Questo martedì la Commissione europea ha presentato il Piano europeo per gli alloggi a prezzi accessibili, un primo passo per affrontare l’emergenza abitativa che sta colpendo l’Europa. Valutiamo positivamente l’impegno del nuovo Commissario europeo alla Casa, Dan Jorgensen: per la prima volta l’Unione riconosce apertamente che la crisi abitativa europea è una crisi sociale strutturale, che si intreccia con il fenomeno della povertà energetica, le disuguaglianze sociali e la transizione climatica.
I numeri comunicati dall’UE sono il riflesso di una situazione ormai chiara: dal 2013, i prezzi delle abitazioni sono aumentati di oltre il 60%, molto più rapidamente della crescita dei redditi, penalizzando milioni di famiglie. Gli affitti medi sono cresciuti di circa il 20%, ma nei mercati urbani i nuovi contratti registrano aumenti ancora più grandi. La domanda di alloggi è destinata a crescere di oltre due milioni di unità all’anno, soprattutto nelle città, mentre i permessi di costruzione sono calati di oltre il 20% dal 2021. In più, gli affitti a breve termine sono aumentati di quasi il 93% tra il 2018 e il 2024, sottraendo abitazioni al mercato residenziale e aggravando ulteriormente la crisi.
Il Piano della Commissione parte da questa situazione, ne riconosce la criticità, e si concentra sull’aumento dell’offerta di alloggi, sull’avvio di investimenti e riforme, sulla gestione degli affitti a breve termine e sul sostegno alle persone più colpite, in un pacchetto articolato su quattro pilastri e dieci azioni, spiegate nel dettaglio qui.
È apprezzabile il riconoscimento di un problema che sta diventando sempre più urgente in tutti i paesi europei, inclusa l’Italia, dove la crisi abitativa riflette pienamente le dinamiche europee ed è già una questione strutturale, come mostrano i dati Eurostat. I prezzi delle case e gli affitti crescono più rapidamente dei redditi, mentre l’offerta di alloggi accessibili resta insufficiente e i permessi di costruzione sono in forte calo dal 2021.
Il peso della crisi ricade soprattutto sugli inquilini: una quota di chi vive in affitto spende oltre il 40% del proprio reddito per la casa, aumentando il rischio di povertà ed esclusione sociale. La situazione è ancora più critica per le persone a basso reddito: in Italia quasi una persona su cinque tra quelle a rischio di povertà non riesce a mantenere la propria abitazione adeguatamente calda, confermando il legame strutturale tra crisi abitativa e povertà energetica. In Italia, dove il parco edilizio è vecchio e in gran parte inefficiente dal punto di vista energetico, i costi dell’energia trasformano la casa in un fattore diretto di impoverimento. A settembre, la Commissione speciale del Parlamento europeo sulla crisi abitativa ha visitato l’Italia per valutare la situazione sul campo e capire come integrare il caso italiano nel Piano della Commissione (lo abbiamo raccontato qui).
Il nuovo Piano segna un riconoscimento rilevante del legame tra casa ed energia e dell’urgenza di affrontare la crisi abitativa, ma resta ambizioso e non vincolante. Seguendo queste linee guida, sono gli Stati a dover implementare politiche: senza tutele reali per gli inquilini e senza politiche che riducano davvero i costi energetici, il rischio è di escludere troppe famiglie vulnerabili, lasciandole esposte a bollette insostenibili e abitazioni inefficienti. Sul tema degli alloggi sociali, il Piano lascia ampia libertà agli Stati europei nel definire criteri di accesso, prezzi e standard qualitativi, senza fissare standard minimi o garanzie per le fasce più fragili, con il rischio che, pur aumentando l’offerta, molti cittadini vulnerabili restino esclusi dal mercato abitativo.In questo contesto, strumenti come il Piano Nazionale di Ristrutturazione Edilizia, che il governo deve presentare come bozza entro il 31 dicembre, rappresentano un’opportunità per intervenire sul nodo tra casa ed energia. In Italia, però, mancano informazioni sul contenuto del piano, rendendo difficile valutare se le misure previste saranno realmente efficaci nel garantire abitazioni accessibili e sostenibili.










