La Doppia Faccia dell’Acquedotto Peschiera-Le Capore
In un’epoca in cui la crisi climatica e la tutela della biodiversità sono al centro dell’attenzione, la regione Lazio e il governo italiano stanno sostenendo un progetto controverso per raddoppiare l’acquedotto Peschiera-Le Capore. Questo progetto, parzialmente finanziato dall’Unione Europea, potrebbe mettere in pericolo sei siti Natura 2000 e le risorse idriche locali violando diverse direttive europee e ignorando le esigenze delle comunità locali.

Nel 2022, la regione Lazio ha approvato la proposta della multinazionale Acea ATO2 S.p.a. e del Comune di Roma per raddoppiare l’acquedotto, che si estende per 130 km dalle sorgenti del Peschiera e del Capore fino a Roma. Il piano prevede di aumentare il flusso medio da 13.500 a 18.000 litri al secondo (l/s), con un investimento di 1,2 miliardi di euro, il più costoso nel settore delle risorse idriche nell’ambito del piano di ripresa italiano.
L’acquedotto è la principale fonte d’acqua per oltre 3 milioni di abitanti di Roma e dei comuni circostanti nelle province di Rieti e Sabina. Di questi, 4.500 l/s provengono dalla sorgente del Capore e i restanti 9.000 l/s dalla sezione del Peschiera. Tuttavia, il fiume Farfa, che ha origine dalla sorgente del Capore, ha visto il suo flusso scendere a 200 l/s nel 2017 a causa dell’estrazione idrica di Acea e della mancanza di pianificazione della regione Lazio. L’Autorità di Bacino del Fiume Tevere sostiene che il flusso ecologico necessario per mantenere l’ecosistema acquatico è di 1.600 l/s.
Nonostante ciò, i flussi ecologici dei fiumi Velino e Farfa non sono stati considerati nella valutazione di impatto ambientale (VIA) obbligatoria per il raddoppio dell’acquedotto, né è stato valutato l’impatto sullo stato dei corpi idrici. Questo solleva preoccupazioni significative per l’impatto ambientale sugli ecosistemi sensibili già minacciati.

Secondo Acea, è essenziale raddoppiare la capacità dell’acquedotto per aumentare il flusso medio di 1.000 (l/s). Ciò richiederebbe la costruzione di una rete di approvvigionamento idrico di 27 km e opere di deviazione fluviale che potrebbero minacciare sei siti Natura 2000.
Tra i siti più colpiti ci sarebbe la Piana di San Vittorino-Sorgenti del Peschiera, che ospita foreste di salice bianco e leccio, oltre a specie protette come il martin pescatore comune. Queste specie, secondo una valutazione dell’Ente Parchi Lazio, dipendono dalle sorgenti, dai laghi e dai fiumi minacciati dall’acquedotto.
L’aumento dell’estrazione d’acqua contrasta con l’obiettivo di Natura 2000 e la Direttiva Habitat dell’UE, che mirano alla conservazione degli habitat e delle specie di interesse comunitario e al mantenimento, o ripristino, gli equilibri biologici.

Residenti e attivisti sostengono che il raddoppio dell’acquedotto violerebbe la Direttiva Quadro sulle Acque, che mira a prevenire il deterioramento delle risorse idriche. La direttiva sottolinea l’importanza dell’uso sostenibile delle risorse idriche da parte di individui e imprese per garantire la salute delle acque e per ripristinare gli ecosistemi fragili.
Inoltre, secondo i gruppi della società civile, il progetto non rispetta il principio del non arrecare danni significativi (DNSH) e non mitiga adeguatamente l’impatto negativo sui corpi idrici.















