Citizens Energy Package, come la Commissione UE può coinvolgere davvero i cittadini nella transizione?

Questo martedì, 10 marzo, la Commissione europea ha presentato il nuovo Citizens Energy Package, un insieme di misure pensate per rafforzare il ruolo dei cittadini nella transizione energetica europea, promuovendo lo sviluppo delle comunità energetiche, dei sistemi di autoconsumo e, più in generale, una partecipazione più attiva dei consumatori all’interno del sistema energetico. L’iniziativa si inserisce nel quadro più ampio delle politiche europee volte a rendere l’energia più accessibile e sostenibile, delineato dall’Action Plan for Affordable Energy, pubblicato nel febbraio 2025.

Il pacchetto è stato presentato in seduta plenaria al Parlamento europeo di Strasburgo dalla Vicepresidente esecutiva della Commissione europea per una Transizione Pulita, Giusta e Competitiva, Teresa Ribera, insieme al Commissario europeo per l’Energia Dan Jørgensen. L’impianto del provvedimento si articola in diversi pilastri e mira, nel suo complesso, a rafforzare la presenza dei cittadini nel sistema energetico europeo, accelerando al tempo stesso il passaggio verso un modello più sostenibile, partecipativo e resiliente.

Il nostro parere rispetto a questa iniziativa è complessivamente positivo. Accogliamo con favore il riconoscimento, da parte delle istituzioni europee, della necessità di rafforzare il coinvolgimento diretto dei cittadini nei processi di transizione energetica, un passaggio che appare sempre più decisivo per tutti i paesi dell’Unione europea, Italia compresa. Allo stesso tempo, tuttavia, l’organizzazione sottolinea come il Citizens Energy Package si configuri come un pacchetto di natura non legislativa e quindi privo di strumenti vincolanti per gli Stati membri: un elemento che rischia di limitarne l’efficacia proprio nel momento in cui il nodo principale non riguarda più le dichiarazioni di principio, ormai largamente condivise, ma la capacità di tradurle in politiche concrete, ambiziose e realmente implementate nei diversi contesti nazionali.

In questo quadro, dal pacchetto emergono almeno tre messaggi chiave che meritano particolare attenzione e che dovrebbero orientare anche il dibattito politico italiano nei prossimi mesi, soprattutto alla luce delle sfide legate all’accessibilità dell’energia, allo sviluppo delle comunità energetiche e al ruolo che cittadini, territori e amministrazioni locali possono assumere nella costruzione di un sistema energetico più equo, distribuito e resiliente.

1) La necessità dell’elettrificazione

Uno dei messaggi centrali è il ruolo fondamentale dell’elettrificazione nel processo di decarbonizzazione. L’elettricità prodotta da fonti rinnovabili rappresenta infatti uno dei principali strumenti attraverso cui ridurre le emissioni nei settori del riscaldamento domestico, dei trasporti e di una parte significativa delle attività industriali, contribuendo allo stesso tempo a costruire un sistema energetico più stabile nel medio periodo. In questa prospettiva, l’elettrificazione non è soltanto una leva ambientale, ma anche economica e strategica: può contribuire a contenere la volatilità dei prezzi, rafforzare l’autonomia energetica dei paesi europei e sostenere la capacità competitiva dell’economia continentale.

In questo contesto, il dibattito politico italiano tende a concentrarsi su interventi di breve periodo pensati per attenuare nell’immediato il peso delle bollette sui cittadini. La comunicazione della Commissione sottolinea invece la necessità di un approccio più strutturale: rendere l’energia pulita più accessibile e conveniente per tutti, semplificare i mercati energetici e rafforzare la partecipazione dei consumatori alla transizione.

Tra le misure richiamate dal Citizens Energy Package compaiono, ad esempio, azioni per ridurre i costi in bolletta, favorire procedure più rapide per il cambio di fornitore, rivedere il peso di tasse e oneri nelle fatture energetiche, promuovere contratti più flessibili e rafforzare le tutele rivolte ai consumatori in condizioni di maggiore fragilità.

Il rischio, se questo orientamento non trova un corrispettivo nelle scelte nazionali, è che l’Italia resti legata a un modello energetico basato su assetti ormai poco coerenti con gli obiettivi della transizione, mentre a livello europeo prende forma un sistema progressivamente più elettrificato, fondato sulle rinnovabili e su una partecipazione più ampia dei cittadini alla produzione e alla gestione dell’energia.

2) Comunità energetiche: un potenziale da sbloccare

Tra gli strumenti più promettenti per rafforzare il ruolo dei cittadini nel sistema energetico, il Citizens Energy Package riconosce il ruolo strategico delle comunità energetiche rinnovabili (CER). Le CER vengono presentate come modelli che permettono ai cittadini di produrre, condividere e consumare energia rinnovabile a livello locale, generando benefici ambientali, economici e sociali (in particolare quando costituite come CERS, le comunità energetiche rinnovabili e solidali). Tuttavia, nella comunicazione della Commissione si legge come il potenziale di questi modelli sia ancora inutilizzato, soprattutto nelle aree rurali delle regioni europee.

