È la domanda a cui l’Eurobarometro Flash 563 ha cercato di rispondere, intervistando migliaia di persone in tutti gli Stati membri. L’indagine mirava a capire non solo quanto i cittadini siano consapevoli dei progettifinanziati dall’UE, ma anche quale impatto percepiscano nella loro vita quotidiana e nelle comunità locali.
Il quadro emerso è interessante: la conoscenza dei progetti cofinanziati dall’UE resta stabile, con circa quattro persone su dieci che affermano di averne sentito parlare. Le differenze tra Paesi sono ampie, dal 15% in Danimarca al 77% in Polonia, mentre l’Italia si colloca vicino alla media europea. Chi conosce questi progetti tende a valutarli positivamente: quasi otto intervistati su dieci ritengono che abbiano migliorato la propria città o regione, con opinioni negative che restano minoritarie.
Quali sono le fonti principali per scoprire i progetti UE? Internet è la più citata (40%), seguita dalla TV nazionale (37%), mostrando come i cittadini attingano informazioni sia online sia dai media tradizionali.
I fondi più conosciuti dai cittadini
Quasi metà degli europei ha sentito parlare del FESR o del Fondo di Coesione, mentre il Fondo Sociale Europeo è noto al 44%. La familiarità cala per strumenti più specifici come Interreg o il Just Transition Fund, conosciuti solo da una minoranza.
In questo contesto, l’Italia emerge con un dato interessante: il 64% dei cittadini conosce il Fondo Sociale Europeo, uno dei valori più alti dell’UE, insieme a Spagna e Slovacchia. Al contrario, nei Paesi del Nord Europa – Danimarca, Svezia, Germania e Paesi Bassi – la consapevolezza è più bassa.
E il NextGenerationEU? Nonostante la sua visibilità, la conoscenza del Piano di Ripresa varia molto: Slovacchia e Grecia registrano quote elevate, mentre in Germania, Francia, Svezia e Paesi Bassi meno di una persona su cinque dichiara di conoscerlo.

Chi percepisce benefici nella vita quotidiana?
Solo il 17% degli intervistati afferma di aver beneficiato direttamente di un progetto europeo. La cifra resta simile al passato, ma in alcuni Paesi, tra cui l’Italia (10%), si osserva un lieve aumento.
In correlazione, è stato chiesto se i fondi UE dovessero concentrarsi solo sulle regioni più povere o su tutte le regioni. La maggioranza (64%) sceglie la seconda opzione, condivisa anche in Italia.
Quando si tratta di stabilire le priorità territoriali, il quadro è chiaro:
- Regioni con alta disoccupazione
- Aree urbane degradate
- Zone rurali remote o montane

Questa gerarchia riflette la sensibilità verso le situazioni di maggiore fragilità sociale e territoriale.
Oltre alla ripartizione territoriale, è stata analizzata anche quella settoriale. Gli europei mostrano concordanza: istruzione, sanità e infrastrutture sociali sono prioritarie per nove persone su dieci, seguite da ambiente, ricerca e innovazione, sostegno alle PMI, energie rinnovabili e formazione professionale. In Italia, l’97% degli intervistati considera gli investimenti ambientali una priorità, confermando l’attenzione nazionale per questa dimensione.

I risultati del sondaggio, presentati anche ne video “Consapevolezza e percezione della politica regionale della UE da parte dei suoi cittadini” sul canale YouTube di EUinmyRegion, evidenziano una coesistenza tra consapevolezza ancora limitata ma stabile e percezione positiva dei fondi UE. Gli europei dimostrano sensibilità verso equità territoriale e sociale, dando importanza a investimenti nelle aree più vulnerabili.Nel complesso, l’Eurobarometro conferma che la politica di coesione resta visibile e riconosciuta dai cittadini, con un ruolo importante nel migliorare la qualità della vita, ridurre le disuguaglianze e rafforzare il senso di cittadinanza europea.










