Cosa succede quando cittadini, enti locali, associazioni e imprese decidono di unirsi per produrre e condividere energia pulita? Nascono le Comunità Energetiche Rinnovabili e Solidali, le CERS: esperienze collettive in cui l’energia non è solo un costo da pagare, ma una risorsa da gestire insieme. Una risposta alla crisi climatica, alle disuguaglianze e all’aumento dei prezzi, che mette al centro la partecipazione e la solidarietà. Sono un nuovo modo di vivere l’energia: non più solo utenti passivi che pagano una bolletta, ma attori attivi della transizione ecologica.
Da dove arrivano le comunità energetiche
L’idea di comunità energetica non è nuova: in Europa se ne parla dagli anni ’70, ma è con la Direttiva RED II del 2018 che l’Unione Europea dà un segnale forte, riconoscendo il diritto di cittadini e comunità locali di produrre, consumare e scambiare energia da fonti rinnovabili. In Italia, una prima fase sperimentale inizia nel 2020. Ma è solo nel 2024, con il decreto attuativo del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE), che nasce un quadro chiaro di regole e incentivi per farle davvero decollare.
Nascono così le CER – Comunità Energetiche Rinnovabili – e le loro “cugine” con una marcia in più: le CERS, dove la dimensione sociale non è un accessorio ma un obiettivo preciso.
Perché servono oggi
In un contesto segnato da crisi energetica, disuguaglianze economiche e cambiamento climatico, le CERS rappresentano una risposta sistemica, innovativa e solidale. Infatti, queste realtà portano con sé benefici:
- Ambientali: riduzione delle emissioni di CO₂, aumento della produzione da fonti rinnovabili, promozione di un modello energetico decentralizzato
- Economici: risparmio in bolletta per i membri, nuove opportunità per imprese locali, accesso agli incentivi pubblici
- Sociali: contrasto alla povertà energetica, rafforzamento delle reti di solidarietà, coinvolgimento delle fasce più fragili (famiglie vulnerabili, anziani, enti del terzo settore)
Le CERS non sono solo una soluzione tecnica, ma un progetto di comunità che rimette al centro il territorio e la partecipazione. Sono strumenti per combattere la povertà energetica, creare nuove reti di solidarietà e rafforzare il senso di appartenenza. Dove nascono, si valorizzano competenze locali, si attivano processi educativi, si sperimentano nuove forme di mutualismo.
A che punto siamo nel 2024
Oggi le CERS sono una realtà in crescita. Secondo il Rapporto 2024 di Energy&Strategy, in Italia ci sono già 168 comunità energetiche attive o in fase avanzata di progettazione: un +89% rispetto al 2023. Le regioni più attive? Piemonte, Lazio, Sicilia e Lombardia, che da sole rappresentano quasi la metà dei progetti. Il potenziale, però, è molto più ampio: si stima che le CER/CERS possano coinvolgere oltre 5 milioni di famiglie nei prossimi anni. Questo numero crescente di progetti non è solo un dato positivo, ma un segnale che le CERS stanno diventando una vera e propria speranza per il futuro, offrendo a molte comunità la possibilità di essere protagoniste di un cambiamento ecologico ed economico.
C’è però un ma: nonostante il numero crescente, la maggior parte degli impianti resta di piccole dimensioni e le difficoltà economiche e burocratiche sono ancora molte. Le CER/CERS si basano su un modello di condivisione dell’energia che richiede strumenti tecnologici e gestionali avanzati, e oggi oltre la metà dei progetti fa capo ad associazioni.
Tra i progetti più significativi, spicca Vado Ligure, dove è nata la più grande comunità energetica italiana: un impianto fotovoltaico da 1 megawatt sulla centrale Tirreno Power, capace di fornire energia a 400 famiglie. Un buon esempio di collaborazione tra cittadini, aziende ed enti pubblici.
Le CERS possono interessare aree urbane o rurali, in condomini, quartieri, piccoli comuni, zone industriali, edifici pubblici o spazi rigenerati. La loro forza sta nella flessibilità e nella capacità di adattarsi ai contesti locali, favorendo l’incontro tra tecnologie rinnovabili, partecipazione civica e impatto sociale.
Gli incentivi previsti
Con il nuovo decreto del MASE del 2024, sono finalmente disponibili:
- contributo a fondo perduto fino al 40% per impianti fotovoltaici nei comuni sotto i 5.000 abitanti (finanziati dal PNRR)
- tariffa incentivante per tutta l’energia prodotta e condivisa da fonti rinnovabili, su scala nazionale
- un quadro normativo che valorizza la prossimità e l’autoconsumo collettivo
Sono stati inoltre attivati i primi sportelli pubblici, i cosiddetti One Stop Shop, per aiutare cittadini e comuni a orientarsi nel percorso di attivazione di una CER/CERS.
Restano però alcune criticità:
- nessun incentivo per l’energia termica condivisa
- meccanismo dello “sconto in bolletta” ancora poco chiaro
- definizione ambigua di “finalità sociale”, necessaria per accedere ad alcuni benefici: almeno il 55% dell’energia condivisa deve essere destinata a soggetti non profit, famiglie o enti pubblici
Uno strumento per cambiare
Ciò che rende uniche le CERS è la componente solidale. Non si tratta solo di installare pannelli solari, ma di costruire relazioni, valorizzare competenze locali, attivare processi educativi e includere chi altrimenti resterebbe fuori.
Le CERS diventano uno strumento strategico per rigenerare i legami tra le persone, creare nuove forme di mutualismo e responsabilità condivisa. Dove nascono, si rafforza il senso di appartenenza, si attivano processi educativi, si valorizzano le competenze locali. Il concetto di “solidale” non è un’aggiunta, ma una direzione: non lasciar fuori nessuno dalla transizione ecologica. Il cammino è iniziato, e seppur non privo di ostacoli, ogni esperienza realizzata – ogni impianto attivato, ogni quartiere coinvolto – è un passo avanti verso un modello di società più equa e sostenibile.










