Il 25 giugno, la Commissione per lo sviluppo regionale del Parlamento europeo (REGI) ha approvato la revisione della politica di coesione per il ciclo 2021-2027, come proposto dal Commissario Raffaele Fitto ad aprile scorso. Con 26 voti favorevoli, 10 contrari e 5 astensioni, la Commissione REGI ha quindi dato il via libera alla riallocazione dei fondi di coesione su cinque nuove aree di intervento: competitività, difesa, alloggi a prezzi accessibili, resilienza idrica, transizione energetica.
Alla base di questa riforma c’è la necessità di adattare i programmi decisi da ogni Stato membro all’inizio dell’attuale ciclo di programmazione alle nuove sfide politiche, geopolitiche ed economiche emerse negli ultimi anni. Sfide che, secondo la Commissione, richiedono interventi veloci e mirati. Per questo si punta a una politica di coesione più flessibile e facilmente adattabile alle nuove priorità strategiche dell’Unione, che riflettono il contesto geopolitico attuale e agevolano il rapido impiego delle risorse, accelerando così l’attuazione dei programmi.
La politica di coesione europea è la principale politica di investimento dell’UE, e rappresenta un terzo del bilancio totale dell’Unione europea per il periodo 2021-2027. Nasce però con uno scopo ben preciso: promuovere uno sviluppo equilibrato e sostenibile delle regioni europee, riducendo le disparità economiche, sociali e territoriali. Per raggiungere questo obiettivo, la politica di coesione si sviluppa con tempi più lunghi rispetto ad altri strumenti finanziari, come il PNRR. Un ruolo centrale è svolto dalle autorità regionali e locali, dai territori, dagli stakeholder, inclusa la società civile, all’interno di una governance fondata sul principio del partenariato.
Come abbiamo già evidenziato quando la proposta è stata presentata ad aprile, la riallocazione dei fondi di coesione su priorità come difesa e competitività rappresenta un cambiamento significativo. I fondi di coesione, tradizionalmente destinati a sostenere le regioni e i settori in difficoltà per colmare il divario rispetto alle aree più sviluppate, rischiano di allontanarsi dai loro obiettivi sociali ed economici. Il rischio concreto è che gli Stati direzionino i fondi verso progetti che poco o nulla hanno a che fare con la propria coesione economica, sociale e territoriale.
La sfida principale resta quindi trovare un equilibrio tra flessibilità e coerenza, per non snaturare l’obiettivo di lungo termine della coesione europea. Il prossimo appuntamento è a luglio, quando i negoziati con il Consiglio dell’UE saranno avviati, con l’intento che la revisione possa essere operativa entro il 2026.







