Dentro il PNRR: gli ultimi mesi, spiegati bene
Questo articolo è parte di una rubrica di MIRA Network dedicata agli ultimi mesi del PNRR, il Piano nazionale di ripresa e resilienza. Entro il 31 agosto 2026, l’Italia dovrà aver completato tutti gli obiettivi e i traguardi del Piano, condizione necessaria per ricevere i finanziamenti europei. Con 194,4 miliardi di euro assegnati, l’Italia è il paese che ha beneficiato della quota più alta nell’ambito del Next Generation EU. MIRA segue l’attuazione del Piano sin dal suo avvio e in questa rubrica ne racconta la fase conclusiva.
Puntate precedenti:
- PNRR: NUMERI, RITARDI E COSA RESTA DA FARE NELL’ULTIMO ANNO
- ACQUEDOTTO DEL PESCHIERA: DA OPERA STRATEGICA A CASO SIMBOLO IN NEGATIVO
- PNRR E PARTECIPAZIONE: UN DIALOGO CHE NON È STATO MAI APERTO DAVVERO
- DISSALATORE SUL TARA: RISPOSTA NECESSARIA ALLA CRISI IDRICA O SCELTA TROPPO COSTOSA PER IL TERRITORIO?
- SKYMETRO DI GENOVA: 398 MILIONI PERSI, UNA LEZIONE PER IL PNRR?
- STESSI TERRITORI, CRITERI DIVERSI: IL CASO TAL FUORI DALLE REGOLE AMBIENTALI DEL PNRR
- FUNIVIA FORTE BEGATO: UN ESEMPIO DI QUANDO LA PARTECIPAZIONE RESTA UN MIRAGGIO IN UN PROGETTO CALATO DALL’ALTO
Il termine fissato dalla Commissione europea per completare documentazione e rendicontazione di tutti i traguardi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (il PNRR) è oggi, 31 agosto. A partire da domani, qualsiasi attività non ancora conclusa e adeguatamente documentata sarà considerata inammissibile, ovvero, non verrà conteggiata ai fini del pagamento né inclusa nel calcolo finale del Piano.
Quando era stato presentato nel 2020, come strumento per sostenere la ripresa economica dei paesi europei dopo l’emergenza sanitaria, il PNRR rappresentava una misura innovativa: per la prima volta, l’UE finanziava un piano di questa portata attraverso l’emissione di debito comune sui mercati, garantito congiuntamente da tutti gli Stati membri. Con 194,4 miliardi di euro assegnati, l’Italia ha ricevuto la quota più alta dell’intero pacchetto di finanziamenti. Negli anni però, problemi attuativi, rimodulazioni e ritardi hanno accompagnato l’implementazione del Piano italiano, fino a questa fase finale, in cui i numeri evidenziano ancora diversi obiettivi da completare.
Infatti, i dati disponibili faticano a raccontare con precisione la situazione in vista della scadenza di oggi. Il dossier del Parlamento italiano, aggiornato al 1° luglio, registrava 503.641 progetti formalmente conclusi su ReGiS (il 74,9% del totale per numero di cantieri), ma quei progetti coprivano appena il 23,7% delle risorse finanziarie associate.
La grande maggioranza dei cantieri chiusi erano quelli di importo minore: il valore economico pesante del Piano era ancora in lavorazione a inizio luglio. L’8 luglio, nella risposta all’interrogazione n. 3-02777 alla Camera, il Ministro per gli affari europei Foti ha dichiarato che, al 30 giugno, erano stati rendicontati alla Commissione 70 degli obiettivi della decima rata, su 159 previsti. Lo scarto tra “progetti conclusi” e “obiettivi rendicontati”, vale a dire tra la conta dei cantieri e la conta delle milestone europee, è la misura reale di quanto fosse ancora in corso, a un mese dalla scadenza.
Il governo ha risposto con l’ottava richiesta di modifica del Piano, presentata alla Commissione il 12 giugno e approvata il 7 agosto. Dentro ci sono 2,5 miliardi di euro rimodulati: risorse spostate da misure che non avrebbero raggiunto i target in tempo verso altre a maggiore capacità di assorbimento. Tra le voci ridimensionate, circa 232 milioni dal ministero dell’Ambiente, si trovano colonnine elettriche, agrivoltaico, fognature e depurazione: tutte misure che non avrebbero chiuso i conti entro la scadenza di oggi.
