Il diritto a restare non basta: MIRA risponde alla consultazione eu su territori e spopolamento

La Commissione europea ha avviato una consultazione pubblica, attualmente in corso, su una nuova strategia dedicata al tema dello spopolamento e delle disparità territoriali: la Right to Stay Strategy: Your Region, Your Future. L’iniziativa, promossa dal Vicepresidente esecutivo Raffaele Fitto, punta a costruire un quadro europeo coordinato per affrontare uno dei problemi strutturali più profondi dell’Unione: il fatto che sempre più persone, soprattutto nelle aree interne e rurali, siano costrette ad abbandonare il proprio territorio per necessità più che per scelta.

Anche noi di MIRA Network abbiamo partecipato alla consultazione, presentando la nostra submission. Di seguito, i punti principali.

Di cosa parla la strategia

La domanda di partenza è apparentemente semplice: quali sono le condizioni necessarie per restare nel posto in cui si vive? Servizi sanitari accessibili, scuole, trasporti, opportunità di lavoro. Ma la consultazione pone anche una seconda domanda, che ci ha convinto a partecipare: come possiamo costruire queste condizioni insieme?

È su questa dimensione (quella del come e del con chi) che si concentra, secondo noi, il punto che più conta nella strategia.

Il caso italiano

L’Italia è uno dei contesti europei in cui queste dinamiche sono più evidenti: oltre 4.000 comuni (il 48,5% del totale) e circa 13,3 milioni di persone, quasi un quarto della popolazione residente, sono esposti a rischi di marginalizzazione territoriale. Il fattore ricorrente riguarda la difficoltà o impossibilità di accesso ai servizi essenziali: istruzione, mobilità, sanità.

In molti territori, abbandonare il posto in cui si vive è la risposta razionale a un sistema di servizi e opportunità che ha già ceduto da tempo. Lo spopolamento arriva dopo, come conseguenza. Per questo, agire solo sugli effetti (incentivi al ritorno, sostegni demografici) lascia intatta la radice del problema.

La nostra posizione: il problema è di governance, prima che di risorse

Nel nostro contributo ci siamo focalizzati su un aspetto che spesso resta in secondo piano: la qualità della governance multilivello. Ovvero, non quante risorse vengono mobilitate, ma come vengono definite e con chi.

I livelli di governo più vicini ai territori (Regioni, Comuni, comunità locali) entrano spesso tardi nei processi decisionali, quando i processi sono già avviati e quindi si ha poca capacità di intervento per orientare le risorse in base a quelle che sono le priorità. Con il risultato di finanziare interventi che intercettano solo in parte i bisogni reali.

Abbiamo documentato questa dinamica nel nostro report pubblicato a maggio “Edifici, fondi pubblici e territori: le Regioni italiane e il Piano nazionale di ristrutturazione edilizia“: le Regioni italiane, pur gestendo in prima linea i fondi europei e supportando i comuni nell’attuazione degli interventi, non sono state coinvolte nella definizione del Piano nazionale che poi sono state chiamate ad implementare. Ne è risultato un sistema sotto pressione: sovraccarico amministrativo, frammentazione operativa, capacità tecnica molto disomogenea tra territori.

Cosa chiediamo alla Commissione

Le nostre raccomandazioni convergono su due punti.

  1. Il primo riguarda la partecipazione delle comunità locali, che deve diventare parte della logica stessa di accesso alle risorse, con lo stesso peso degli altri criteri. Nei territori più fragili, l’accesso ai fondi strutturali dovrebbe essere subordinato all’attivazione di meccanismi reali di coinvolgimento già nella fase di programmazione: co-progettazione con la società civile, informazioni accessibili e verificabili sulle risorse disponibili, strumenti stabili di monitoraggio civico.
  2. Il secondo riguarda le Regioni, il cui coinvolgimento nella fase iniziale delle politiche con impatto territoriale deve diventare strutturale. La co-programmazione, intesa come coinvolgimento delle Regioni prima che le strategie nazionali siano definite, è la condizione perché quelle stesse strategie siano poi effettivamente attuabili.

Chiediamo inoltre che la valutazione della strategia vada oltre i tradizionali indicatori di spesa e avanzamento procedurale, integrando indicatori sulla qualità dei processi partecipativi e sulla percezione degli impatti da parte delle comunità.

La nostra risposta completa di seguito.

C’è poco tempo

La consultazione pubblica si chiude il 5 giugno 2026 (mezzanotte, ora di Bruxelles): mancano pochi giorni. Se vuoi contribuire, trovi la consultazione al LINK.

La Commissione utilizzerà i contributi raccolti per definire il contenuto della strategia, attesa per dicembre 2026. Il processo si inserisce nel quadro più ampio della politica di coesione post-2027, attualmente in fase di negoziazione: quello che viene stabilito ora influenzerà direttamente come verranno programmati e distribuiti i fondi strutturali nel prossimo ciclo.

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