibili e, allo stesso tempo, evitare che si creino opposizioni diffuse quando i progetti sono già avviati.
Nel caso della Val Bisagno, il dibattito che si è sviluppato negli ultimi anni mostra quanto sia importante aprire questi percorsi di confronto prima che le decisioni diventino definitive. Il nuovo progetto che verrà proposto per la mobilità della valle rappresenterà un’altra occasione. L’auspicio è che questa volta il percorso possa coinvolgere fin dall’inizio cittadini e cittadine che vivono quei luoghi.








