Salta il recepimento della Direttiva EPBD nel 2025, eppure ne abbiamo un gran bisogno

La scorsa settimana il Consiglio dei Ministri ha approvato il nuovo disegno di legge di delegazione europea 2025: si tratta della legge annuale con cui il Parlamento italiano delega il Governo a recepire una serie di direttive e atti dell’Unione europea, traducendoli in norme nazionali entro le scadenze previste.
C’è però una grande esclusa dalla legge di delegazione europea 2025: la Direttiva sulla Performance energetica degli edifici (o Direttiva EPBD, conosciuta anche come Direttiva Case Green), che dev’essere recepita entro la fine di maggio 2026.
A peggiorare il quadro, il fatto che, entro la fine di quest’anno, l’Italia deve presentare una prima bozza del suo Piano nazionale di ristrutturazione degli edifici alla Commissione europea, ma, ad oggi, anche su questa bozza (o sull’avanzamento dei lavori) non è stata diffusa alcuna informazione pubblica.

La Direttiva EPBD rappresenta lo strumento chiave con cui l’UE intende affrontare il problema degli edifici vecchi, inefficienti e ad alte emissioni. In Europa, infatti, gli edifici sono responsabili di circa il 40% dei consumi energetici finali e del 36% delle emissioni di gas serra. Inoltre, il 75% del patrimonio edilizio è energeticamente inefficiente.

Come abbiamo spiegato più volte, l’Italia ha un gran bisogno di riqualificare i propri edifici: il parco edilizio italiano, che è prevalentemente residenziale (89%), è vecchio (oltre il 50% degli edifici è stato costruito prima del 1980), energivoro ed inefficiente da un punto di vista energetico (¾ degli edifici residenziali hanno una classe energetica E, F, G), e dipende ancora in larga misura da fonti fossili.
Ma attuare la Direttiva EPBD significherebbe non solo ridurre consumi ed emissioni, ma anche apportare benefici sociali.
Difatti, riqualificare gli edifici è fondamentale per affrontare seriamente la povertà energetica, che non si arresta e ha colpito il 9% dei nuclei familiari italiani nel 2023.

A marzo, durante l’evento che abbiamo organizzato nell’ambito della campagna europea Build Better Lives, abbiamo riunito istituzioni e organizzazioni della società civile italiana per evidenziare la necessità di implementare in modo virtuoso la Direttiva EPBD nel contesto italiano.
Uno dei punti chiave che è emerso durante l’evento ha riguardato proprio la necessità di un quadro normativo solido per implementare l’attuazione della EPBD, in grado di garantire efficienza, equità e indipendenza energetica anche in Italia.
Oltre a questo, abbiamo richiamato la necessità di una strategia per la decarbonizzazione degli edifici realmente inclusiva, che consideri attentamente gli impatti sociali della transizione e coinvolga le fasce più fragili della popolazione.

In questo scenario, i fondi europei rappresentano una risorsa significativa per finanziare ristrutturazioni, efficienza e innovazione nel settore edilizio.
PNRR, fondi di coesione e altri programmi finanziati dall’UE (come il neo-presentato Fondo Sociale per il Clima) hanno già permesso il finanziamento di numerosi interventi, capaci di coniugare trasformazione energetica e inclusione sociale.
È il caso, ad esempio, del progetto Porto Fluviale a Roma, che rappresenta un modello di riqualificazione urbana ed energetica partecipata con attenzione alla dimensione sociale della ristrutturazione.

Quindi accogliamo con rammarico la scelta di escludere la Direttiva EPBD dalla legge di delegazione europea 2025.
Si tratta di un segnale politico miope, che rischia di rallentare una trasformazione ormai improrogabile.
Oltre a esporre l’Italia all’ennesima procedura di infrazione (già 64 quelle aperte al giugno 2025), questo ritardo avrebbe impatti concreti su cittadini, territori e imprese, penalizzando un percorso di transizione energetica e sociale indispensabile.
La riqualificazione del patrimonio edilizio italiano non può più attendere.
Ignorare l’urgenza della transizione significa lasciare indietro chi già oggi paga il prezzo più alto dell’inefficienza e della crisi climatica.

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