Ieri il Consiglio dei ministri (CDM) ha esaminato e approvato il Piano Sociale per il Clima (PSC) italiano, avviando l’iter formale verso Bruxelles. Il Piano mobilita 9,3 miliardi di euro – 7 miliardi di quota europea dal Fondo Sociale per il Clima, più 2,3 miliardi di cofinanziamento nazionale – da distribuire tra il 2027 e il 2032 per attenuare l’impatto sociale dell’ETS2, il sistema europeo di scambio delle emissioni che dall’anno prossimo si estenderà ai carburanti per il riscaldamento e ai trasporti su strada.
La notizia arriva dopo un anno di ritardo e mesi di silenzio. Lo scorso giugno, otto organizzazioni – tra cui MIRA Network – avevano denunciato pubblicamente l’immobilismo del governo: a un anno dalla scadenza originaria, il Piano non era ancora stato trasmesso a Bruxelles e la società civile non aveva ricevuto alcun aggiornamento sulla bozza. Ora il testo è approvato, ma il confronto pubblico non è mai stato riaperto. Le osservazioni presentate nella fase di consultazione del 2025 sono rimaste senza risposta, e nessuna organizzazione ha potuto verificare se e come siano state recepite.
La quota più consistente del Piano – 4,6 miliardi su 9,3 – è destinata ai trasporti, con due misure distinte. La prima, da 1,7 miliardi, è un portafoglio elettronico individuale (“My Mobility Account”) per utenti vulnerabili, con contributi annuali tra 100 e 400 euro calibrati su un indice di vulnerabilità. La seconda finanzia con 2,8 miliardi il potenziamento del trasporto pubblico e condiviso, hub intermodali e interventi di mobilità attiva, con le Regioni responsabili della programmazione territoriale.
Al settore edilizio sono destinati circa 3,2 miliardi, per la riqualificazione energetica degli alloggi di edilizia residenziale pubblica in classe F e G e degli immobili delle microimprese; altri 95 milioni finanzieranno l’elettrificazione dei consumi domestici di circa 865.000 famiglie vulnerabili.
Il sostegno diretto al reddito si concentra nel Bonus Energia Plus, da 1,3 miliardi, operativo tra il 2028 e il 2031, con accredito automatico in bolletta per nuclei con ISEE fino a 25.000 euro e modulazione per zona climatica. Una platea stimata di quattro milioni di famiglie l’anno. Ottantacinque milioni completano il quadro, destinati a piattaforme di monitoraggio, sportelli territoriali e campagne informative.
Seguiamo questo dossier da quando il MASE ha avviato le prime consultazioni, nella primavera del 2025. In quell’occasione, insieme ad altre dieci organizzazioni ambientaliste e sociali, avevamo presentato osservazioni precise. Chiedevamo anzitutto un’analisi d’impatto sociale dell’ETS2 sui soggetti vulnerabili, che nella bozza allora circolata mancava del tutto. Sul fronte edilizio, avevamo segnalato che i criteri di accesso escludevano di fatto gli affittuari e lasciavano fuori una parte rilevante del patrimonio residenziale privato, e avevamo chiesto di estendere il reddito energetico anche a chi non è proprietario dell’immobile. Avevamo inoltre indicato le comunità energetiche rinnovabili come strumento anti-povertà da valorizzare strutturalmente. Il confronto europeo sui Piani nazionali condotto da REScoop e CEE Bankwatch, a cui abbiamo contribuito, aveva già indicato la stessa direzione: senza un comitato nazionale di monitoraggio con presenza della società civile, anche i piani meglio finanziati rischiano di non raggiungere chi ne ha più bisogno.
Ora che il testo approvato in CdM è disponibile, insieme alla relazione illustrativa e alla presentazione, possiamo cominciare a lavorare. La domanda che poniamo non è sul volume delle risorse, ma su chi le raggiungerà davvero: se gli affittuari accederanno alle misure sull’edilizia o resteranno fuori come già accaduto col Superbonus, se il Bonus Energia Plus aggiungerà risorse rispetto alla spesa sociale ordinaria o sostituirà fondi già previsti, come già accaduto con i proventi dell’ETS1. Pubblicheremo la nostra analisi del testo nelle prossime settimane.
Quello che possiamo dire già adesso è che l’approvazione in CdM, da sola, non chiude il dossier. Il Piano deve ancora superare la valutazione della Commissione europea e, soprattutto, deve dimostrare sul campo di essere all’altezza delle sue premesse: proteggere le famiglie più esposte ai costi della transizione energetica, senza disperdere risorse in misure che non hanno impatti reali sulla loro condizione.










