La riqualificazione energetica degli edifici è una delle sfide più urgenti che l’Italia deve affrontare, e nel 2026 si avvicinano due scadenze vincolanti: entro fine maggio il governo è chiamato a recepire la Direttiva europea sulla prestazione energetica degli edifici (EPBD), e entro dicembre a presentare il Piano nazionale di ristrutturazione edilizia. Scadenze che arrivano dopo mesi di ritardo (la Commissione europea ha già aperto una procedura di infrazione contro l’Italia) e in un contesto politico in cui l’esecutivo ha mostrato una posizione apertamente critica rispetto agli obblighi europei in materia di efficienza energetica degli edifici.
Eppure quello italiano è uno dei patrimoni edilizi tra i più energivori d’Europa: oltre il 60% degli edifici residenziali dipende ancora da fonti fossili per il riscaldamento, e circa 2,4 milioni di famiglie vivono in condizioni di povertà energetica, non riuscendo a far fronte alle spese energetiche della propria abitazione.
Il tema si inserisce in un’agenda europea in rapida trasformazione. Negli ultimi anni la casa è diventata una priorità politica dell’UE: per la prima volta nella storia della Commissione è stato nominato un Commissario dedicato all’edilizia abitativa, il Parlamento europeo ha istituito una Commissione speciale sulla questione abitativa, e a dicembre 2025 è stato presentato il primo Piano europeo per l’edilizia abitativa accessibile. Parallelamente, la revisione intermedia della politica di coesione ha aperto la possibilità di riprogrammare miliardi di fondi europei verso l’edilizia sociale.
In questo nuovo quadro politico, ci siamo confrontati nuovamente con alcune amministrazioni regionali impegnate in prima linea nell’implementazione dei fondi sul territorio. Dopo i nostri report di dicembre 2024 e aprile 2025, abbiamo intervistato funzionari e responsabili di sei regioni, Sardegna, Friuli Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Calabria, Basilicata, Lombardia e AESS Emilia-Romagna, per raccogliere il punto di vista di chi gestisce i fondi europei sui territori, supporta i Comuni e affronta la complessità tecnica e amministrativa degli interventi. I risultati mostrano un sistema sotto pressione strutturale: risorse insufficienti, procedure complesse, capacità tecnica locale fragile. E un paradosso che attraversa tutti i contributi raccolti: le Regioni operano in prima linea nell’implementazione, ma non sono state coinvolte nel processo di definizione del Piano nazionale.
Il nuovo report di MIRA Network “Edifici, fondi pubblici e territori: le Regioni italiane e il Piano nazionale di ristrutturazione edilizia” documenta queste criticità, le buone pratiche già operative nei territori e formula raccomandazioni concrete per il Piano nazionale di ristrutturazione edilizia, guardando al presente e al futuro della gestione regionale dei fondi europei per l’efficientamento energetico degli edifici.







