Chi finanzia l’edilizia sociale in Europa? Il ruolo delle banche pubbliche e della finanza privata. Il nuovo report di MIRA

Riqualificare il patrimonio edilizio è una delle sfide più urgenti per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione dell’Unione europea, soprattutto in Italia dove, oltre il 60% degli edifici è stato costruito prima del 1980, e tra il 70 e il 75% delle abitazioni ha una classe energetica E, F o G. Riqualificarli dev’essere una priorità, sia per il clima che per le famiglie: nel 2024, oltre 2,4 milioni di nuclei familiari italiani si trovavano in condizioni di povertà energetica.

Ma quando si parla di risorse, la risposta è quasi sempre la stessa: i soldi non ci sono. Negli ultimi anni, il PNRR ha dato una spinta agli investimenti in efficienza energetica, ma questa stagione si sta chiudendo: con la fine di NextGenerationEU, prevista per agosto 2026, si aprirà un vuoto di investimento nel settore edilizio che i bilanci pubblici ordinari non potranno colmare da soli. 

Per colmare questo vuoto, un ruolo importante dovrebbero – e potrebbero – averlo le banche pubbliche di sviluppo e la finanza privata, ruolo che può essere decisivo ma è ancora in parte inespresso. È qui che entra in gioco Cassa Depositi e Prestiti (CDP), la banca pubblica di sviluppo italiana, controllata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze. CDP ha gli strumenti, la credibilità e la capacità di mobilitare capitali privati, ma i modelli europei più avanzati mostrano che c’è ancora molto spazio per migliorare.

Per esplorare questi temi, MIRA Network ha realizzato, in collaborazione con Merian Research, il report Finanziare l’edilizia sociale nell’UE: standard sociali e ambientali, lacune e buone pratiche, disponibile oggi in inglese e con un executive summary in italiano.

Il report analizza i principali strumenti di finanziamento pubblici e pubblico-privati dedicati all’edilizia sociale in sei paesi europei (Italia, Francia, Paesi Bassi, Germania, Spagna e Polonia) con un focus particolare sulla cosiddetta “area grigia”: quella fascia crescente di famiglie il cui reddito è troppo alto per accedere all’edilizia popolare, ma troppo basso per il mercato libero.

Al centro dell’analisi c’è il ruolo di CDP, e degli strumenti finanziari pubblico-privati che negli anni ha costruito per mobilitare capitale privato nell’efficientamento energetico a partire da risorse pubbliche. Un’architettura che il confronto europeo invita a rafforzare, soprattutto sul fronte della rendicontazione dell’impatto ambientale e sociale.

I risultati della ricerca

Il report mette a confronto l’approccio italiano con quello di Francia, Paesi Bassi, Germania, Spagna e Polonia, evidenziando come in altri paesi europei le banche pubbliche di sviluppo, come NWB nei Paesi Bassi o la Caisse des Dépôts in Francia, abbiano sviluppato modelli più avanzati per combinare ambizione finanziaria, impatto sociale e obiettivi di decarbonizzazione, dimostrando come il capitale pubblico, quando ben strutturato, possa attrarre in modo sistematico investimenti privati verso l’edilizia sociale e la riqualificazione energetica degli edifici.

Con la fine del PNRR alle porte, la domanda non è se servano nuovi strumenti finanziari, ma come renderli più efficaci. Per rispondere a questa domanda, abbiamo sviluppato sette raccomandazioni rivolte a Stati membri, banche pubbliche di sviluppo e veicoli di investimento pubblico-privato.

Il report mette a confronto l’approccio italiano con quello di Francia, Paesi Bassi, Germania, Spagna e Polonia, evidenziando come in altri paesi europei le banche pubbliche di sviluppo, come NWB nei Paesi Bassi o la Caisse des Dépôts in Francia, abbiano sviluppato modelli più avanzati per combinare ambizione finanziaria, impatto sociale e obiettivi di decarbonizzazione, dimostrando come il capitale pubblico, quando ben strutturato, possa attrarre in modo sistematico investimenti privati verso l’edilizia sociale e la riqualificazione energetica degli edifici.

Di seguito l’executive summary in italiano
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