Il 17 settembre 2025 è stato riaperto lo sportello del Fondo per il sostegno alla transizione industriale, promosso dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) e gestito da Invitalia. Finanziato con 134 milioni di euro del PNRR, il bando resterà aperto fino al 10 dicembre 2025 e punta a sostenere le imprese italiane – di qualsiasi dimensione – che intendono investire in progetti di efficientamento energetico, autoproduzione da fonti rinnovabili ed economia circolare.
La misura rientra nell’investimento M2C2 – 5.1 del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e mira ad accompagnare il sistema produttivo verso una maggiore sostenibilità ambientale, in linea con le politiche europee per la neutralità climatica. Potranno accedere al Fondo anche le imprese energivore, a cui è riservato il 50% delle risorse, mentre un ulteriore 40% è destinato ai progetti localizzati nel Mezzogiorno.
I progetti finanziabili devono prevedere spese complessive tra 3 e 20 milioni di euro e garantire risultati misurabili in termini di riduzione dei consumi energetici e idrici, incremento della quota di rinnovabili, diminuzione dei rifiuti e minor impiego di materie prime vergini. Le agevolazioni saranno concesse nella forma di contributi a fondo perduto, con intensità variabile in base alla dimensione dell’impresa e alla tipologia dell’investimento.
Un PNRR in revisione continua
L’apertura di questo bando si inserisce in un quadro più ampio di riprogrammazione del PNRR, che nelle ultime settimane ha subito una nuova revisione. Il 26 settembre, durante la riunione della cabina di regia, il Governo ha infatti annunciato un’ulteriore modifica del Piano, a meno di un anno dalla scadenza entro cui dovranno essere raggiunti tutti gli obiettivi concordati con l’Unione europea.
Si tratta della sesta revisione, di natura finanziaria, che riguarda 34 misure per un valore complessivo di circa 14 miliardi di euro. Secondo i dati più recenti, la spesa effettiva del PNRR ammonta oggi a 86 miliardi di euro, meno della metà dei 194,4 miliardi disponibili, mentre oltre 100.000 progetti su 450.000 risultano ancora in corso.
Per rispettare i tempi e le scadenze europee, il Governo ha deciso di spostare risorse verso misure più semplici da attuare, rinviandone altre. Tra queste, la Transizione 5.0, con circa 2 miliardi di euro posticipati, e l’investimento sulle Comunità Energetiche Rinnovabili (CER), uno degli strumenti più promettenti per una transizione verde diffusa e partecipata.
Si rischia così di sacrificare, nella fretta, interventi fondamentali per il futuro del Paese, quelli che integrano innovazione tecnologica, sostenibilità ambientale e coinvolgimento territoriale.
Opportunità e limiti
I primi due bandi attivati per le imprese nell’ambito del Fondo per la Transizione Industriale del PNRR riguardano il supporto a progetti di ricerca e sviluppo (R&S) e a investimenti per la sostenibilità. Il primo, gestito dal Centro Nazionale Mobilità Sostenibile, finanzia R&S in “Air Mobility” e “Sustainable Road Vehicle”; il secondo, gestito dal MIMIT, è aperto a tutte le imprese per investimenti legati all’efficienza energetica e all’economia circolare.
Il bando rappresenta senza dubbio un’opportunità, ma misura e intensità di aiuto non saranno sufficienti a colmare tutti i gap strutturali. Tra le criticità principali figuranotempi stretti, complessità burocratiche, rischio di ritardi nella realizzazione dei progetti e scarsa integrazione con politiche industriali di medio-lungo termine.
La recente rimodulazione del PNRR, con rinvii di misure chiave come le comunità energetiche evidenzia una tendenza a privilegiare la rapidità di spesa rispetto all’impatto strategico a lungo termine. Il quadro resta quindi caratterizzato da un delicato equilibrio tra aspettative e difficoltà di trasformare gli stanziamenti in risultati concreti.
Oltre il PNRR, una visione che ancora manca
Il nuovo Fondo per la transizione industriale è senza dubbio un’opportunità rilevante per le imprese italiane. Allo stesso tempo, però, emerge la sensazione di una corsa continua contro le scadenze, con bandi che si aprono e si chiudono in tempi stretti e risorse riallocate più per necessità che per strategia.
Siamo ormai all’ultimo anno utile per completare l’attuazione del PNRR, e la gestione frammentata degli interventi rischia di ridurre l’efficacia anche delle misure più promettenti. La transizione industriale, come quella energetica, non può essere affrontata con logiche emergenziali: richiede stabilità, continuità e una visione capace di andare oltre l’urgenza della rendicontazione.Al di là di questo, è ora necessario ragionare su che cosa accadrà dopo il 2026, è troppo tardi per recuperare quella visione di lungo periodo che il PNRR aveva promesso? Forse non ancora. Ma la sessione di bilancio che si apre ora sarà decisiva per capire se l’Italia saprà disegnare un futuro post PNRR all’altezza delle ambizioni del mondo economico e sociale, nella logica delle transizioni ecologica e digitale.










