Comunità energetiche in Emilia-Romagna: un laboratorio attivo per la transizione energetica

L’Emilia-Romagna si conferma una delle regioni italiane più attive nella promozione della transizione energetica, e il numero crescente di Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) ne è testimonianza. Al 31 dicembre 2024, risultavano mappate 129 iniziative tra CER in fase di progettazione, o già costituite ma in attesa del riconoscimento formale. Sebbene quelle attualmente attive siano solo quattro, la realizzazione complessiva dei progetti permetterà di produrre energia da fonti rinnovabili sufficiente a coprire il fabbisogno elettrico annuo di oltre 52.700 famiglie. Un traguardo significativo in termini di autosufficienza energetica e riduzione delle emissioni.

I numeri e la strategia regionale

Il percorso di crescita delle CER in Emilia-Romagna è stato accompagnato da un impegno istituzionale coerente e costante. La Regione ha adottato una legge regionale specifica (L.R. 5/2022) e ha attivato due bandi pubblici nel corso degli ultimi tre anni, per un totale di 3,5 milioni di euro stanziati. Tra le risorse messe a disposizione, risulta un contributo significativo dei fondi della politica di coesione dell’Unione europea, in particolare attraverso l’utilizzo del Fondo europeo per lo sviluppo regionale (FESR), come abbiamo evidenziato qui. I fondi hanno permesso di sostenere 71 progetti per la costituzione di CER e 27 per la realizzazione di impianti distribuiti sull’intero territorio regionale, con una potenza complessiva prevista pari a 52,5 megawatt.

I dati mostrano un protagonismo rilevante degli enti pubblici: oltre il 60% delle comunità ha tra i membri almeno un ente locale, mentre il 20% è promosso da imprese e circa l’8% coinvolge soggetti religiosi o del terzo settore. Inoltre, il 19% dei progetti è localizzato in comuni con meno di 5.000 abitanti, a indicare un’estensione significativa anche ai contesti meno urbanizzati. La Regione ha stimato che più dei due terzi della potenza complessiva sarà installata su edifici pubblici o su superfici già impermeabilizzate, ottimizzando l’uso del suolo senza ulteriore consumo di territorio.

Il bando per ampliare la partecipazione

Nel maggio 2025 è stato introdotto un nuovo decreto ministeriale che interviene sulla disciplina nazionale degli incentivi per le CER nell’ambito della misura finanziata dal PNRR volta a promuovere la creazione di comunità energetiche rinnovabili nei comuni italiani (Invesitmento 1.2 – Promozione rinnovabili per le comunità energetiche e l’auto-consumo). Il provvedimento ha l’obiettivo di allargare la platea dei beneficiari e semplificare le procedure, riducendo le barriere all’ingresso per cittadini, imprese e amministrazioni. Una delle modifiche più rilevanti è l’ampliamento dell’accesso agli incentivi ai comuni con meno di 50.000 abitanti (precedentemente limitato a quelli sotto i 5.000), misura che rafforza la diffusione delle CER anche in contesti periurbani o semi-rurali.
Il decreto introduce anche novità operative importanti: le comunità possono ora richiedere un anticipo fino al 30% del contributo, e i progetti godranno di una maggiore flessibilità nei tempi di realizzazione. Inoltre, è stato eliminato il meccanismo di riduzione dei contributi in caso di cumulo con altri incentivi, oggi non più applicabile nemmeno alle persone fisiche. Questo intervento rende più sostenibili dal punto di vista finanziario anche le esperienze di piccola scala e consente di estendere le ricadute positive alle fasce più vulnerabili della popolazione. Le nuove condizioni si applicano anche retroattivamente alle domande già presentate.

Un esempio virtuoso di inclusione energetica

Un elemento qualificante dell’approccio emiliano-romagnolo è la volontà di legare l’azione sulle CER al contrasto alla povertà energetica. Tra gli esempi virtuosi di cui abbiamo approfondito, spicca il bando regionale per il periodo 2021–2027 che prevede un contributo fino all’80% delle spese ammissibili per la creazione di comunità energetiche, comprensive anche degli studi di fattibilità. Particolare attenzione è data ai territori e alle realtà con condizioni socioeconomiche fragili. Sono previsti infatti criteri premianti per i comuni che includano tra i beneficiari soggetti in difficoltà economica. In questi casi, la quota di finanziamento a fondo perduto è più elevata, rendendo accessibile anche alle famiglie con reddito basso la possibilità di beneficiare dell’energia condivisa e degli incentivi legati alla produzione da fonti rinnovabili.
Questo approccio si traduce in una doppia funzione delle CER: da un lato strumento tecnico per la decarbonizzazione e l’efficientamento energetico, dall’altro leva sociale per la redistribuzione dei benefici e la riduzione delle disuguaglianze.

Le CER come motore di transizione locale e partecipata

Le Comunità energetiche rinnovabili offrono ai territori un’opportunità concreta per produrre, condividere e consumare energia rinnovabile in modo locale e partecipato. I benefici sono molteplici: riduzione delle bollette, incentivi garantiti per vent’anni, maggiore autonomia dai mercati energetici, riduzione delle emissioni e valorizzazione delle risorse esistenti. Ma non si tratta solo di vantaggi ambientali ed economici: le CER favoriscono anche nuovi modelli di collaborazione tra cittadini, enti pubblici, imprese e associazioni, contribuendo alla diffusione di una cultura energetica condivisa.
Il caso dell’Emilia-Romagna dimostra come, attraverso strumenti normativi e finanziari mirati, sia possibile accompagnare i territori nella transizione energetica, rafforzando allo stesso tempo coesione sociale, innovazione e sostenibilità. In un contesto segnato da crisi energetiche e ambientali, le CER si confermano uno degli strumenti più efficaci per realizzare una transizione non solo ecologica, ma anche equa e inclusiva.

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