Nel quadro delle politiche europee per il clima, sono stati stanziati tre miliardi di euro per accompagnare la decarbonizzazione degli edifici e del trasporto su strada. L’intervento, promosso dalla Banca europea per gli investimenti (BEI) insieme alla Commissione europea, consente di rendere disponibili in anticipo le risorse collegate all’ETS2, il nuovo sistema che dal 2028 estenderà il mercato europeo delle emissioni anche al settore abitativo e alla mobilità privata: è la cosiddetta ETS2 Frontloading Facility.
L’European Emission Trading System 2 (ETS2), è un ampliamento dell’attuale sistema europeo di scambio delle emissioni, già operativo per industrie ad alta intensità energetica e aviazione. A differenza del meccanismo esistente, il nuovo schema si concentra sul settore degli edifici e trasporto su strada. L’introduzione di un prezzo sulle emissioni in questi ambiti è destinata a produrre effetti lungo l’intera catena economica, incidendo progressivamente sui costi dell’energia e dei carburanti e influenzando scelte di investimento e modelli di consumo.
Per attenuare l’impatto della fase di avvio, il meccanismo finanziario attivato a livello europeo, prevede l’anticipazione delle entrate future derivanti dal prezzo della CO₂. In questo modo gli Stati membri che hanno recepito l’ETS2 nei rispettivi ordinamenti possono accedere a strumenti di finanziamento e prefinanziamento prima che il sistema entri pienamente a regime, senza dover attendere il 2028 o l’effettiva traslazione dei nuovi costi su cittadini e imprese. L’accesso resta invece subordinato al completamento del percorso normativo per quei Paesi che non hanno ancora concluso il recepimento della Direttiva ETS2, tra cui Belgio, Repubblica Ceca, Estonia, Francia, Ungheria, Polonia, Portogallo, Romania, Slovacchia e Spagna.
Le risorse anticipate, come già riportato, sono orientate soprattutto alla riduzione dei consumi energetici negli edifici e alla trasformazione dei sistemi di mobilità, due settori che incidono in modo diretto sulla quotidianità delle persone. Rientrano in questo ambito interventi come la sostituzione delle caldaie tradizionali con pompe di calore, il miglioramento dell’isolamento termico e la riqualificazione dell’involucro edilizio, insieme agli investimenti nella mobilità elettrica, nelle infrastrutture di ricarica e nel trasporto pubblico e condiviso. Si tratta di ambiti che, con l’estensione del mercato delle emissioni, vedranno inevitabilmente una crescita nei prezzi.
La finalità del sistema è ridurre le emissioni di gas serra accompagnando al tempo stesso le famiglie, in particolare quelle a basso e medio reddito, in una fase di cambiamento che può comportare un aumento delle spese energetiche. L’ETS2 introduce infatti un prezzo sui combustibili utilizzati per edifici e trasporti e, in assenza di misure di compensazione, tale costo può incidere in modo più rilevante su chi dispone di minori risorse economiche. Per questa ragione la dimensione sociale non è un elemento accessorio, ma parte integrante dell’impianto europeo.
In Italia la questione assume un rilievo specifico, anche alla luce delle caratteristiche del patrimonio edilizio nazionale, tra i più datati d’Europa, come abbiamo raccontato diverse volte. Gran parte degli edifici italiani è stata costruita prima dell’introduzione di standard energetici recenti e presenta alti livelli di dispersione termica, con un conseguente fabbisogno significativo di gas per il riscaldamento. Le ricadute si riflettono sulle spese delle famiglie e rendono evidente come il tema dell’abitare non riguardi soltanto l’accesso a un alloggio, ma anche la qualità energetica degli edifici e la sostenibilità dei costi nel medio e lungo periodo.
In questo quadro si inserisce il Fondo sociale per il clima, pensato per accompagnare l’entrata in vigore dell’ETS2 sostenendo famiglie vulnerabili, persone in povertà energetica e microimprese. L’Unione europea mette a disposizione un totale di 65 miliardi di € per il periodo 2026-2032. Per ottenere i finanziamenti, ogni Stato membro è chiamato a predisporre un Piano sociale per il clima contenente misure mirate; le bozze avrebbero dovuto essere presentate entro la fine del 2025, ma ad ora soltanto 3 paesi hanno presentato il proprio Piano, e solo uno è stato già approvato. L’Italia non è tra questi paesi, e il contenuto finale del Piano italiano rimane sotto i tre miliardi messi a disposizione dalla Banca europea per gli investimenti che costituiscono dunque una leva finanziaria rilevante che richiede un coordinamento stretto con i piani nazionali, affinché le risorse possano tradursi in interventi coerenti e accessibili. Il rischio, in assenza di una programmazione adeguata, è che le misure risultino frammentate o non riescano a raggiungere in modo efficace i destinatari.
Per richiamare insieme a 16 organizzazioni europee, il 2 febbraio abbiamo inviato una lettera al Consiglio di Amministrazione della BEI per condividere una serie di raccomandazioni sulla Front Loading Facility della Banca. La lettera, promossa dal SCF Tracker Group e la Social and Green EIB Coalition, sottolinea il potenziale sociale della Facility se gestita nel pieno rispetto dei criteri sociali ed ambientali della BEI.
Il tema dell’abitare si collega così alla più ampia questione della giustizia climatica, poiché la riduzione delle emissioni deve procedere insieme alla tutela delle condizioni di vita e alla garanzia di costi energetici sostenibili e prevedibili. Su questo terreno si colloca la campagna Build Better Lives, che riunisce movimenti sociali, climatici e giovanili con l’obiettivo di promuovere edifici più efficienti e una migliore qualità dell’abitare. Anche MIRA Network partecipa attivamente a questa iniziativa, richiamando l’attenzione sul legame tra accessibilità economica delle abitazioni e loro prestazioni energetiche.
L’anticipazione finanziaria promossa dalla BEI apre quindi una fase significativa nell’attuazione dell’ETS2; la sua efficacia dipenderà dalla capacità di integrare strumenti europei e politiche nazionali in un percorso che tenga insieme transizione energetica e diritti sociali, con un’attenzione costante alle condizioni reali in cui vivono le persone.










