Il 1° ottobre, al Forum Euromediterraneo dell’acqua di Roma, il presidente di Acea Alessandro Rivera ha definito il raddoppio del tronco superiore dell’acquedotto del Peschiera “il progetto idrico più rilevante in Europa”, indicandolo come modello da esportare in Italia e all’estero. L’opera, parzialmente finanziata dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), vale 1,5 miliardi di euro e, secondo Acea, serve oltre 4 milioni di persone in 150 comuni. Sullo stesso palco Svetlana Celli, presidente dell’Assemblea capitolina (l’organo elettivo di indirizzo e di controllo politico-amministrativo di Roma Capitale), ha detto che nessuno governa l’acqua da solo e che servono reti tra territori, soggetti pubblici e privati.
Il richiamo alle reti tra territori (ri)apre una domanda che, ancora, rimane senza risposta: chi partecipa alle decisioni su un’opera da 1,5 miliardi di euro che porta l’acqua delle sorgenti in provincia di Rieti a 150 comuni? Nel resoconto ANSA compaiono Acea e Roma Capitale, ma non i comuni e le comunità dei territori in cui l’acqua sgorga. Seguiamo il caso dal 2024 e, dopo aver documentato le carenze della consultazione pubblica, riteniamo che una gestione condivisa della risorsa debba garantire a queste comunità un ruolo e verificabile, con sedi e strumenti di partecipazione pubblici e accessibili.
Proprio al rapporto tra comunità e risorse idriche che è dedicato INSorgente, il festival giunto alla terza edizione, organizzato da Balia dal Collare il collettivo ecologista attivo nell’Appennino centrale, in particolare in provincia di Rieti. L’appuntamento è a Castel Sant’Angelo domani e domenica (10 e 11 ottobre).
Il programma intreccia antropologia e storia dell’acqua, momenti di riflessione e camminate per riscoprire il territorio, tra cui quella di domenica alle Sorgenti del Peschiera. A chiudere il festival sarà l’assemblea dei territori, dalle 15 alle 18: un’occasione per le comunità di confrontarsi e prendere parola sulla gestione dell’acqua.









