A pochi mesi dall’apertura dei primi bandi del Just Transition Fund (JTF) a Taranto, di cui avevamo anticipato a luglio nell’approfondimento Fondi JTF: pubblicati i primi bandi a Taranto mentre il Sulcis rilancia con nuovi, ma la transizione resta in salita, è arrivato – alla fine del mese scorso – un nuovo tassello nel percorso di attuazione del Piano Nazionale JTF Italia 2021-2027: l’Avviso pubblico “Reti per Taranto”.
Il programma è parte del Piano Territoriale di Taranto, che insieme a quello del Sulcis è il principale beneficiario dei fondi JTF. L’obiettivo è sostenere territori in cui la transizione ecologica si intreccia con crisi industriali di lunga durata, alti livelli di inquinamento e vulnerabilità occupazionale. Taranto, simbolo di queste contraddizioni, resta uno dei casi più complessi della politica di transizione “giusta” italiana.
Un bando per la ricerca collaborativa
“Reti per Taranto” finanzia progetti di ricerca e sviluppo realizzati in collaborazione tra imprese e organismi di ricerca, con l’obiettivo di favorire una trasformazione strutturale dell’economia locale. Il bando intende valorizzare le vocazioni produttive del territorio, ridurre la dipendenza da attività ad alta intensità di carbonio e promuovere nuovi settori come energie rinnovabili, idrogeno, economia circolare, manifattura sostenibile, innovazione digitale e salute dell’uomo e dell’ambiente.
Per essere finanziabile, il progetto deve obbligatoriamente prendere forma attraverso la collaborazione tra imprese e organismi di ricerca, riconducibili alle seguenti linee di intervento:
- Ricerca Industriale (RI)
- Sviluppo Sperimentale (SS)
Il bando si inserisce nell’Azione 2.4 del Piano Territoriale di Taranto, “Sostegno a progetti di ricerca di rilevante impatto nella prospettiva della transizione e della diversificazione dell’economia locale”, e prevede contributi a fondo perduto fino all’80% per le PMI. Ogni progetto può ricevere un finanziamento compreso tra 300.000 e 2.000.000 di euro. Le domande potranno essere presentate “a sportello”, in ordine cronologico, fino al 31 dicembre 2026, salvo esaurimento delle risorse.
Chi può partecipare
I beneficiari devono essere organizzati in raggruppamenti composti da almeno due imprese (di cui una PMI) e un organismo di ricerca. Le imprese devono avere un’unità locale operativa nella provincia di Taranto, mentre gli altri partner devono essere localizzati in Puglia. Sono ammesse anche forme associative come ATS, contratti di rete o consorzi.
I progetti possono includere attività di ricerca industriale e sviluppo sperimentale, con spese ammissibili per personale, strumentazioni, consulenze, brevetti e costi generali legati alla gestione del progetto.
Tra i risultati attesi: la creazione di reti stabili tra imprese e centri di ricerca, il rafforzamento delle filiere innovative locali, l’aumento della qualità occupazionale, la partecipazione femminile e il rispetto del principio europeo di “non arrecare danno significativo” (DNSH).
L’obiettivo è sostenere la diversificazione produttiva e mitigare le perdite occupazionali ed economiche dovute alla transizione, riducendo la dipendenza dell’economia locale da attività carbon-intensive e promuovendo lo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili (FER), dell’idrogeno, dell’economia circolare e dei servizi ad alto contenuto di conoscenza.
Passi avanti, ma non resta molto tempo
L’uscita dell’avviso “Reti per Taranto” è sicuramente un passo importante nell’attuazione del JTF in Italia, che a oggi procede con ritmi disomogenei tra le aree coinvolte. Se l’avvio dei bandi segna un punto di svolta dopo anni di annunci, restano comunque alcune criticità aperte: la complessità delle procedure, i tempi stretti – la spesa dei fondi deve concludersi entro il 2026 – e la necessità di garantire trasparenza e inclusione reale dei territori.
In definitiva, il successo di questa misura non dipenderà tanto dal numero dei progetti finanziati, quanto dalla capacità di far arrivare le risorse là dove servono, sostenendo le imprese locali e rendendo la comunità tarantina parte attiva di un cambiamento che il tempo impone, ma che deve restare condiviso.
A settembre, insieme ad altre associazioni nazionali e locali, abbiamo inviato una lettera alle istituzioni per richiamare l’attenzione sul percorso legato al JTF, nella quale abbiamo voluto ribadire la nostra disponibilità a collaborare affinché il Fondo risponda realmente ai bisogni dei territori coinvolti e sollecitare un confronto diretto sulle sfide ancora in corso.Nella lettera abbiamo evidenziato alcune criticità che non possono più essere rinviate: i ritardi nell’implementazione, le difficoltà tecniche e la scarsa conoscenza degli attori locali rischiano di limitare l’efficacia e l’equità del Fondo JTF in Italia. Restiamo in attesa di un incontro per verificare insieme come garantire che il Fondo mantenga fede al suo obiettivo originario: accompagnare le aree più fragili in un percorso di transizione realmente giusta, sostenibile e condiviso.










