Quando il PNRR è stato elaborato nel 2020, le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) sono state inserite nel piano italiano come uno degli strumenti chiave per favorire la transizione ecologica. I fondi stanziati erano considerevoli: 2,2 miliardi di euro assegnati all’Investimento 1.2, destinato alla Promozione delle rinnovabili per le comunità energetiche e l’autoconsumo. A questo finanziamento si aggiungevano altri investimenti previsti nel PNRR e da ulteriori fondi europei, in particolare del Fondo europeo per lo sviluppo regionale (FESR), nell’ambito della politica di coesione. Il FESR ha già finanziato esperienze virtuose di CER attive in diverse regioni italiane, come Campania, Emilia Romagna e Lazio, dove il modello ha dimostrato la sua efficacia, soprattutto quando adeguatamente supportato finanziariamente e nella fase di avvio.
L’investimento da 2,2 miliardi di euro rappresentava un’opportunità strategica per promuovere un modello energetico sostenibile e condiviso, rafforzando la partecipazione attiva dei cittadini nella transizione verde. Il piano prevedeva l’erogazione di contributi a fondo perduto fino al 40% dei costi ammissibili per la realizzazione di impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili, con l’intento di sostenere le CER e gli schemi di autoconsumo collettivo. L’obiettivo era ambizioso: inizialmente 2 GW di potenza installata (con una produzione annua di 2.500 GWh entro il 2026), poi rimodulato a 1,7 GW di potenza installata, nei comuni italiani con meno di 5.000 abitanti. Questo traguardo avrebbe dovuto contribuire non soltanto a decarbonizzare il sistema energetico, ma anche a favorire la coesione sociale e territoriale dei piccoli centri, soprattutto se create delle Comunità Energetiche Rinnovabili Solidali, di cui abbiamo spiegato i vantaggi qui.
Tutto questo rispettando le scadenze definite nel PNRR:
- Il traguardo M2C2-46, relativo alla firma dei contratti di concessione per la realizzazione degli interventi a beneficio delle comunità energetiche, da raggiungere entro il 31 dicembre 2025.
- L’obiettivo M2C2-47, che prevede l’installazione di almeno 1.730 MW di nuova capacità di generazione elettrica da fonti rinnovabili presso comunità energetiche e auto consumatori collettivi ubicati in comuni con meno di 5.000 abitanti, da realizzare entro il 30 giugno 2026.
A cinque anni di distanza, però, il divario tra gli obiettivi dichiarati del PNRR e i risultati effettivi è evidente. Il Decreto Direttoriale n°102 del 5 marzo 2025 mostra una situazione ben lontana dalle aspettative iniziali: infatti, solo l’1% dell’obiettivo è stato raggiunto, con appena 8,5 milioni di euro erogati su 2,2 miliardi e circa 20 MW di potenza installata su 1.730 MW previsti. Questi dati evidenziano i ritardi significativi nell’attuazione dell’investimento e nel raggiungimento degli obiettivi previsti. Un fattore determinante nel rallentamento è stato il ritardo nell’iter normativo: il decreto attuativo che avrebbe dovuto definire le modalità di incentivazione dell’investimento, inizialmente previsto per il 2022, è stato pubblicato dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica soltanto alla fine di gennaio 2024. Questo ritardo di quasi due anni ha rallentato e compromesso l’avvio dei progetti e quindi la capacità di pianificazione da parte dei soggetti promotori delle CER.
In risposta a questi ritardi, è stata disposta una proroga del termine per la presentazione delle richieste di accesso ai contributi dell’Investimento al 30 novembre 2025. Tuttavia, vista la situazione, la proroga rischia di non essere sufficiente, perché il tempo che resta per completare gli impianti entro la scadenza finale del PNRR (agosto 2026, termine ultimo per la spesa dei fondi PNRR), è poco. La situazione attuale solleva quindi forti preoccupazioni, ed il rischio concreto è che questa misura, pur sostenuta da una dotazione finanziaria rilevante, rimanga inattuata, con una conseguente perdita delle risorse europee e del potenziale impatto positivo sulla transizione energetica e sulla coesione territoriale.










