Via libera al dissalatore del Tara: approvato il progetto, ma restano dubbi sulla sostenibilità

Il 4 settembre 2025 si è concluso positivamente l’iter per il rilascio del Provvedimento Autorizzatorio Unico Regionale (PAUR) relativo al progetto del dissalatore sulle sorgenti del fiume Tara. L’impianto, proposto da Acquedotto Pugliese (AQP), avrà una capacità massima di 1.000 litri al secondo e garantirà acqua potabile a circa 385.000 persone.

Si tratta di un intervento dal valore di 129 milioni di euro, coperti in parte da Fondo per lo sviluppo e coesione, PNRR e tariffe idriche. Il progetto, di cui abbiamo approfondito anche qui, rientra nel programma “Acqua per Taranto”, ed è considerato strategico per affrontare la scarsità idrica aggravata dalla crisi climatica e dalla pressione sulla linea Sinni-Pertusillo.

I dettagli dell’opera

L’impianto utilizzerà la tecnologia dell’osmosi inversa per trattare le acque salmastre del fiume Tara, con una concessione trentennale per il prelievo fino a 31,5 milioni di metri cubi d’acqua all’anno.
Il sito sorgerà a circa un chilometro dal fiume, senza nuove opere direttamente sull’alveo, e sarà alimentato interamente da energia rinnovabile certificata. Sono previsti inoltre:

  • monitoraggi mensili della qualità delle acque e dell’ecosistema
  • opere di ripristino vegetazionale e riqualificazione della pista ciclabile lungo il Tara;
  • riduzione dei prelievi dai pozzi per contrastare l’intrusione salina della falda.

Le criticità sollevate

Nonostante l’approvazione, restano aperti diversi nodi. Già lo scorso inverno le associazioni locali avevano contestato l’opera, ritenuta troppo impattante per un fiume fragile come il Tara. Il progetto era stato in passato escluso dal Just Transition Fund per ragioni ambientali, poi riproposto e finanziato nel quadro del PNRR.

Dal nostro punto di vista, sulla base dei Criteri che applichiamo a interventi come questo, emergono alcuni elementi di preoccupazione:

  • Coinvolgimento dei cittadini: il percorso partecipativo non ha pienamente integrato le osservazioni di comunità e associazioni ambientaliste
  • Sostenibilità ambientale: i prelievi dal Tara e la gestione della salamoia restano punti critici, come sottolineato da ARPA Puglia e ISPRA
  • DNSH (Do No Significant Harm): sebbene il progetto venga presentato come coerente con la Tassonomia UE, i consumi energetici e le emissioni indirette sollevano dubbi sulla reale capacità dell’impianto di non arrecare “danni significativi” all’ambiente.

Una decisione che divide

Il via libera al dissalatore segna l’avvio di un’opera presentata come innovativa e necessaria per la resilienza idrica della Puglia. Tuttavia, il percorso non è stato privo di controversie: dal parere negativo iniziale della Soprintendenza (poi superato per prevalenza), alle proteste cittadine, fino ai dubbi tecnici dell’impatto sugli ecosistemi e sulle falde sotterranee.Prendendo atto della decisione finale, è necessario comunque sottolineare e ribadire come l’opera non abbia pienamente rispettato i criteri di sostenibilità, partecipazione e coerenza climatica che dovrebbero guidare l’utilizzo dei fondi europei. È indubbio che la crisi idrica richieda soluzioni tempestive, ma è altrettanto necessario che siano responsabili e condivise, capaci di coniugare resilienza e tutela ambientale.

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