Dove sono riallocati i fondi liberati? Su industria 5.0, housing sociale, comunità energetiche e acquisto di treni elettrici, il che non ci sorprende. La transizione ecologica è stata la missione più difficile da attuare sin dall’avvio del Piano. Che sia anche quella da cui si prelevano risorse nell’atto finale dice qualcosa su come le ambizioni ambientali del PNRR abbiano tenuto, o non tenuto, sotto pressione.
Il Fondo per una transizione giusta: stessa fonte, scadenze diverse, problematiche comuni
Accanto al PNRR c’è un secondo strumento che condivide la stessa origine: il Fondo per una Transizione Giusta (Just Transition Fund, JTF). Anche il JTF è finanziato in parte da NextGenerationEU (NGEU): circa il 70% delle sue risorse viene dallo stesso pacchetto europeo post-pandemia da cui nasce il PNRR. Il JTF segue però la logica della politica di coesione: la quota NGEU del Fondo ha come scadenza per la rendicontazione il 31 dicembre 2026, mentre il restante 30%, quello strutturale, segue la regola N+3. La regola N+3 è il meccanismo tipico dei fondi di coesione per cui le risorse impegnate in un dato anno (N) devono essere effettivamente spese entro i tre anni successivi, in questo caso fino al 2030.
Separare i due strumenti nella lettura politica di questa fase è però più difficile di quanto la distinzione normativa suggerisca. Entrambi mirano alla transizione giusta, entrambi riguardano territori che MIRA segue da anni, quello di Taranto e il Sulcis Iglesiente. Infine, entrambi si misurano, in questo momento, con ritardi attuativi rilevanti.
I dati disponibili al 1° giugno 2026 fotografavano per il JTF italiano un tasso di spesa di circa l’1,8% rispetto alla dotazione totale di 1,211 miliardi. Il 22 luglio la Commissione ha adottato la Decisione C(2026) 5375 final, firmata dal vicepresidente esecutivo Fitto, che ha introdotto i finanziamenti non collegati ai costi (FNLC), uno strumento che sposta il criterio di pagamento dalle fatture ai risultati raggiunti, con l’obiettivo dichiarato di ridurre burocrazia e tempi. Una riforma che vale oltre 418 milioni di euro, pari al 34,5% dell’intera dotazione del Programma, e che il Comitato di Sorveglianza ha approvato mediante procedura scritta il 26 maggio, senza una riunione formale. Su una modifica di questa portata, che ridisegna il meccanismo di erogazione per più di un terzo dei fondi disponibili, è importante soffermarsi sulla quella scelta procedurale merita attenzione: una riunione avrebbe offerto spazio di confronto a tutte le componenti del Comitato, inclusa la rappresentanza delle comunità di Taranto e del Sulcis.
Su questa logica ci siamo già espressi. Qui è invece importante guardare a ciò che accadrà nei prossimi mesi. La Regione Puglia ha annunciato per settembre una consultazione prima della pubblicazione delle nuove misure JTF, un passaggio che permetterà di verificare se il nuovo sistema basato sui risultati sia accompagnato da processi decisionali più aperti di quelli visti finora o se anche qui, come nel PNRR, la partecipazione arrivi troppo tardi per incidere sulle scelte sostanziali. MIRA continuerà a seguirlo insieme alla Rete Civica JTF Taranto, che il 30 luglio ha presentato pubblicamente la propria lettura autonoma dello stato di attuazione del Fondo.
Cosa rimane aperto
In questi mesi la nostra rubrica “Dentro il PNRR: gli ultimi mesi, spiegati bene” ha seguito casi molto diversi tra loro, tutti finanziati dal PNRR: l’acquedotto del Peschiera, il dissalatore sul fiume Tara, lo Skymetro, TAL e la funivia dei forti di Genova. Ogni caso ha avuto le proprie specificità eppure, è emerso un filo comune: le procedure accelerate introdotte per rispettare le scadenze europee hanno compresso proprio gli spazi che avrebbero potuto migliorare le decisioni, le valutazioni di impatto ambientale, le consultazioni, il confronto con le comunità colpite dagli interventi. Il risultato è un Piano che arriva alla sua scadenza con ancora molte domande rispetto alla sua effettiva conclusione. Quelle domande restano tutte in attesa di confronto e risposte.
Il prossimo appuntamento della rubrica
Nei prossimi due appuntamenti l’attenzione si sposterà sulla Nuova Diga Foranea del porto di Genova: un’opera da oltre due miliardi di euro, tra le più grandi infrastrutture finanziate dal PNRR, che solleva questioni aperte su trasparenza, impatto ambientale nel Santuario Pelagos e processi decisionali. La racconteremo in due puntate.









