Fondi JTF: pubblicati i primi bandi a Taranto mentre il Sulcis rilancia con nuovi, ma la transizione resta in salita

Taranto e Sulcis alle prese con le sfide della transizione giusta: primi bandi sbloccati a Taranto e nuovi finanziamenti nel Sulcis, ma persistono nodi su tempi, trasparenza e partecipazione.

Dopo anni di attese e annunci, anche la provincia di Taranto può finalmente contare su una concreta apertura dei rubinetti del Just Transition Fund (JTF), il fondo europeo pensato per garantire che la transizione ecologica non lasci indietro nessuno. Un obiettivo ambizioso, soprattutto in territori dove il cambiamento climatico si intreccia con crisi industriali, inquinamento e disoccupazione.

Eppure, se da un lato l’avvio dei bandi rappresenta una notizia positiva, dall’altro non si possono ignorare i ritardi accumulati, la scarsa chiarezza nella governance e la carenza di una reale partecipazione delle comunità. Il rischio? Che la transizione non sia poi così “giusta” come promesso.

Per approfondire: La sfida della transizione a Taranto e Sulcis

Taranto: finalmente al via i bandi, ma il tempo stringe

Con l’approvazione del piano esecutivo e l’elezione del nuovo sindaco Piero Bitetti, Taranto entra in una fase decisiva. La Regione Puglia ha attivato due strumenti fondamentali dal valore di circa 106 milioni di euro: il PIA Taranto e il MiniPIA, da entrambi operativi dal 5 luglio 2025. Si tratta di bandi “a sportello” destinati a micro, piccole e medie imprese, liberi professionisti e startup interessati a investire sul territorio. È stata approvata anche la scheda di pre-informazione relativa all’Avviso pubblico “Reti per Taranto – Sostegno alla ricerca collaborativa per la transizione e diversificazione dell’economia locale, che sarà pubblicato entro il mese corrente e stabilisce criteri e modalità per la concessione di agevolazioni alle Imprese e agli Organismi di Ricerca che realizzino in collaborazione attività di ricerca e sviluppo in grado di promuovere l’introduzione sul mercato di soluzioni tecnologiche finalizzate alla valorizzazione delle vocazioni produttive dell’area.

Questi strumenti consentono di finanziare innovazione, sostenibilità, formazione e riconversione industriale, con agevolazioni che prevedono diverse forme di sostegno, fino a un massimo del 70%. Un’opportunità per modernizzare i processi produttivi, creare occupazione e rilanciare l’economia locale in chiave verde. Tuttavia, i tempi sono stretti (la scadenza del fondo è fissata al 2026) e il rischio è di escludere chi non dispone di strumenti e competenze adeguate.

Non basta aprire i bandi: serve accompagnare le imprese, garantire un accesso equo e impedire che le grandi aziende facciano man bassa delle risorse, lasciando le piccole medie imprese (PMI) e i lavoratori indietro.

Sulcis: bonifiche e decarbonizzazione, ma serve più voce ai territori

Anche la Regione Sardegna ha fatto passi avanti, pubblicando due bandi strategici: uno da 35 milioni per la bonifica dei siti industriali dismessi e un altro da 11 milioni a sostegno delle PMI per investimenti in efficienza energetica e fonti rinnovabili. Interventi cruciali in un’area che paga ancora il prezzo della dipendenza dal carbone e dall’industria estrattiva.

Il Sulcis ha inoltre ottenuto l’accesso al programma europeo di assistenza tecnica JTP Groundwork, pensato per rafforzare le capacità delle amministrazioni locali e coinvolgere attivamente gli attori del territorio.

È stato avviato anche un questionario rivolto agli stakeholder locali, attivo fino al 18 luglio, per raccogliere opinioni e migliorare il percorso. Obiettivo: far emergere esigenze, ostacoli, suggerimenti e argomenti da approfondire nel seminario online previsto per il 18 settembre, dedicato allo scambio di esperienze tra territori europei coinvolti nel Programma.

Nonostante ciò, la partecipazione civica resta fragile. Diverse associazioni locali segnalano una scarsa pubblicità dei bandi, scadenze ravvicinate e un carico amministrativo eccessivo. A complicare il quadro, una catena decisionale poco trasparente tra Autorità di Gestione e Organismi Intermedi.

La transizione giusta ha bisogno di tempo, trasparenza e comunità

Il JTF rappresenta una leva potente per riscrivere il futuro di due territori simbolo della crisi industriale italiana. Ma per farlo davvero, non basta utilizzare i fondi: è essenziale farlo con attenzione, mettendo al centro le persone, i contesti locali e l’impatto sociale degli interventi.

Serve un nuovo modello di governance: partecipativo, trasparente, radicato nei territori. E sono necessari strumenti di monitoraggio civico, come quelli al centro del ciclo di webinar “Navigare il JTF”.

Il tempo corre: dicembre 2026 non è lontano, e ogni ritardo oggi significa perdere un’occasione domani.

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