Dissalatore del Tara: la mobilitazione civica porta il caso davanti al TAR

Il progetto del dissalatore sul fiume Tara, tra i più grandi previsti in Italia e inserito nei programmi di rafforzamento dell’approvvigionamento idrico regionale, è tornato al centro del dibattito pubblico. In realtà, per molti cittadini e comitati locali, non ha mai smesso di esserlo.

A Taranto, infatti, la rete civica Difesa Fiume Tara, composta da cittadine e cittadini della provincia ionica, ha promosso una raccolta fondi volontaria per sostenere le spese legali di un ricorso contro l’impianto di dissalazione previsto sul Tara. Un’iniziativa dal basso che mostra una partecipazione attiva e organizzata della comunità.

Mobilitazione civica e ricorso al TAR

Come appena evidenziato, Difesa Fiume Tara, insieme al Gruppo di Intervento Giuridico, assistiti dagli avvocati Filippo Colapinto e Giacomo Sgobba, ha notificato alle parti interessate la decisione di impugnare il Provvedimento Autorizzatorio Unico Regionale (PAUR) che ha dato via libera alla realizzazione del dissalatore.

Il ricorso sarà presentato davanti al Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) del Lazio, competente per le controversie relative a opere finanziate nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).

Contestualmente, è stata depositata un’istanza cautelare per chiedere la sospensione dei lavori che, secondo quanto denunciato dalla rete, sarebbero partiti prima della pubblicazione dell’autorizzazione definitiva.

Questa azione legale nasce dalla percezione, radicata nella comunità, di un processo decisionale inadeguato dal punto di vista del coinvolgimento dei cittadini e del rispetto degli impegni assunti da amministrazioni locali e istituzioni. Il ricorso non riguarda solo un atto amministrativo specifico, ma richiama l’attenzione sulla necessità di una governance più trasparente, partecipata e coerente con gli obiettivi di sostenibilità ambientale e sociale, sollevando una domanda più ampia:

come vengono prese le decisioni su opere che incidono in modo diretto sull’ambiente e sulla vita delle comunità?

Questioni di partecipazione e responsabilità istituzionale

Secondo i promotori il percorso autorizzativo non ha pienamente integrato le osservazioni delle comunità e delle associazioni locali, alimentando la percezione di un confronto pubblico limitato e di un dialogo poco strutturato nella fase decisionale.

Viene contestata anche la combinazione di scelte tecniche, accelerazione procedurale e finanziamento da risorse pubbliche, tra cui il PNRR, che avrebbe ridotto gli spazi di confronto sbilanciando il processo decisionale a discapito delle istanze territoriali.

Dalla consegna di un dossier tecnico al Comune di Taranto lo scorso ottobre, rimasto senza riscontro ufficiale, fino al divario percepito tra le dichiarazioni istituzionali e decisioni effettive, la mobilitazione civica pretende risposte su come e perché le decisioni siano state assunte e con quali criteri siano stati valutati impatti ambientali, sociali ed economici.

Riflessi sulla policy energetico-idrica in Puglia. Un tema che va oltre Taranto

Il dibattito sul dissalatore del Tara non riguarda solo la dimensione locale, ma tocca questioni più ampie legate alle politiche idriche ed energetiche regionali.

  • Sostenibilità delle scelte infrastrutturali: l’operatività di un grande impianto di dissalazione richiede un’analisi approfondita degli impatti energetici, della gestione delle acque di scarico e dell’equilibrio idrico complessivo, con dati accessibili e verificabili.
  • Rispetto degli standard ambientali e delle direttive UE: alcuni gruppi locali hanno sollevato dubbi di conformità rispetto alle direttive europee in materia di acque e habitat, richiamando anche il principio di precauzione e chiedendo verifiche ulteriori da parte della Commissione europea.
  • Trasparenza e coinvolgimento: la comunità richiede non solo un miglior accesso alle informazioni, ma un ruolo effettivo nel processo decisionale, in linea con le migliori pratiche di governance dei fondi pubblici e dei progetti d’interesse collettivo.

La mobilitazione come leva per la governance

La raccolta fondi volontaria lanciata dalla rete civica testimonia la volontà di rendere la tutela ambientale non un semplice slogan, ma un impegno operativo e responsabile da parte della società civile.

Il ricorso al TAR del Lazio diventa, in questa chiave interpretativa, uno strumento non solo giuridico, ma di controllo civico e di legittimazione democratica delle scelte pubbliche. Le comunità coinvolte chiedono che le opere strategiche in ambito idrico non siano imposte dall’alto, bensì progettate attraverso percorsi aperti, trasparenti e partecipati.

Il caso del Tara pone quindi una seconda domanda:

come costruire politiche ambientali efficaci senza ridurre gli spazi di confronto pubblico?

È su questo terreno che la mobilitazione civica intende continuare il proprio impegno.

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