Sardegna, incentivi alle PMI e voucher per la conciliazione spingono la transizione giusta

Nuovi bandi e misure sociali rafforzano il percorso del Sulcis tra riconversione economica e inclusione

Dal 15 settembre in Sardegna è aperto il bando legato all’Azione 1.2, “Incentivi alle PMI, per il miglioramento delle performance energetiche.” Si tratta di un Avviso Pubblico a Sportello che vede il termine ultimo per la presentazione delle domande esteso dal 31 ottobre al 4 novembre prossimo. Tra i beneficiari, le micro, piccole e medie imprese specializzate nell’ estrazione di pietre ornamentali, calcare, pietra di gesso, ardesia e altre pietre; e nell’ estrazione di ghiaia, sabbia, argilla e caolino; Sono comprese anche attività quali: servizi di alloggio (alberghi e simili), la gestione di impianti sportivi e attività specializzate nella riparazione e manutenzione meccanica, elettrica ed elettronica di autoveicoli. 

L’apertura di questo bando segue quella dell’avviso pubblico finalizzato alla creazione di un catalogo di beneficiari della concessione di voucher a sostegno della conciliazione tra vita privata e lavorativa. Avviso che è stato aperto il 4 agosto scorso e che concede la possibilità di presentare la propria candidatura, propedeutica per essere inseriti nell’apposito catalogo, fino al prossimo 6 ottobre. L’iniziativa rientra nell’Azione 1.8 del Piano Territoriale Sulcis e nel Programma Nazionale del Just Transition Fund (JTF), volto a rafforzare i servizi di conciliazione per favorire l’occupazione dei soggetti colpiti dalla transizione – in particolare delle donne – e ridurre il rischio di povertà nelle famiglie monoreddito.

A testimonianza dei progressi fatti nell’implementazione del piano esecutivo sardo,  un recente report di valutazione funzionale al riesame intermedio previsto dall’art. 18 del Reg. UE 1060/2021, pubblicato lo scorso maggio, ) fornisce un quadro aggiornato sullo stato di attuazione del Programma Nazionale JTF e mette in evidenza punti di forza, criticità e raccomandazioni per il futuro. Il report passa in analisi le modifiche introdotte nella stesura dei piani esecutivi, anche a seguito delle riunioni del comitato di sorveglianza, organo preposto a monitorare l’implementazione. Modifiche che hanno riguardato principalmente il Sulcis Iglesiente e, in particolare, l’incremento delle risorse destinate alle bonifiche dei siti minerari e industriali contaminati, passate a 145 milioni di euro. Un passaggio significativo in un territorio segnato da forte calo demografico (−22% previsto entro il 2050), alto tasso di disoccupazione e livelli di istruzione bassi: la rigenerazione delle aree inquinate è infatti vista come prerequisito per attrarre nuovi investimenti, rilanciare le attività produttive e migliorare la qualità della vita. 

Va però evidenziato che a questo aumento si accompagna una riduzione dei fondi destinati a innovazione e inserimento lavorativo, scesi da 110,5 milioni a 64 milioni di euro. Un segnale chiaro di come la coperta sia corta e della necessità di incrementare le risorse per la transizione energetica.

Diverso è il caso di Taranto, dove il percorso di attuazione del JTF si presenta più complesso. Nonostante l’impianto strategico resti valido, l’Organismo Intermedio pugliese ha chiesto di ricalibrare una parte dei fondi alla luce del regolamento STEP (2024/795), che mira a rafforzare tecnologie e materie prime critiche a livello europeo. Le modifiche proposte puntano a sostenere la filiera dell’idrogeno verde, rafforzare la ricerca e favorire PMI innovative, con la possibilità di estendere il sostegno anche a imprese non-PMI. Una scelta che risponde a esigenze locali ma che rischia di rallentare il percorso complessivo: la governance del piano in Puglia ha infatti mostrato ritardi significativi nell’attuazione, tanto da sollevare preoccupazioni sulla capacità di rispettare i target 2025-2026.

Il confronto tra Sardegna e Taranto è emblematico: nel Sulcis la priorità resta su interventi immediati e tangibili, come le bonifiche ambientali e il sostegno a nuove attività economiche, con un impianto strategico confermato e senza stravolgimenti. A Taranto, invece, il tentativo di riorientare parte delle risorse verso STEP riflette l’urgenza di diversificazione industriale, ma introduce il rischio di ulteriori ritardi.

In questo quadro, i bandi sardi appaiono come i tasselli che danno continuità e concretezza all’attuazione del JTF. Mostrano come l’utilizzo delle risorse europee possa tradursi in misure di impatto diretto per i cittadini e, al tempo stesso, sostenere la riconversione economica del territorio. Un approccio che, pur con i suoi limiti, segna una differenza rispetto ad altri contesti in cui la ridefinizione delle priorità rischia di allungare ulteriormente i tempi di realizzazione.

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