Semplificazione della legislazione ambientale europea: fino al 10 settembre per lasciare un feedback

La Commissione europea ha avviato una consultazione pubblica sulla revisione della legislazione ambientale dell’UE. L’obiettivo? Migliorare l’efficacia e comprensibilità delle normative europee in materia ambientale, semplificandole senza comprometterne gli obiettivi. Un’occasione importante anche per la società civile.

L’iniziativa è in linea con le principali strategie dell’Unione, come la Bussola della competitività, e con il programma di lavoro della Commissione per il 2025, che ha fissato l’obiettivo di ridurre gli oneri amministrativi di almeno il 25% per tutte le imprese e di almeno il 35% per le piccole e medie imprese (PMI). La Commissione ha presentato la Bussola per la competitività all’inizio del 2025 come prima iniziativa del nuovo mandato, delineando una cornice strategica per orientare il lavoro dei prossimi anni e tracciando il percorso per fare dell’Europa il luogo in cui le tecnologie, i servizi e i prodotti puliti del futuro vengono inventati, fabbricati e commercializzati, puntando a diventare il primo continente a impatto climatico zero

La consultazione solleva interrogativi fondamentali per la transizione ecologica in Europa: chi partecipa alla scrittura delle regole ambientali? Con quali strumenti e con quali interessi in gioco?

La consultazione si inserisce infatti in un momento politico delicato. Il Green Deal europeo — il pacchetto strategico per rendere l’Europa climaticamente neutra entro il 2050 — sta affrontando crescenti pressioni da parte di alcuni governi e gruppi industriali che chiedono un allentamento delle regole in nome della “competitività”, della “sburocratizzazione” e della “semplificazione”.

Negli ultimi mesi, molte norme ambientali sono state rinviate, indebolite o bloccate: basti pensare al rinvio della Direttiva sull’uso sostenibile dei pesticidi o alle pressioni sull’eliminazione graduale delle auto a combustione. 

Cosa chiede la Commissione? I temi della consultazione

La consultazione pubblica, aperta fino al 10 settembre 2025, si rivolge a cittadini, imprese, autorità pubbliche, accademici e organizzazioni della società civile. Il questionario si articola in diverse sezioni che toccano:

  • Accessibilità e comprensibilità della normativa ambientale: la Commissione chiede un parere sull’uso del linguaggio tecnico, sulla coerenza delle definizioni e sulla facilità con cui i soggetti interessati riescono a capire i propri obblighi.
  • Chiarezza delle responsabilità e coordinamento tra livelli di governance: viene chiesto di segnalare se ci sono sovrapposizioni o conflitti tra norme europee, nazionali e locali.
  • Tempistiche, strumenti e modalità di attuazione: si indaga se le normative prevedono scadenze realistiche, strumenti applicabili, indicatori chiari.
  • Oneri amministrativi e costi indiretti: la Commissione vuole capire se ci sono margini per ridurre la burocrazia, soprattutto per le PMI e gli enti locali.
  • Esperienze di difficoltà, ambiguità o inefficienze nella normativa attuale.

Il modulo chiede anche di indicare quali direttive o regolamenti ambientali andrebbero migliorati, offrendo una lista selezionata tra cui: la direttiva quadro sull’acqua, quella sulla qualità dell’aria, la normativa sui rifiuti, la direttiva habitat, e altre.

Qui il link diretto alla consultazione

Perché la è importante partecipare

Spesso, nelle consultazioni europee, le organizzazioni della società civile — in particolare quelle locali o con minori risorse — sono sottorappresentate rispetto alle lobby organizzate che hanno le competenze e i mezzi per intervenire con sistematicità.

Eppure sono proprio queste realtà — associazioni, comitati territoriali, cooperative, ONG, movimenti per la giustizia climatica — a vivere ogni giorno gli effetti delle norme ambientali: dai permessi per l’energia rinnovabile ai vincoli ambientali nei progetti locali, dalla gestione dei rifiuti alla tutela degli ecosistemi.

Partecipare a questa consultazione significa portare esperienze concrete e diverse, capaci di arricchire la riflessione europea e orientarla verso una semplificazione che sia davvero utile e non una scorciatoia per ridurre le tutele ambientali.

Cosa c’è in gioco

Il tema della semplificazione non può essere separato da quello della giustizia climatica e ambientale. Una normativa ambientale più chiara, accessibile e ben applicata è essenziale non solo per tutelare l’ambiente, ma per evitare che siano sempre le comunità più fragili a pagare il prezzo dell’inazione o del caos normativo.

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