È stato pubblicato il nuovo briefing “Race to the top: Reform and investment proposals for the Social Climate Plans”, coordinato da REScoop.eu e CEE Bankwatch e realizzato con il contributo di 45 organizzazioni della società civile, agenzie e comunità energetiche e università europee, tra cui anche noi.
Il documento analizza le bozze dei Piani di 19 paesi europei, e propone indicazioni per migliorare riforme, investimenti e processi partecipativi, valutando il livello di inclusione e l’efficacia delle misure previste.
L’analisi si basa su una valutazione a semaforo che mette a confronto gli approcci nazionali secondo quattro principi guida:
- riforme e investimenti strutturali per ridurre le disuguaglianze
- partecipazione pubblica ampia e sostanziale
- attenzione all’impatto reale sui beneficiari finali
- coerenza delle politiche e capacità di attivare ulteriori risorse
In tutta Europa, gli Stati membri stanno completando i propri Piani sociali per il clima, che dovranno essere approvati entro il 1° gennaio 2026. Questi piani consentiranno di accedere agli 86,7 miliardi di euro del Fondo sociale per il clima (Social Climate Fund), destinati a sostenere famiglie e imprese di fronte alle nuove sfide della transizione energetica e all’introduzione, nel 2027, del nuovo Sistema di scambio delle emissioni per trasporti e riscaldamento (ETS2).
In un momento di crescente pressione economica e sociale, i Piani sociali per il clima possono rappresentare un’occasione per rafforzare la dimensione equa della transizione verde, combinando politiche ambientali e strumenti di solidarietà.
L’Italia e il percorso verso un Piano più inclusivo
Anche l’Italia è impegnata nella definizione del proprio Piano Sociale per il Clima, coordinato dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE). Tra marzo e giugno 2025, il Ministero ha promosso una consultazione pubblica articolata in tre fasi, che ha raccolto contributi da istituzioni, esperti e organizzazioni della società civile. Questo confronto ha favorito un dialogo costruttivo con gli esperti ministeriali e ha mostrato una buona apertura all’integrazione di proposte esterne. Tuttavia, dopo giugno non si sono più registrati momenti di confronto con il MASE, nonostante il Piano non sia ancora stato ultimato e risulti tuttora in fase di revisione.
Alla fine maggio, abbiamo contribuito ad un’analisi sullo stato di avanzamento del Piano Sociale per il Clima italiano, che offre uno sguardo approfondito sulle priorità, i progressi e le criticità del piano nazionale.
Un panoramica in sintesi del Piano italiano (budget complessivo di 8,75 miliardi di euro): la maggior parte delle risorse è destinata al settore edilizio, con interventi di efficientamento energetico rivolti alle famiglie più fragili. Subito dopo viene il settore dei trasporti, che riceve il 41% dei fondi per sostenere la decarbonizzazione, la diffusione dei veicoli elettrici e una mobilità pubblica più sostenibile. Una parte minore del budget è riservata ai sostegni al reddito (7%) e all’assistenza tecnica (2%).
Sul fronte delle misure, il Piano italiano prevede sostegni per le famiglie in povertà energetica e di mobilità e per le microimprese vulnerabili, ma la vera sfida sarà garantire che gli aiuti raggiungano davvero chi è più esposto agli effetti della transizione. Per farlo serviranno criteri più aderenti alla realtà dei territori e strumenti di monitoraggio condivisi, capaci di misurare l’impatto sociale ed economico delle azioni messe in campo.
Nel complesso, il Piano dimostra l’impegno dell’Italia nel contrastare la povertà energetica e dei trasporti attraverso investimenti mirati. Tuttavia, emergono alcune criticità strutturali: gli obiettivi di efficienza energetica restano piuttosto modesti, con una riduzione dei consumi prevista solo del 30%; l’attenzione è concentrata quasi esclusivamente sull’edilizia pubblica, lasciando fuori molti affittuari privati e abitazioni inefficienti; gli investimenti in sistemi di riscaldamento e raffreddamento sono ancora limitati; e manca un vero sostegno a progetti comunitari o cooperativi che potrebbero ampliare l’impatto sociale della transizione verde.
Le conclusioni dell’analisi di REScoop e Bankwatch
Dall’analisi che mette a confronto lo stato di avanzamento dei Piani nei paesi europei, si evince che mentre alcuni Piani si stanno muovendo nella giusta direzione, è necessario molto più impegno e ambizione da parte dei governi. Bisogna evitare soluzioni non realmente risolutive, come le auto ibride o i sistemi di riscaldamento ibridi, e invece promuovere misure realmente efficaci, come le comunità energetiche. Inoltre, è fondamentale istituire, promuovere e mantenere un comitato nazionale di monitoraggio che supervisioni l’attuazione del Piano.
Il briefing > “Race to the top: Reform and investment proposals for the Social Climate Plans”










