Consiglio europeo del 18 e 19 giugno, QFP e DNSH: la posizione dell’Italia

Quello di oggi, giovedì 18 giugno, e di domani, venerdì 19, è un Consiglio europeo importante per le discussioni sul prossimo bilancio europeo per il periodo 2028-2034. In agenda tra i temi che verranno discussi a Bruxelles c’è anche il nuovo Quadro Finanziario Pluriennale (QFP): Cipro, che attualmente ricopre la Presidenza del Consiglio fino alla fine del mese, prevede di far avanzare il dossier con questo incontro tra i leader europei.

L’Italia arriva a questo vertice con una posizione più chiara e articolata rispetto al passato. In vista di questa due giorni, la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha presentato la linea negoziale italiana alla Camera dei Deputati l’11 giugno e, per la prima volta, si è espressa con precisione su punti specifici del dibattito sul prossimo bilancio europeo, concentrandosi soprattutto su tre fronti:

  1. i numeri del bilancio
  2. le condizionalità
  3. il principio “Do No Significant Harm” (DNSH), il “non arrecare danno significativo”

La posizione della Presidente del Consiglio sul DNSH è problematica. La Premier ha affermato che l’applicazione del principio comporterebbe «l‘esclusione automatica dai fondi europei di intere categorie di investimenti ritenuti incompatibili con gli obiettivi ambientali». Secondo Meloni, in un mondo dove «Stati Uniti e Cina mobilitano miliardi per incentivare l’industria e la competitività», l’Europa non può fare «la scelta diametralmente opposta», trasformandosi essa stessa in «un ostacolo alla propria industria e competitività».

Perché l’attacco di Meloni non regge

Innanzitutto, il DNSH non è un divieto automatico. È una valutazione caso per caso che assicura che gli investimenti finanziati con denaro pubblico europeo non arrechino danno significativo agli obiettivi climatici e ambientali dell’UE. Le valutazioni vengono condotte secondo criteri tecnici definiti dalla Commissione europea, non secondo scelte politiche arbitrarie: il principio quindi non blocca gli investimenti, ma li orienta verso modalità sostenibili. Inoltre, già nella proposta della Commissione europea sono state previste eccezioni importanti: attività legate a difesa e sicurezza, situazioni di crisi e ragioni inderogabili di interesse pubblico.

In secondo luogo, proteggere l’ambiente non è un ostacolo alla competitività, bensì un requisito della sostenibilità economica di lungo periodo. Le imprese europee che ignorano i danni ambientali affrontano rischi reputazionali, normativi e finanziari crescenti. Il mercato globale premia sempre più le aziende che rispettano standard ambientali elevati, mentre penalizza quelle che tagliano angoli sulla sostenibilità. La vera competitività nel 2028-2034 passa dalla sostenibilità, non dall’elusione delle responsabilità ambientali.

Infine, l’Italia non può permettersi di indebolire il DNSH, visto che è un Paese particolarmente vulnerabile ai cambiamenti climatici e al degrado ambientale. Finanziare investimenti incompatibili con i criteri ambientali europei espone il Paese a rischi climatici, normativi e finanziari sempre maggiori. Gli ultimi anni hanno dimostrato quanto questa vulnerabilità sia reale: alluvioni sempre più frequenti, siccità prolungate, erosione costiera e perdita di biodiversità.

Cosa chiediamo al Governo italiano

In vista del Consiglio europeo di oggi e domani (18/19 giugno), ribadiamo quanto chiesto nelle nostre raccomandazioni, firmate da 12 organizzazioni della società civile italiana che chiedono un impegno chiaro del Governo su otto punti fondamentali.

Tra questi, un DNSH forte e coerente. Non solo il principio deve rimanere ed essere applicato a tutti i fondi europei, ma le linee guida di implementazione in fase di sviluppo da parte della Commissione europea devono escludere categoricamente tutti i progetti riconosciuti come dannosi per clima e ambiente. Le eccezioni previste devono essere limitate a casi specifici strettamente necessari. Allo stesso tempo, è cruciale un approccio specifico per settore e un monitoraggio ex post efficace, per evitare sia l’esclusione arbitraria di settori industriali che potrebbero transitare verso la sostenibilità, sia l’inclusione di investimenti realmente dannosi.

Le nostre raccomandazioni chiedono anche:

  • L’aumento dell’obiettivo di spesa per clima e ambiente al 50%, con un target dedicato del 10% per la biodiversità;
  • Il ripristino del Fondo per una Transizione Giusta come strumento autonomo;
  • Il ripristino del programma LIFE come programma autonomo;
  • Il rafforzamento dei target di spesa per gli obiettivi sociali;
  • L’istituzione di una governance multilivello nel nuovo QFP, che garantisca consultazioni periodiche con regioni e stakeholder.

Per consultare le raccomandazioni complete della società civile italiana sul bilancio europeo 2028-2034: https://miranetwork.org/news/societa-civile-italiana-nuovo-qfp/

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