DNSH e finanziamenti UE: la consultazione della Commissione e le nostre proposte

Il 4 marzo 2026 la Commissione europea ha aperto una consultazione pubblica sugli orientamenti per l’applicazione del principio “Do No Significant Harm” (DNSH) nel prossimo Quadro finanziario pluriennale (QFP) 2028–2034, con la possibilità di partecipare fino al 1° aprile.

Questo momento segna un’evoluzione importante: nel nuovo ciclo di bilancio il DNSH è sempre più destinato a orientare il modo in cui vengono distribuite e utilizzate le risorse europee, influenzando direttamente la qualità degli investimenti, in particolare nei settori legati al clima, all’energia e alla trasformazione industriale.

Come MIRA Network abbiamo preso parte alla consultazione portando osservazioni e proposte nate dal nostro lavoro di monitoraggio civico dei fondi europei, con l’obiettivo di rendere questo principio più solido e realmente efficace lungo tutte le fasi dei progetti.

Il DNSH nel QFP 2028–2034: da criterio tecnico a pilastro della spesa UE

Il DNSH, introdotto con la tassonomia europea (art. 17 del Regolamento (UE) 2020/852), è oggi uno degli strumenti utilizzati per valutare la sostenibilità degli investimenti pubblici. Richiede che le attività economiche non producano danni rilevanti agli obiettivi ambientali dell’Unione, considerando gli effetti lungo tutto il ciclo di vita.

Nel passaggio al QFP 2028–2034, l’intenzione della Commissione è rafforzarne l’applicazione e renderla più uniforme tra i diversi strumenti di spesa. È una direzione che condividiamo, ma che richiede anche un cambiamento nel modo in cui questo principio viene applicato e verificato: senza strumenti adeguati di trasparenza, controllo e monitoraggio nel tempo, il rischio è che resti un adempimento formale, più che uno strumento capace di orientare davvero la qualità della spesa.

Cosa abbiamo osservato finora

Guardando all’esperienza nell’attuale ciclo di programmazione, emergono alcuni elementi e criticità che meritano attenzione poichè possono ridurre l’impatto ed efficacia del principio.

In primo luogo, il DNSH viene applicato soprattutto all’inizio dei progetti: la conformità viene dichiarata nella fase iniziale (certificata ex-ante,) ma raramente viene verificata durante l’attuazione o una volta conclusi gli interventi. Questo limita la possibilità di intercettare e correggere eventuali effetti che emergono nel tempo.

Allo stesso tempo, le informazioni disponibili non sono sempre facilmente accessibili, ponendo l’attenzione sul tema della Trasparenza. Le analisi DNSH e i dati ambientali restano spesso all’interno della documentazione tecnica dei progetti, rendendo complesso per cittadini, associazioni e comunità locali seguire davvero cosa accade e contribuire con osservazioni o segnalazioni.

Infine, emergono casi di disallineamento tra valutazioni tecniche e impatti territoriali. L’acquedotto del Peschiera, ad esempio, è stato valutato positivamente sotto il profilo DNSH nella documentazione ufficiale, mentre alcune realtà locali hanno evidenziato criticità legate alla captazione dell’acqua e ai possibili effetti sugli ecosistemi e sul deflusso minimo vitale.

Questi elementi non indicano automaticamente una violazione del principio, ma fanno emergere un tema più ampio: l’assenza di verifiche pubbliche e continuative nel tempo.

Le  nostre proposte per rafforzare il DNSH

Partendo da queste osservazioni, proponiamo alcune azioni per rendere il DNSH più chiaro, verificabile e utile anche per chi vive nei territori. attraverso alcune misure operative:

  • Riteniamo fondamentale che le valutazioni DNSH, ai dati ambientali e gli esiti del monitoraggio, siano pubblici e accessibili, così da permettere un controllo diffuso e informato;
  • Crediamo sia necessario affiancare alla verifica iniziale dei controlli anche nelle fasi successive, durante la realizzazione e una volta che i progetti sono operativi;
  • Servono strumenti chiari e strutturati per raccogliere segnalazioni e osservazioni, valorizzando anche il ruolo del monitoraggio civico come sistema di attenzione precoce rispetto a possibili problemi con una valorizzazione del contributo del monitoraggio civico come meccanismo di early warning.
  • Infine, riteniamo importante, come ribadito dallo stesso Parlamento europeo, chiarire il regime delle eventuali deroghe al principio DNSH, garantendo motivazioni esplicite, analisi delle alternative e piena trasparenza documentale.
DNSH: da requisito tecnico a “marchio” di qualità della spesa UE        

Nel prossimo ciclo di bilancio il DNSH è destinato a diventare un pilastro trasversale della spesa europea. La sua efficacia, però, dipenderà non solo dai criteri tecnici, ma anche dalla capacità di garantire trasparenza, tracciabilità e verifica degli impatti nel tempo.

La consultazione avviata dalla Commissione rappresenta quindi un’occasione utile per migliorare la qualità degli investimenti e ridurre possibili tensioni nei territori, contribuendo a una transizione che sia davvero sostenibile e condivisa.

I criteri di MIRA

In MIRA Network, ci occupiamo della valutazione e monitoraggio dell’uso dei fondi pubblici destinati agli investimenti verdi in Italia. Lavoriamo principalmente con i fondi del PNRR e del Fondo di coesione, con l’obiettivo di promuovere una vera transizione ecologica e sociale.

I nostri principi sono promuovere trasparenza e partecipazione civica nei processi decisionali, assicurandoci che i fondi europei siano utilizzati in modo responsabile per sostenere la transizione ecologica e sociale del paese.

Abbiamo quindi creato un KIT strumenti con informazioni utili per comprendere meglio il funzionamento dei finanziamenti pubblici e aiutare chiunque voglia orientarsi nella lettura di un progetto sul territorio nazionale che solleva dubbi rispetto al rispetto di uno o più criteri.

Per valutare efficacia e sostenibilità degli investimenti, ci basiamo su cinque criteri essenziali, tra cui il rispetto del principio DNSH – Do No Significant Harm.

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