Il nuovo bilancio UE per il 2028–2034: chiediamo più ambizione per clima, natura e giustizia sociale

La Commissione europea ha presentato ieri la sua proposta per il nuovo bilancio europeo che finanzierà le politiche comunitarie dal 2028 al 2034. Si tratta di un documento cruciale per definire le priorità dell’UE nei prossimi anni, specialmente in un contesto segnato dall’urgenza climatica, rischi ambientali, diseguaglianze sociali e dalla necessità di rafforzare la resilienza economica ed ecologica dell’Unione europea. 

Il nuovo budget europeo sarà pari a 2.000 miliardi di euro, pari all’1,26% del Reddito nazionale lordo dei paesi europei. Con il traguardo della neutralità climatica al 2050 sempre più vicino, MIRA Network sottolinea che il bilancio dell’UE deve essere lo strumento centrale per attuare pienamente il Green Deal europeo

La settimana scorsa, insieme ad altre 62 organizzazioni della società civile europea, avevamo presentato le nostre richieste per un bilancio europeo all’altezza della sfida climatica con un target orizzontale vincolante per il clima e la biodiversità (leggi la nostra lettera qui). Accogliamo positivamente l’intenzione della Commissione europea di fissare un obiettivo vincolante per gli investimenti verdi: il nuovo Quadro Finanziario Pluriennale dedicherà infatti il 35% del bilancio complessivo a sei obiettivi ambientali chiave (mitigazione e adattamento al cambiamento climatico, uso sostenibile delle risorse idriche e marine, transizione verso un’economia circolare, prevenzione e controllo dell’inquinamento, protezione e ripristino della biodiversità e degli ecosistemi). Tuttavia, l’assenza di una distinzione chiara tra clima e biodiversità rischia di indebolire proprio quei traguardi in una fase decisiva della transizione ecologica e sociale

Un altro elemento critico che emerge da una prima analisi della proposta della Commissione riguarda la creazione dei nuovi Piani di Partenariato nazionali e regionali, che uniscono la politica di coesione e la politica agricola, inglobando i fondi europei in un unico piano finanziario gestito dagli Stati membri.

La proposta della Commissione, che ingloba i diversi strumenti di finanziamento europei all’interno di 27 nuovi piani nazionali seguendo la logica della performance del PNRR, rappresenta un rischio significativo, sia per la complessità che comporta per le amministrazioni nazionali, regionali e locali chiamate a implementare questi piani, sia perché rischia di compromettere la trasparenza e la tracciabilità delle risorse, già debole, indebolendo il monitoraggio degli impatti ambientali e sociali.
Per evitare che si ripetano caos e ritardi come quelli del PNRR, è fondamentale implementare standard di partenariato più rigorosi, applicando il principio di partenariato in modo ancora più stringente, in modo tale che il budget comunitario risponda realmente ai bisogni dei cittadini europei.”
Francesca Canali, Policy and Project Coordinator

Infine, particolarmente preoccupante è l’esclusione del Just Transition Fund dal nuovo bilancio UE.

Se lascia indietro i più fragili, non possiamo chiamarla transizione giusta. A soli sette anni dalla sua nascita, il Just Transition Fund viene escluso dal prossimo bilancio UE. È un segnale preoccupante: proprio ora che la trasformazione prende slancio, si mette in discussione l’unico strumento pensato per accompagnare i territori più fragili nel percorso di decarbonizzazione.
Negli ultimi anni, il Fondo ha rappresentato molto più di un sostegno finanziario: ha dato voce, visione e strumenti a regioni spesso lasciate indietro. Ma la giustizia nella transizione non si misura solo in risorse – si misura nella capacità di coinvolgere le persone e i territori nel costruire il proprio futuro.
Mantenere questo impegno non è solo necessario, è una questione di credibilità per l’Europa.
Walter Meloni, Ricerca e Advocacy

Mentre attendiamo la reazione del governo italiano, prende il via l’iter di negoziazione tra Parlamento europeo e Consiglio dell’UE, un periodo decisivo per rilanciare le nostre richieste e assicurare un bilancio più ambizioso per clima, natura e giustizia sociale.

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