Mentre in tutta Europa si investe nella transizione ecologica per ridurre le emissioni e migliorare la qualità della vita urbana, in Regione Liguria la gestione dei fondi pubblici sembra andare in una direzione completamente diversa.
Negli ultimi mesi il dibattito sulle infrastrutture in Liguria si è riacceso, portando l’attenzione su progetti ad alto impatto come lo Skymetro di Genova. Tra richieste di sospensione, revisioni progettuali e incertezze sui fondi, il tema solleva interrogativi su come vengano investite le risorse pubbliche nella regione e quale visione di mobilità e sviluppo urbano stia prevalendo.
Il progetto Skymetro in breve
Lo Skymetro è un’infrastruttura prevista per collegare il quartiere di Brignole con l’alta Val Bisagno attraverso una linea sopraelevata automatizzata. Il progetto, in fase di valutazione, prevede una spesa complessiva di circa 585 milioni di euro, di cui 398 milioni già finanziati, con la condizione che i lavori siano completati entro dicembre 2025.
Al momento, mancano all’appello circa 200 milioni, e il progetto attuale non parte più da Brignole ma da una zona più esterna, sollevando dubbi sull’efficacia del tracciato.
Le criticità sollevate riguardano l’impatto urbanistico (abbattimento di una scuola senza alternative al momento previste), la durata dei cantieri stimata in oltre 10 anni e la percezione di un’opera non pienamente risolutiva per le esigenze della Val Bisagno. Alcune associazioni locali e parte della cittadinanza chiedono alternative meno impattanti, come il prolungamento della metropolitana esistente, che garantirebbe maggiore integrazione nel tessuto urbano e sostenibilità nel lungo termine.
La sospensione della VIA e la richiesta di proroga
Il Comune di Genova ha chiesto alla Regione una sospensione di almeno 40 giorni della Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), per analizzare soluzioni progettuali alternative al controverso progetto Skymetro senza rischiare di perdere i 398 milioni di euro di finanziamento. Un tentativo di rallentare un iter autorizzativo accelerato nei mesi scorsi dall’ex Rup Emanuele Scarlatti, mossa non condivisa neanche dalla nuova sindaca Silvia Salis.
Sul fronte nazionale, durante una recente commissione Trasporti alla Camera, il sottosegretario Tullio Ferrante ha aperto alla possibilità di dialogo con gli enti locali. La sindaca Salis ha dichiarato l’intenzione di chiedere una proroga di un anno oltre la scadenza di fine 2025.
Nonostante questo, il ministero ha precisato che al momento non sono previste proroghe.
Per le associazioni locali si tratta di parole smentite dai fatti
Le associazioni locali non ci stanno: le promesse della nuova amministrazione, che aveva annunciato una revisione del progetto, sembrano già svanire. Il nuovo assessore ai lavori pubblici e infrastrutture strategiche, Massimo Ferrante, è chiamato a proporre un’alternativa realistica al viadotto sopraelevato: si parla di un prolungamento della metropolitana a raso o in sotterranea. Un progetto che, se non sarà elaborato in tempi molto brevi, rischia comunque di far perdere i fondi.
Non solo Skymetro: funivia e diga tra dubbi e milioni
Il tema delle infrastrutture strategiche a Genova non si esaurisce con lo Skymetro. Il 6 maggio, il Ministero delle Infrastrutture ha approvato la funivia tra Stazione Marittima e Forte Begato, ma la notizia è stata resa pubblica solo il 17 giugno. Alcuni residenti e rappresentanti sindacali, come lo SPI CGIL Centro Est, hanno espresso preoccupazione per la mancanza di coinvolgimento della cittadinanza e per l’assenza di una consultazione pubblica e quindi trasparente.
Intanto, sotto traccia, avanzano anche le risorse per un’altra grande opera: la nuova diga foranea del porto di Genova. Un emendamento al Decreto Infrastrutture prevede 142,8 milioni di euro tra il 2026 e il 2027, che sarebbero sottratti ai fondi per l’Alta Velocità Adriatica. Una scelta che solleva interrogativi sulla redistribuzione delle risorse e sulla visione strategica del Paese.
Ma dov’è la transizione ecologica?
I fondi pubblici continuano a essere assorbiti da grandi opere ad alto impatto ambientale e sociale, mentre la vera transizione – fatta di trasporti sostenibili, bonifiche, riqualificazione urbana, energia rinnovabile e partecipazione democratica – resta ai margini delle priorità politiche.
La discussione su opere come Skymetro, funivia e diga evidenzia una tensione ancora irrisolta tra modelli di sviluppo infrastrutturale tradizionali e gli obiettivi della transizione ecologica, che richiederebbero investimenti in mobilità sostenibile, riqualificazione urbana e partecipazione civica.
In questa fase di cambiamento politico a Genova, le scelte che verranno prese nei prossimi mesi saranno determinanti per capire quale visione di futuro si intende costruire: un futuro orientato alla sostenibilità e al coinvolgimento della cittadinanza, oppure ancora centrato su grandi opere calate dall’alto.