Anche il report della Corte dei Conti europea, pubblicato questo lunedì, arriva alle stesse conclusioni evidenziando come i progressi nello sviluppo delle CER siano ben al di sotto delle aspettative, a causa di fattori come la complessità amministrativa, frammentazione delle norme nazionali, carenza di sportelli unici realmente efficaci. Uno dei casi studio analizzati dalla Corte dei Conti era proprio quello italiano, per cui queste conclusioni non stupiscono, visto quello che vi abbiamo raccontato qui.

In Italia infatti, nonostante i passi avanti compiuti negli ultimi anni sul piano normativo e le maggiori risorse economiche disposte per sostenere lo sviluppo delle comunità energetiche, ostacoli amministrativi, burocratici e finanziari continuano a rallentarne la diffusione e contribuiscono a ridurre la fiducia degli attori locali interessati a sviluppare queste iniziative.

Per stimolare condizioni più favorevoli per la diffusione delle CER, la Commissione europea presenterà un piano d’azione dedicato proprio alle comunità energetiche tra il 2026 e il 2027.

3) La povertà energetica in crescita

Infine, la povertà energetica rappresenta uno dei temi più urgenti evidenziati dalla comunicazione della Commissione. Secondo un sondaggio Eurobarometro pubblicato nel dicembre 2025, la protezione dei consumatori vulnerabili e delle persone che soffrono di povertà energetica è oggi la priorità numero uno per i cittadini europei. Non stupisce, considerando i dati sempre in crescita sul fenomeno: nel 2024 circa 42 milioni di europei (pari al 9,2% della popolazione dell’UE) si trovavano in condizioni di povertà energetica. In Italia, nello stesso anno, il fenomeno ha riguardato circa 2,4 milioni di persone (pari al 9,1% della popolazione italiana).

L’Unione europea sta sviluppando una EU Anti-Poverty Strategy per affrontare il problema in modo più sistematico. Tuttavia, una recente analisi della Commissione sui Piani Nazionali Energia e Clima (PNIEC) mostra come l’implementazione delle misure contro la povertà energetica sia ancora molto disomogenea tra gli Stati membri, nonostante gli Stati membri abbiano a disposizione strumenti come i Piani Sociali per il Clima e le risorse della politica di coesione per proporre politiche adatte ad alleviare questa problematica.

Il problema rimane ancorato all’implementazione: ad oggi, in Italia non esistono misure dedicate esclusivamente al contrasto della povertà energetica, e non è ancora disponibile la bozza finale del Piano Sociale per il Clima. Rimane quindi un punto interrogativo su come il governo intenda affrontare un fenomeno in continua crescita.

In questo contesto, il coinvolgimento diretto dei cittadini nella produzione e gestione dell’energia può rappresentare anche uno strumento di equità sociale, perché l’accesso all’autoproduzione e a forme collettive di condivisione dell’energia può contribuire a ridurre i costi in bolletta e aumentare la resilienza delle comunità locali. Affinché queste opportunità diventino realmente accessibili, è però necessario accompagnarle con politiche pubbliche mirate, strumenti finanziari adeguati e meccanismi di inclusione per le fasce più vulnerabili. A breve, la Commissione aggiornerà anche la propria raccomandazione sulla povertà energetica.

Prossimi passi

Il momento in cui ci troviamo è particolarmente delicato. Nei prossimi mesi i paesi europei dovranno recepire nell’ordinamento nazionale la Energy Performance of Buildings Directive, presentare i propri Piani Nazionali di Ristrutturazione Edilizia e contribuire alla definizione finale del Social Climate Plan. Sono passaggi che pongono sfide reali, perché si tratta di trasformare indicazioni generali in misure applicabili sul territorio, in grado di incidere realmente sulla vita dei cittadini e delle comunità locali.

La Commissione europea individua con chiarezza alcune delle questioni più pressanti: la povertà energetica, l’accesso limitato a un’edilizia efficiente e sostenibile, la necessità di ampliare l’offerta di edilizia sociale e popolare. Sfide che richiedono interventi integrati, in grado di combinare sostenibilità ambientale, equità sociale e partecipazione delle comunità locali.

Ora spetta all’Italia tradurre queste priorità in azioni. Non si tratta solo di seguire linee guida europee, ma di costruire strumenti e politiche capaci di coinvolgere davvero cittadini e territori nella transizione energetica, facendo in modo che le opportunità indicate dal pacchetto non restino dichiarazioni di principio, ma diventino pratiche tangibili e accessibili a tutti.

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